Ho scritto un libro. Ho scritto un libro. Ho scritto un libro. Un libro con la copertina, un libro che sta in libreria, in vendita e che si vende. Quando qualche settimana fa sono andata alla Feltrinelli di Rimini a chiedere, a bassa voce per non farmi sentire da nessuno tanta era l’emozione “quante copie ha venduto il mio libro?“, è stata una cosa tra l’incredibile e il “ma sul serio sto dicendo?”.

Ho scritto un libro e volevo scriverlo da quando ero piccola. Ho scritto qualcosa che le librerie mettono in vendita negli scaffali, lì in bella mostra tra la narrativa e i manuali professionali. Con la sua copertina rosa e gialla il mio libro spicca fra tutti, ma solo perché è il mio e so riconoscerlo anche a metri di distanza. L’ultima volta, quando ne ho trovato uno alla stazione di Verona l’ho messo in evidenza sullo scaffale! Roba che se mi avesse visto qualcuno mi avrebbe preso per matta.
Ero solo orgogliosa.

Il mio libro, Una Mamma Travel Blogger è in vendita su Amazon.
La prima presentazione è stata fatta a Rimini, Feltrinelli, il 15 febbraio 2019 (ed è a questo evento che si riferiscono le foto nel post). Poi sono seguite presentazioni a Milano e presto a Bologna (29 marzo 2019), Bari (10 aprile con iscrizione qui) e Roma (data da confermare).

Quanto ho impiegato a scrivere questo libro?

Due mesi. Poco? Molto? Non lo so. Io avevo tutto in testa, avevo da tempo i capitoli nella mia testa, avevo i paragrafi già abbozzati e sostanzialmente ho solo dovuto appoggiare le mani alla tastiera e tutto è venuto quasi naturalmente. C’è da dire che di quei due mesi, ho avuto solo i giovedì e i venerdì e qualche sabato. Perché?
I giovedì e i venerdì erano i giorni dedicati al libro e i giorni in cui veniva la baby sitter dalle 14 alle 17.30, poi arrivava la nonna e io potevo stare fuori a scrivere il libro anche tutto il giorno. Quindi sostanzialmente mi sono dedicata al mio libro per pochi giorni al mese, ma sono sempre stati giorni molto proficui.

Spesso, mentre scrivevo, mi capitava di emozionarmi da sola, rileggendomi o pensando a quello che stavo facendo (stavo scrivendo il mio libro!) e siccome ho sempre scritto all’interno di un bar (il mio amatissimo Bar Lento), mi sentivo a volte in imbarazzo! Pensavo a cosa le persone che passavano accanto a me potessero pensare delle mie lacrime o dei miei occhi lucidi. Un amore finito con una mail, il ricordo di Facebook di una vecchia amicizia o semplicemente una ragazza troppo sensibile.

Mi piace paragonare il mio amato Bar Lento al The Elephant House di J.K. Rowling. Con la semplice differenza che lei andava lì a scrivere mentre la bambina dormiva e io avevo il lusso di una tata, che lei era alla canna del gas, io non ancora (per fortuna) e che lei ha avuto un enorme successo e su questo… chi può dirlo?!
Sì, lasciatemi sognare un po’.

Ma questo libro di cosa parla?

Il mio libro, Una Mamma Travel Blogger (edito da Flaccovio Editore, diciamolo) ha una duplice valenza e tematica. Il libro affronta due temi quindi: come aprire un blog e monetizzare con un blog e come ritornare in pista dopo un bambino.

La prima parte del libro è tutto incentrata sull’apertura, l’organizzazione, la ricerca del target e delle nicchia, sul nome da dare ad un blog, sulla community e su come strutturare un diario digitale per avere successo. La seconda parte del libro si focalizza sulle donne, mamme, quasi mamme, che vogliono diventare mamme, che non vogliono smettere di viaggiare o che vogliono ricominciare (sapendo che dopo i mesi di maternità non avranno più un posto sicuro).
Cosa ne so io di questo aspetto?
Eh, qualcosa ne so.

