La prima valigia di Giulio l’ho preparata a 18 giorni di vita, destinazione Bagno di Romagna e terme! La seconda, quella vera, l’ho preparata per i suoi 4 mesi, destinazione più lontana: Azzorre. Da lì non ci siamo più fermati, abbiamo preparato valige su valige. Non è sempre semplice capire di cosa i bambini hanno bisogno, ma con il tempo si acquisisce una certa dimestichezza.

Un bambino non ti dice di cosa ha bisogno, se gli serve una tutina in più, qualche pannolino in più, un cambio in aereo, se avrà caldo o freddo. Fare la valigia di un bambino è sempre un terno all’otto, ecco perché all’inizio ero super impacciata. Ricordo che durante i primi viaggi avevamo così tanti vestiti per Giulio che inevitabilmente tornavamo a casa con quasi metà della valigia intatta. Sono serviti anche quei viaggi, per calibrarci, trovare il nostro equilibrio, capire come e se poter osare un po’ di più nei viaggi seguenti sostituendo qualche pannolino con qualche maglietta in più per noi.

Abbiamo sempre preferito “viaggiare leggeri”, senza appesantirci con troppe valige. I nostri viaggi sono sempre stati on the road o comunque spesso in movimento, tante valige avrebbe anche significato tanta fatica, troppa organizzazione. Una grande valigia per tutti, con passeggino e seggiolino auto è quello che ad oggi ancora portiamo con noi e niente di più.

Una valigia per tutta la famiglia

Una sola grande valigia per tutta la famiglia, questo oggi è quello che ci basta. Inizialmente portavamo una valigia per noi adulti e una più piccola per Giulio. Considerando il passeggino pieghevole che portiamo sempre con noi, il seggiolino auto che ci portavamo da casa (per essere più sicuri in auto anche nelle città straniere – dopo una brutta esperienza di noleggio seggiolino auto alle Azzorre) e da quando è entrato in casa anche il Jetkids, una sola valigia era quello che ci potevamo permettere per rimanere comunque “leggeri”. Avete idea di quante cose servono per il benessere di un bambino? Non parlo di vestiti o pannolini, quelli sono davvero la meno, parlo del resto. Noi cerchiamo sempre di portare il minimo indispensabile come vestiti, siamo dell’idea che un viaggio non è una vacanza e se partiamo con qualche cambio poi, una volta atterrati e trovata una lavanderia a gettoni, saremo in grado di far durare quei vestiti… per sempre volendo! Poi, si possono sempre comprare se non bastano. Non amiamo spendere soldi inutilmente in viaggio, ma se siamo in qualche parte del mondo dove ci piace fare acquisti (ricordo i bellissimi pantaloni comprati per Giulio a Ibiza), non ci tiriamo indietro.

Una sola valigia grande basta per tutti quindi. Noi grandi occupiamo una parte della valigia, Giulio generalmente l’altra. Se riesco a far stare tutto alla partenza, al ritorno sarà ancora più facile perché solitamente alla partenza metto anche i pannolini, una bella confezione, che al ritorno sono esauriti e che quindi lasciano posto ad eventuali acquisti o altro che abbiamo deciso di riportare dal viaggio. Inoltre, se all’andata ci portiamo anche qualche pacco di pasta, biscotti o merendine per la colazione (solitamente lo facciamo solo per i viaggi che implicano il jet lag, dove spesso prenotando in appartamento siamo anche liberi di cucinare alle 4 della mattina senza disturbare nessuno), al ritorno avremo ancora più posto in valigia.

