Sono una di quelle persone che non sa cucinare, ma ovviamente ama mangiare. Non sono una di quelle che “questo è grasso no” o “questo mi gonfia“. Apprezzo chi sa preparare con le proprie mani cose buonissime. Per me chi sa cucinare sa creare, e non è qualcosa che viene bene a tutti, sia chiaro! Io ad esempio so cucinare decentemente tutto, ma poi non so stupire (se me lo dico da sola vale, se me lo dice qualcun altro no!). Ci sono persone invece che sanno improvvisare piatti eccellenti con pochi ingredienti o sanno raccontare la storia di un piatto, così bene, che sembra un romanzo. Ecco, quelle persone le invidio parecchio.

Dopo questa piccola premessa, non sarà così difficile capire il perché la scorsa settimana sono andata a Bologna con Musement a prendere lezione di cucina. Non una cucina qualsiasi, badate bene, una cucina regionale realizzata con l’aiuto di una Cesarina. A Bologna sono arrivata di prima mattina, carica di aspettative e di curiosità. Non ero mai stata a casa di qualcuno a cucinare. Avevo fatto prima qualche esperienza simile, a Parigi sempre con Musement o in Thailandia e a Mauritius, ma mai a casa di qualcuno, da sola, per imparare una cucina che fondamentalmente dovrei avere nel mio dna.

Ho conosciuto così la mia Cesarina, Costanza. Ci siamo incontrate a casa sua, in una zona centrale di Bologna, in via Santo Stefano e siamo subito uscite per andare a scovare le primizie per preparare il nostro menù. Costanza aveva pensato per me: crescentine per antipasto, tagliatelle con sugo di ragù come primo e zuppa inglese per finire. Un pranzo di tutto rispetto!

Ho iniziato così a camminare e a conoscere Costanza e il mondo delle Cesarine che a me era totalmente oscuro fino ad allora. Tra le altre cose ho scoperto che Le Cesarine sono anche il fulcro del nuovo programma di Chiara Maci che, sono sincera, ho intravisto solo sui social e mai in televisione. Tra le altre cose, proprio Costanza, la mia Costanza, è stata la prima Cesarina televisiva ad incontrare Chiara Maci nel suo programma. Insomma, un bel colpo di fortuna ho subito pensato tra me e me.

Con Costanza abbiamo esplorato la zona del mercato di Bologna, quello che io ho sempre intravisto senza guardare mai veramente bene. Con Costanza ho visitato le botteghe più storiche di Bologna, i banchi in cui ancora le signore del posto vanno a fare spese, quelle in cui si comprano i salumi e la buca (la serie di negozi a pochi passi da Piazza Maggiore che affacciano direttamente sulla strada e che hanno all’interno delle buche dove vengono conservate frutta e verdura) delle primizie più buone. Ho scoperto in questo giro esplorativo quali sono le botteghe più belle, ma anche le più buone anche se un po’ d’annata e sono rimasta piacevolmente stupita dal fatto che, nonostante le decine di visite alla bella Bologna, io non sia mai entrata prima in uno di questi negozietti del centro (tranne in qualche rara occasione). Certo, chi viene qui è perché deve comprare qualcosa che mangerà in giornata, quindi solitamente i turisti non ci vanno, ma questo angolo di Bologna è talmente bello e ricco e colorato… che è impossibile non tornare a visitarlo una volta che qualcuno te l’ha fatto scoprire.

Tornando a noi, una volta fatta la nostra spesa, siamo tornati a casa di Costanza. Lì, ci siamo chiuse in cucina per una buona ora e mezzo. Abbiamo iniziato con la zuppa inglese, che poi dovevamo lasciare a riposare in frigo. Ingredienti, tutto quello che serve per fare la crema pasticciera, cioccolato amaro in polvere, alchermes e savoiardi. Poi, siamo passati alla soglia per fare le tagliatelle, e qui viene il bello.

Io la sfoglia l’avrò fatta circa cinque volte, non di più davvero, nella mia vita. Ho la fortuna di avere mia mamma che è un’abile cuoca, non ho quindi la necessità di stare a preoccuparmi su cosa fare la domenica a pranzo. La domenica a pranzo si va dai nonni! Però ecco, se è vero che la sfoglia l’ho fatta 5 volte, l’ho invece vista fare tipo 500 volte da quando sono piccola, prima da mia nonna e poi da mia mamma. Questo non vuol dire che so comunque farla, dico solo che so dove mettere le mani, se non altro. Così, ho iniziato la sfoglia, l’ho fatta diventare una palla liscia, l’ho tirata e poi dopo un bel po’ di lavoro l’ho fatta diventare tagliatella! Una bella soddisfazione davvero.

Mentre le tagliatelle riposavano, noi procedevamo con le crescentine. Le crescentine, ho scoperto a Bologna, sono simili alle tigelle modenesi, ma sono fritte e non al forno e forse per questo sono anche un pochino più gustose! Per fare le crescentine non c’è stato bisogno di tanta preparazione, quelle si preparano, si friggono e via, si mangiano al volo con salumi e formaggio come antipasto o secondo o… piatto unico.

Un pranzo perfetto è venuto fuori, un pranzo casereccio ma d’effetto, che ho avuto il piacere di condividere con Costanza, suo marito e il loro can(on)e Otto! Mi sono divertita moltissimo a passare una giornata così diversa, chiacchierando, imparando, gustando. Il pranzo era assolutamente perfetto e non solo perché era il frutto di una fatica, quindi paradossalmente sarebbe stato buono anche se non fosse stato un granché, ma era buono per davvero, dalle crescentine alle tagliatelle, fino alla zuppa inglese che non ho avuto il coraggio di finire, tanta era, ma che avrei finito a merenda se solo avessi avuto la sfacciataggine di portarmi via!

A questo punto, dopo la mia esperienza con Musement, non mi rimane che riprendere in mano farina e matterello e rimettermi giù a tirare la sfoglia. Anche perché i giorni dopo il mio incontro con Costanza, ho avuto un discreto indolenzimento a braccia e mani (non sono per niente una cuoca!) e devo mettermi sotto subito se voglio che questa giornata porti, oltre che tanti bei ricordi, anche tantissime belle pirofile di pasta fresca!