Mi sono ritrovata in dolce attesa al ritorno dalla Thailandia (ero quasi al terzo mese), dopo un viaggio in Asia e uno di recente in Australia. Decisi di aspettare a rivelare la notizia e feci bene. La rivelai a due contatti lavorativi quasi subito. Con uno stavo quasi per firmare un viaggio importante, le motivazioni non furono legate alla mia gravidanza (o almeno non in modo aperto), ma decisero che era preferibile aspettare periodi migliori prima della firma al nostro nuovo accordo (accordo che nemmeno a dirlo, non arrivò più)Un altro cliente lo seppe mentre ero in viaggio. Mi ero confidata con una ragazza che lo disse al mio cliente, il quale mi scrisse una mail mentre ero in viaggio per sapere se fosse vero (come se fosse un colpa).
Dissi di sì. Fu l’ultimo viaggio che feci con loro.

Mi ritrovai a sperare che mio figlio fosse maschio, fortemente. Piansi tantissimo in quei giorni, mi chiesi il perché di tante discriminazioni e ressi il colpo, anche se ancora oggi, quando ci penso mi vengono i brividi, per il dispiacere, il nervoso. Mi concentrai su di me, sulla scrittura, sul mio blog, le mie conoscenze e sì, ci diedi dentro parecchio. Mi creai qualcosa di solo mio, ancora più mio, che nessuno potesse portarmi più via per una gravidanza inattesa. Per questo motivo nella seconda parte del libro parlo tanto alle donne, alle neo mamme o alle donne in attesa. Perché so cosa vuol dire quando combatti tanto e poi ti ritrovo soltanto con le discriminazioni addosso, con gli “stiamo capendo come gestire la cosa” o i “forse è meglio e ti godi la gravidanza e ne riparliamo il prossimo anno” (mi è stato detto anche questo).

A tutte le donne dedico questo libro, a loro va la parte più bella delle mie parole e dei miei consigli.

Perché ho scritto questo libro?

Perché ne ho sentita l’esigenza. Ho sentito che era il momento di dare qualcosa di me che non avevo mai messo sui social o su un blog. Un libro è qualcosa che rimane tuo per sempre e che sempre riesce a dare emozioni, al di là del tempo e degli algoritmi. Ho speso tanto tempo ad analizzare il target del mio libro, a capire se sarei stata davvero di aiuto a qualcuno o se sarei stata un altro libro sullo scaffale della Feltrinelli. Il mio obiettivo era da sempre aiutare le donne ad essere più indipendenti, non necessariamente vendere tanti libri. Quello che voglio è arrivare al cuore, non essere un bestseller (per quello ci rifaremo con il prossimo libro :D)

Ne scriverò altri?

Sì, magari! Vorrei vivere di scrittura e già ci sto riuscendo con il blog e i social, ma scrivere di libri e vivere di scrittura per libri non è una cosa semplice. Se sei Fabio Volo e vendi cose tipo milioni di copie allora è possibile vivere di libri, ma se sei uno come me che sì, è apprezzato e conosciuto nel proprio ambito, ma ha comunque dei limiti che l’editoria nota, allora non sarà facilissimo eh.

Eppure il mio sogno è scrivere un altro libro e un altro ancora.
Scrivere un romanzo poi sarebbe davvero la cosa più strepitosa del mondo. Mi concentrerò su questo quando mi sentirò pronta. Dicono che il primo romanzo è sempre autobiografico e il mio sono sicura non sarà da meno, per questo ci penso spesso, ci penso tanto. Sto scegliendo il momento più adatto e la maturità che serve per fare un passo così grande. Io ho tanti difetti, ma quando sono pronta per una cosa e sento di sentirlo, allora sono come un treno e faccio cose nuove con una facilità, come se non avessi fatto altro nella vita prima di allora.