La valigia grande la imbarchiamo sempre, questo ci consente di muoverci per l’aeroporto molto meglio, siamo più leggeri e disponibili a giocare con Giulio perché non appesantiti. In aereo con noi portiamo due zaini, che teniamo noi adulti, in cui mettiamo qualcosa da mangiare per Giulio, se il volo è molto lungo pasta già cotta (perché con le sue allergie è meglio almeno in aereo che mangi cose che conosciamo), merendine, acqua, succo, giochi, uno o due cambi completi per lui, pannolini (meglio uno in più che uno in meno), tutta l’attrezzatura fotografica con carica batterie che mai mettiamo nelle valige, medicine essenziali per noi e per lui (super importanti!) e se lo portiamo con noi anche il mio Mac (ma sono anni che non lo porto dietro, ormai durante i viaggi lo lascio sempre a casa).

Seggiolino auto, lo portiamo con noi

Abbiamo avuto una brutta esperienza alle Azzorre. Avevamo noleggiato un’automobile e un seggiolino auto proprio per non portarci dietro il nostro. Giulio aveva 4 mesi e aveva bisogno di un ovetto, lì non l’avevano e così abbiamo girato per giorni con la navicella del passeggino in auto, per poi acquistarne uno in loco. Da quel viaggio non abbiamo più lasciato a casa il nostro seggiolino auto. Noi lo avevamo riservato, specificando la sua età, ma in quel momento non era disponibile o c’era stata un’incomprensione. Non sempre le leggi sono uguali in tutti i paesi, per questo motivo consiglio sempre di portare il proprio. Un bagaglio in stiva è sempre disponibile per i bambini, conviene approfittarne, le compagnie aeree da questo punto di vista sono molto elastiche, anche se vi consiglio di visionare bene le norme di imbarco prima della partenza.

Passeggino Bugaboo e passeggino pieghevole Yoyo+ Babyzen

Portare in viaggio un passeggino agevole è indispensabile, per tutto. Per l’aereo, per gli autobus, per le macchine che si noleggiano, che non sempre hanno lo stesso bagagliaio delle macchine lasciate a casa. Fino ai quasi due anni noi abbiamo portato in viaggio il Bugaboo Camaleon. Il Bugaboo è comodissimo, un po’ ingombrante ma adatto a tutti i terreni, agile, con ruote grandi e robuste, ci siamo andati in Norvegia, sulle spiagge della Bretagna, su quelle del Sudafrica. Il bello di questo passeggino, che abbiamo spesso usato durante i viaggi con fuso orario è che si reclina completamente, permettendo al bambino di dormire orizzontalmente e a noi di camminare per km e km indisturbati su qualsiasi terreno, davvero fenomenale.

Nel momento in cui Giulio ha iniziato a manifestare altre esigenze, siamo passati allo Yoyo+, ricordo il suo debutto in viaggio in Thailandia, con un Milano – Bangkok fatto direttamente in aereo (è talmente piccolo che lo si può mettere nella cappelliera dell’aereo). Il fatto che si possa portare fin dentro l’aereo, ci ha permesso, una volta arrivati in Thailandia che era mattina prestissimo, di mettere subito Giulio sul passeggino e farlo continuare a dormire indisturbato mentre noi andavamo a recuperare la nostra valigia. Chi ha fatto dei voli intercontinentali con un bambino, sa che spesso i piccoli arrivano a destinazione stravolti (ci arriviamo noi, figuratevi loro) e che per arrivare dall’aereo al recupero valige e quindi anche passeggini imbarcati, ci possono volere molti minuti e tanti tanti tanti passi. Avere un passeggino a portata di mano è il modo migliore per far rilassare tutti e far continuare il riposo del piccolo, cosa più importante. Lo Yoyo+ inoltre si chiude e diventa piccolissimo, lo si può portare in qualsiasi auto, taxi, tuc tuc (come abbiamo fatto in Thailandia) o su ascensori minuscoli e scale mobili, è una bomba!

