Il viaggio ad Atene, a Marzo, quando Giulio aveva circa 14 mesi e da pochissimo aveva compiuto l’anno, è arrivato come mio regalo di Natale. Erano mesi che mi lamentavo che volevo viaggiare, viaggiare, viaggiare (strano!) e solo a gennaio ero stata a Praga, per non parlare di novembre che ero stata a Cuba. Insomma, la solita lamentela senza motivo alcuno. Ma intanto un biglietto per la Grecia me lo sono trovato sotto l’albero di Natale a forza di lamenti!

Devo dire che la scelta è stata molto azzeccata. Ad Atene a marzo abbiamo trovato un tempo splendido, un tempo che nemmeno mi immaginavo. Circa 20 gradi di giorno, ma anche qualcosina in più, e un po’ di leggera brezza la sera che ci costringeva a mettere il maglione o la giacca, ma tanto noi la sera non uscivamo mai perché Giulio era nella fase mi addormento alle 8, mi sveglio alle 5.30!

Quello ad Atene è stato un viaggio memorabile, di quelli che a distanza di tempo ricordi come rilassanti, calmi, con un ritmo molto lento, qualche birra gustata all’aperto e tanti piatti locali mangiati senza fretta. In questo viaggio Giulio ha iniziato a camminare in modo più spedito ed è stato chiaro fin da subito come sarebbe stata la vita in viaggio per noi genitori: frenetica. In effetti tanto il nostro viaggio è stato molto rilassante, quanto Giulio dormiva!

Dicevamo birrette al sole, sì ma solo quando Giulio schiacciava un pisolino. Dicevamo ritmi calmi, sì ma solo la sera quando lui crollava. Atene è stato il momento in cui Giulio è definitivamente passato dall’essere neonato (quello che non si sente e non si vede) all’essere bambino (quello che se prende il via scappa correndo con le sue gambe e se vuole piange talmente forte da farti venire i capelli dritti). Non si era ancora del tutto formato il suo carattere ad Atene, almeno non come lo conosciamo oggi che ne ha quasi 2 di anni, ma stava prendendo la sua direzione.

Cocciuto e ostinato quando voleva una cosa, ma anche incredibilmente dolce e affettuoso quando voleva le coccole dai suoi genitori. Atene è stata una bellissima meta che però ci ha fatto diventare un po’ schegge impazzite, soprattutto nei momenti di Giulio voglio tutto, mangio tutto, prendo tutto! Avete presente, no?!
Ad Atene ci siamo divertiti tantissimo con le sue prime espressioni volute, quindi non quelle fatte a casaccio, con le sue cadute memorabili (di chiappe) e con l’assaggio dei primi sapori greci, come il tzaziki che però non ha gradito proprio subito!

Un anno e due mesi: si cammina tanto!

A 14 mesi un bambino in viaggio è lì che a volte gattona e si rotola, altre cammina o corre. A 14 mesi è ancora nella terra di mezzo per cui puoi sempre metterlo nel passeggino dove potrebbe anche stare per ore e ore, oppure potresti portarlo nel marsupio dove lo stesso potrebbe stare per parecchio tempo. Poi, puoi metterlo a correre e potrai stare certa che seguendolo in ogni cespuglio, locale o negozio, smaltirai i kg di tzaziki, di moussaka e di baklava appena mangiati.

14 mesi la terra di mezzo: mangia tutto o quasi

A 14 mesi ormai un bambino mangia praticamente tutto. Certo, ci sono le eccezioni, ma in linea generale non ci sono problemi a far assaggiare lui anche piatti diversi. Ovviamente non è il caso di iniziare con piatti particolarmente speziati o piccanti, ma in questo per fortuna la cucina greca ci viene in aiuto. Quello che facevamo noi era di prendere diverse cose così da fargli assaggiare un po’ di tutto. La cosa che Giulio ha adorato più di tutte è stata la moussaka e ovviamente lo strepitoso yogurt greco, con un po’ di miele.

Un paio di sere, dato che alloggiavamo in hotel, abbiamo cenato al ristorante dell’albergo e qui c’era anche la possibilità di mangiare pasta con il pomodoro. Quando Giulio l’ha vista, non ve lo sto nemmeno a raccontare, è esploso di gioia. Io dico sempre che lui è un vero e proprio pastaro!

La gentilezza del popolo greco

Non so se è stato solo un caso, ma del viaggio ad Atene ricordo tantissimi visi sorridenti. Ricordo la gentilezza negli occhi delle persone che incontravamo in strada e soprattutto la voglia di fare amicizia con Giulio. I bambini sono (quasi) sempre ben voluti e in Grecia ne ho avuto conferma. Spesso si dice che noi italiani ci assomigliamo molto con i greci, io credo che loro sono molto più empatici di noi. Nella loro semplicità e leggerezza sotto alcuni aspetti, non hanno perso l’umanità e quel mettersi nei panni dell’altro. Cosa che, mi spiace dirlo, noi italiani forse abbiamo proprio perso.

In ogni ristorante o locale in cui entravamo non mancava un sorriso per Giulio o una parola gentile. Ricordo bene il primo giorno del viaggio ad Atene. Non avevamo noleggiato una macchina (cosa che in tutti i viaggi seguenti abbiamo sempre fatto invece – ecco una cosa che cambia dopo l’anno e mezzo!) e ci spostavamo con i mezzi pubblici o a piedi. Ricordo molto bene le persone in metropolitana o agli sportelli delle biglietterie consigliarci la direzione, darci indicazioni anche non richieste, cederci il posto a sedere dato che Giulio (giustamente) non ne poteva più di stare di stare nel passeggino o camminare.


Della Grecia ho sempre avuto un bel ricordo, ormai si è capito, anche forse grazie a tutti i viaggi fatti in questo paese anche negli anni passati. Da quei giorni di inizio marzo, penso però che qualcosa sia cambiato in Giulio e in tutti noi.

Abbiamo iniziato a capire cosa significa davvero viaggiare con un bambino che inizia ad avere preferenze e desideri.
Iniziato a comprendere il significato della parola autonomia per Giulio, ma soprattutto capito che se devi andare da qualche parte dove non puoi portare il passeggino è meglio che ti porti un bel marsupio ergonomico!

P.s. mi riferisco all’ultima foto di questo post e in particolare alla salita all’Acropoli, dove è vietato portare passeggini. Noi, avendo lasciato il nostro in hotel, ci siamo un po’ arrangiati con il mio foulard, ma nemmeno troppo, vista la stoffa di cui era fatto. Così, ci siamo dovuti portare Giulio in braccio per tutto il tragitto e vi assicuro che l’Acropoli non sta esattamente in basso!