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Ho sempre pensato alla filosofia montessoriana come una filosofia al passo con i tempi. Oggi se ne sente parlare più che mai, anche perché va molto di moda, ma giuro di averla studiata alle superiore nei libri di pedagogia e di esserne rimasta affascinata fin da allora. Nel mio piccolo ho sempre pensato di crescere così Giulio e nel momento in cui abbiamo iniziato a cercare la sua cameretta, è venuto tutto naturale. 

Se Los Angeles mi aveva incantata, San Diego mi ha fatta innamorare. Non stento a credere che ci siano persone che dall'Italia vogliano trasferirsi qui (e ho conosciuto anche chi effettivamente l'ha fatto). San Diego è la California, ma qui si trovano un sacco di influenze messicane, la gente è molto più easy, nel vestire, nel vivere, in tutto quello che fanno. Certo, siamo sempre in America e a ricordarcelo ci sono gli elicotteri e gli aerei che sfrecciano ogni minuto sopra la nostra testa, dato che qui si trova una delle più grandi (se non la prima, ma non vorrei dire una stupidaggine) base navali degli Stati Uniti. 

La California è una destinazione a misura di bambino e nel nostro ultimo viaggio l'abbiamo verificato. Siamo partiti per 10 giorni, atterrati e ripartiti da Los Angeles e abbiamo visitato Los Angeles (4 notti), San Diego (4 notti) e Palm Springs (2 notti). Avremmo potuto vedere di più, muoverci di più, ma quello che volevamo fare era spostarci di meno per goderci a pieno le città e quello che c'era da fare. 

Il viaggio ad Atene, a Marzo, quando Giulio aveva circa 14 mesi e da pochissimo aveva compiuto l'anno, è arrivato come mio regalo di Natale. Erano mesi che mi lamentavo che volevo viaggiare, viaggiare, viaggiare (strano!) e solo a gennaio ero stata a Praga, per non parlare di novembre che ero stata a Cuba. Insomma, la solita lamentela senza motivo alcuno. Ma intanto un biglietto per la Grecia me lo sono trovato sotto l'albero di Natale a forza di lamenti!

Eravamo in Sudafrica quando ho preso questa decisione. Ricordo bene quel momento. Io guidavo su una strada lunghissima e drittissima, fuori il sole. Nei sedili posteriori dormiva Giulio nel suo seggiolino auto e di fianco a lui c'era Giuseppe che era rimasto lì per giocare con Giulio finché non si era addormentato sfinito. Guardava fuori lui, in silenzio. Io guidavo e pensavo. 

Quando si ha un bambino e si ama tantissimo viaggiare, una delle domande che ci si fa più frequentemente è: posso portare il passeggino in aereo? Lo posso portare fin sotto l'aereo? Lo imbarco al check in, oppure me lo prendono dopo ai controlli? Un po' di dubbi e tante risposte su come imbarcare e viaggiare anche con un passeggino in aereo.

Ricordo molto bene il momento in cui mi sono detta: è ora di fare una lista nascita, altrimenti quel bambino non avrà niente quando nascerà. Quel bambino era Giulio ed era nella mia pancia allora. Io, mamma alla prima gravidanza, mi barcamenavo tra una culla vista su Instagram e una tutina vista sul sito più figo del mondo che me la metteva alla modica cifra di 45 euro. A distanza di quasi due anni dalla sua nascita, io posso dire con certezza che ci sono cose che non servono a nulla e cose invece che mi hanno salvato la vita.

Un post atteso perché in tanti mi avete scritto com'è il Sudafrica con i bambini e io da brava blogger sono stata attenta a ogni particolare, così da potervelo poi raccontare! Diciamo che di cose da dire non ce ne sono poche e alcune sono anche abbastanza importanti. Iniziamo allora questo post con tutti i consigli sul Sudafrica in viaggio con i bambini. 

L'esperienza del viaggio in aereo per un bambino e per i genitori non è per tutti uguale. Le componenti sono diverse, l'età del bambino per esempio che determina o meno il possesso di un posto tutto suo in aereo, oppure la posizione del sedile, prima fila o file intermedie, infine il numero di ore di volo del viaggio. Dopo aver fatto numerosi viaggi con Giulio, preso voli nazionali, europei e intercontinentali, ho trovato il giusto (e pratico) modo per viaggiare in famiglia

Il bello di veder crescere Giulio è anche il vedere come cambiano i nostri modi di rapportarci al mondo esterno, i suoi e i nostri di genitori. Da piccolissimo usavamo l'ovetto per portarlo in giro e soprattutto in auto, da piccolo (o poco più grande) abbiamo iniziato a usare la culla e poi il passeggino. Ora, che ha quasi due anni e tanta voglia di esplorare il mondo, abbiamo bisogno (tutti) di un passeggino più leggero, noi abbiamo scelto YoYo+ Babyzen e qui vi raccontiamo come ci siamo trovati. #diidoinviaggio