Jetkids, il suo amico inseparabile

Quando Giulio vede il Jetkids in casa, sa che stiamo per partire e la sua gioia è incontenibile. Non lo teniamo mai in casa perché lui si diverte così tanto a giocarci che distruggerebbe ogni muro! Non sto scherzando, è un pericolo a cavallo del Jetkids. Quando partiamo per un nuovo viaggio, all’interno del Jetkids, Giulio mette i suoi giochi, pochi ma importanti come lego, fogli e colori, il libro che sta leggendo più spesso e basta. Lì metto anche qualcosa da mangiare che poi potrà prendere da solo in aereo. Niente di più. Quando era molto piccolo, lì dentro riuscivo a infilarci anche il marsupio ergonomico che ci portavamo in viaggio e che più volte ci ha salvato la vita, anche in aereo.

Come ci organizziamo una volta arrivati in aeroporto

Arriviamo in aereo con: una valigia grande in cui mettiamo tutti i nostri vestiti, cibo se ne abbiamo e pannolini, Jetkids di Giulio, il seggiolino auto se abbiamo riservato un’auto in viaggio, due zaini da portare in aereo, passeggino pieghevole.

Arriviamo al banco check-in e imbarchiamo la valigia grande, il seggiolino auto (che di solito viene etichettato e ci viene chiesto di portarlo da soli al banco dell’imbarco oggetti fuori misura – come accade per gli strumenti musicali o le attrezzature sportive) e se crediamo non ci servirà anche il passeggino lo imbarchiamo.

Per il passeggino le decisioni sono diverse. Quando era molto piccolo lo imbarcavamo e io tenevo con me la fascia ergonomica per portare Giulio fino in aereo. Di solito se era stanco cercavo di “farlo stancare” fino all’ora prima del decollo, poi lo mettevo nella fascia, lo cullavo e lo addormentavo in braccio, una volta in aereo di solito non perdeva il sonno e arrivavamo a destinazione tutti riposati. Più il tempo passava e più la sua resistenza aumentava. Un bel giorno ho capito che la fascia non ci serviva più a niente, anche perché superati i 16 kg la mia schiena chiedeva pietà e Giulio preferiva il suo Jetkids e giocare con noi all’essere cullato.

Il passeggino quindi è diventato indispensabile verso i due anni. Abbiamo smesso di imbarcarlo e abbiamo iniziato a portarlo fin sopra l’aereo perché Giulio era sempre più pesante e fare tanta strada (gli aeroporti possono essere enormi e i gate lontanissimi) con lui in braccio, due zaini, le giacche e il Jetkids era da pazzi. Così lo Yoyo+ è diventato utilissimo. Quando Giulio non voleva starci e preferiva correre tra i negozi dell’aeroporto, almeno era utile per noi per poggiare giacche e zaini e mentre uno lo guidava carico come un mulo, l’altro si occupava del maratoneta.

Importantissimo. Una volta imbarcata la valigia, state attenti ad avere nei vostri zaini cambi a sufficienza, pannolini, medicine, qualche comfort food che piace al bambino, giochi che possono tranquillizzarlo, come carte, monete (ci siamo fatti un viaggio in California con un sacchetto pieno zeppe di monete e le hostess che ci guardavano incredule – Giulio era in una fase di accumulazione folle), colori e i giochi che in quel momento apprezza più di altri.

Oggi che Giulio ha quasi 3 anni, il passeggino inizia quasi ad essere superfluo in viaggio. Lo portiamo con noi quando facciamo viaggi lunghi e il jet lag è pesante, perché ci permette di addormentarlo e stenderlo sul nostro Yoyo+ che non si reclina totalmente, ma si reclina di molto, al contrario di tanti passeggini in commercio per la sua età, mentre noi passeggiamo, beviamo una birra, mangiamo tranquilli sulla spiaggia.

Insomma, ogni età è diversa, ha esigenze specifiche che non solo seguono le autorizzazioni aeroportuali, ma anche il carattere e le inclinazioni naturali dei piccoli viaggiatori. Ad oggi noi abbiamo trovato il nostro equilibrio in questo modo, più avanti commetto che ricambieremo ancora, ma lo vedremo nei prossimi anni e nel prossimo post.