L’Australia non era attesa. I miei viaggi di Aprile erano già organizzati e tra questi l’Australia non era prevista. Sono partita da Milano, il viaggio in aereo è stato decisamente lungo, ma io amo volare e amo gli aerei.

Al contrario di tante persone non ho paura di volare e pensare di rimanere su un aereo per 24 o più ore non mi fa paura, anzi mi piace molto. Adoro gli aeroporti e l’attesa, i gate, i ristoranti e vedere le persone bere bicchieri di vino alle 8 di mattina perché secondo il loro fuso orario è notte fonda.

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Un mondo a parte che adoro perché non ci sono regole, ma è nello stesso assolutamente controllato e tutti sono lì per fare quello che amo fare io, viaggiare.

Sono partita per l’Australia di martedì sera, sapevo già quanto sarebbe durato il volo e sapevo anche che sarei rimasta là circa 8 notti, pochi giorni” considerato il lungo viaggio davanti. Dalle mie parti in dialetto si dice “piutost che nient l’è mei piutost”, che significa “piuttosto di niente, è meglio piuttosto”. A dire il vero è stato molto più di piuttosto questo viaggio.

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Ho volato sia all’andata che al ritorno con Emirates, facendo scalo a Dubai e a Sydney all’andata e a Melbourne e a Dubai al ritorno. Ma non solo. Da Sydney a Ayers Rock ho volato con la Jetstar e da Alice Springs a Melbourne con la Qantas.

Ve l’ho detto che mi piace volare no? Il volo mi da modo di scrivere, pensare, prendermi del tempo per me e soprattutto fare una delle cose che più mi piace, vedere film. Tra l’andata e il ritorno, non esagero se dico che ne avrò visti almeno 10 😀

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Entrambi i voli intercontinentali li ho fatti su un Airbus a due piani. Il volo è stato perfetto all’andata dato che c’erano pochissime persone sul volo e ho potuto dormire praticamente stesa avendo per me tutta una fila da quattro.

Non era la prima classe, ma la comodità secondo me era la stessa. Al ritorno i voli erano pieni, ma me la sono cavata ugualmente. Volare su un aerobus a due piani è stata una grande esperienze, incredibile e le hostess magnifiche e gentilissime.

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Arrivare in Australia, da sola, è stato bellissimo. Questo viaggio fatto per la maggior parte da sola era quello che volevo. Arrivata a Sydney ho iniziato subito a guardarmi un po’ intorno, anche se ero ancora decisamente addormentata.

Ho voluto assaggiare uno dei loro beveroni alla frutta, ho preso un caffè, ho atteso il volo per Ayers Rock, o come lo conoscono in tanti Uluru. Vedere dall’alto questa parte dell’Australia mi ha quasi emozionato. Una terra rossa come il fuoco, pochissime strade, tante nuvole e la voglia di vivere quest’avventura che stava salendo in me.

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L’Australia che ho visitato in questi pochi giorni è quella del film Australia, con Nicole Kidman e del film Tracks. Polverosa, piena di cammelli che vagano solitari, dingo, canguri e moto soleggiata. Ho portato con me la protezione totale, avevo sempre una bottiglia d’acqua dietro e non mi spostavo senza i miei scarponcini.

Avevo una paura incredibile dei serpenti, in realtà è una paura che ho ovunque, ma in Australia molto di più dato che su 22 serpenti che ci sono nel Mondo, 21 solo in Australia, ma non ne ho visto nemmeno uno, non so se perché in questa stagione (lì adesso è autunno) dormono tutti o se perché quando non vuoi vedere una cosa, è proprio la volta che non la vedi. Magari mi sono passati a fianco un sacco di serpenti un sacco di volte, ma io non me ne sono mai accorta… e a questo punto nemmeno lo voglio sapere.

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L’australiano è un accento veramente impegnativo. Altro che l’americano, l’australiano è quasi incomprensibile. Nonostante lo slang che sembra tagliarti fuori da tante conversazioni, almeno finché non ti sei abituato, gli australiani e in particolare parlo di quelli del Territorio del Nord che ho avuto modo di conoscere, sono persone assolutamente amichevoli, easy e solari.

L’Australia è stata come una rivelazione. Un viaggio di scoperta, prima di tutto di me stessa.
Poco prima di partire ho sentito il mio amico, che in Australia vive da quasi due anni, e gli ho detto che sarei andata a “trovarlo”.

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Non ci siamo incontrati, lui abita da un’altra parte del Paese e l’Australia è grande quasi quanto l’America. Andare da una parte all’altra vuol dire quindi passare un sacco di ore di aereo. Lui mi aveva avvertita, mi aveva detto, questo viaggio ti cambierà e non vedo l’ora di conoscere le tue impressioni, non vedo l’ora di sapere di te, di lei, del vostro primo incontro.

Ci siamo sentiti io e il mio amico durante il mio viaggio. Io finalmente ho capito molto più di lui in 8 giorni che in due anni interi. Ho capito che l’Australia è ormai la sua casa, che l’ha accolto con slancio come pochi paesi sanno ancora fare.

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Lui mi ha raccontato di come si senta a casa lì, di come le persone siano aperte e ospitali, di come il paese che ha lasciato in realtà non gli manchi affatto. E`come quando sei in cerca della tua prima casa, lo senti quando arriva quella giusta, entri e te ne innamori. Per il paese in cui vivere è la stessa cosa e per lui è stato così, ma non per me.

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So dove si trova la mia casa e so anche che i miei viaggi non sono perfetti se non c’è un ritorno, i miei viaggi sono tutti circolari: iniziano e poi si concludono, come un cerchio perfetto. L’Outback ha fatto parte di questo cerchio meraviglioso che è iniziato quando dall’aereo ho visto la terra rossa dell’Australia centrale ed è terminato quando sono tornata a Roma, una delle mie città preferite e dove sì, mi sento come a casa.

Terra, terra, terra: Australia!

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