Giulio 10 mesi e 10 voli all’attivo, tutti in Europa. Quando si è iniziata a intravedere la possibilità di portarlo fuori continente non ci ho pensato due volte, così il suo undicesimo volo ci ha portato a Cuba. Volare con i bambini non è una tragedia. Lo dico da mamma prima e da viaggiatrice poi.
Certo, ogni bambino ha i suoi limiti, i suoi punti deboli e le sue abitudini, ma credo sia più o meno fattibile per tutti, qui parlo della nostra esperienza.

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Foto dall’Hotel Roc Presidente a L’Avana

Volo charter con un neonato di 9 mesi appunto, in viaggio ne ha fatti 10. Partiti il giorno prima del volo da Rimini per Milano, abbiamo passato la notte all’Hotel Novotel di Milano Malpensa che consiglio non solo per i tanti servizi che hanno per i bambini ma in generale perché pulito, nuovo e vicinissimo all’aeroporto.

Il volo è partito la sera seguente alle 23 eravamo tutti in aereo e Giulio ancora prima di salire a bordo già se la dormiva di gusto. Siamo saliti prima degli altri viaggiatori perché viaggiavamo con un neonato e per lo stesso motivo i nostri posti erano quelli da due lato destro dell’aereo senza nessuno davanti. Se viaggiate con un bambino sappiate che quelli sono i posti che generalmente ogni compagnia riserva ai viaggiatori con figli, se poi viaggiate con un infant (bimbo che ha meno di 2 anni), avete la precedenza su tutti gli altri bambini, ricordatevelo.

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Culla in aereo

In aereo non ci eravamo attrezzati per richiedere la culla. Sinceramente non so nemmeno se la compagnia con cui viaggiavano l’avesse, con alcune compagnie si può fare richiesta quando si prenotano i biglietti anche perché c’è un numero massimo di culle a bordo e se ci sono troppi bambini, alcuni rimangono fuori. Inoltre so che c’è un peso massimo del bimbo per cui si può richiedere la culla, ma avendo prenotato il volo tipo il giorno prima di partire, non mi sono minimamente informata della culla. Tornassi indietro proverei ad informarmi prima e vi consiglio di di farlo nel caso viaggiate con un neonato perché far dormire un bambino per qualche ora steso e non sempre addosso a voi è buono per entrambi.
Per il viaggio di andata, Giulio mi ha dormito tutto il tempo addosso. Nove ore, più tre (scalo tecnico a Lisbona) non sono poche, anche se alla fine ha prevalso sempre il sonno, sia mio che suo e l’abbiamo passata piuttosto bene.

Il viaggio di ritorno, inaspettatamente, ci hanno fornito di culle per neonati. Giulio ha passato almeno la metà del viaggio a dormire nella culla e devo dire che se da una parte è stato bello, perché ho potuto dormire anche io senza 11kg di peso addosso, dall’altra ho dormito male perché ero sempre in ansia che durante la notte Giulio si alzasse dalla culla e cascasse giù. Cosa che può capitare se sei stanco morto e ti abbandoni completamente al sonno in aereo. La culla comunque è una figata, se non altro per tenerlo lì a giocare durante i pasti, la consiglio assolutamente.

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Com’è andato il viaggio?

Molto bene. Giulio ha dormito per quasi tutto il tempo, 2 ore e mezza fino a Lisbona dove abbiamo fatto scalo tecnico e le restanti 6 ore delle 9 di viaggio. Nelle tre ore rimaste ha mangiato, giocato, visto qualche cartone, le cose normali che fa un bambino in aereo insomma. Non ha pianto quasi mai, anzi mai, ma questo perché lui di carattere non piange molto ed è solitamente sereno. Anche gli altri bimbi che erano nel volo con noi sono stati tranquillissimi, questo per rassicurarvi, pianti isterici non ce ne sono stati, quindi se state pensando prenoto o non prenoto, io dico di sì, prenotate!

Pranzo a bordo

La nostra compagnia, almeno stando al sito mobile, prevedeva omogeneizzati per neonati. Giulio non ne mangia, mangia già come noi, così una volta saliti a bordo abbiamo chiesto un pasto in più per lui e non ci sono stati problemi. Non che abbia mangiato tanto, ma biscotti, riso e qualche verdura se l’è mangiata.
Una cosa a cui non avevo pensato e che invece vi consiglio è di portare qualche biscotto o cracker per il viaggio. Le compagnie aeree hanno i loro orari per i pasti, per l’acqua non c’è problema dato che è sempre presente per tutti i passeggeri dei voli, ma se viaggiate con un bimbo che giustamente ha fame quando non viene servito il cibo, dovete essere pronti a dargli qualcosa. I nostri vicini di posto avevano mezza Coop in valigia e in alcuni momenti li ho un po’ invidiati, per il resto Giulio ha preso del sano latte e alla fine è andata bene anche così.

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Posto in più si o no?

Siamo partiti in tre ma con due soli posti in aereo. I bambini fino a due anni infatti, l’età esatta varia a seconda di ciascuna compagnia aerea, non hanno il posto assicurato nel volo. Questo significa che dovete tenervi in braccio un neonato per 5, 6, fino a 9 ore di volo o più. Vi assicuro che non è facile, soprattutto se viaggiate di notte e volete tutti dormire. Noi abbiamo letteralmente giocato a tetris con le gambe e i corpi per stare comodi tutti.

Cuscini, maglie e coperte ogni cosa serviva da appoggio o da “materasso” per Giulio o per me. Alla fine siamo anche arrivati riposati, ma non è stato semplicissimo, se solo avessi avuto un posto in più sarebbe andata meglio perché avrei potuto appoggiare Giulio tra una pennica e l’altra. Il costo del posto però, anche se per bambini, non è minore rispetto al costo di un posto per adulti. Fate quindi i vostri conti e decidete se volete investire così i vostri soldi, l’alternativa culla rimane comunque molto valida.

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Concludendo, posso dire che un volo intercontinentale con un neonato è fattibile, quello a cui non avevo pensato, e che invece ci ha creato qualche problema in più, non è stato il volo ma il jet lag.
Non abbiamo cercato di far prendere a Giulio l’orario di Cuba. Il primo giorno siamo andati tutti a dormire alle 18 anche perché davvero esausti e alle 2 di notte io, alle 4 di mattina loro eravamo svegli. Ma il jet lag è una brutta bestia e anche lì le teorie sono varie, personalmente forzare un bimbo così piccolo a stare sveglio non mi sembrava una buona idea, di tramonti ne abbiamo visti un paio, di albe tantissime, ma a noi è andata benissimo anche così.

Il volo non è passato esattamente allo stesso modo di come mi passava e lo vivevo prima di Giulio ma non posso davvero lamentarmi. Ho dovuto avere cento attenzioni in più rispetto allo stare a casa, sicuramente sull’acqua dato che in volo è importante bere per noi, figuriamoci per loro. Sui fermenti lattici, anche per la destinazione in cui andavamo e sul cibo, proponendo sempre qualcosa da mangiare ogni qualvolta si svegliava dai suoi pisolini. La mia fortuna è stata che continuando ad allattare a richiesta, molte volte il latte ci ha salvato da situazioni più o meno critiche come il cibo tra un pasto e l’altro in aereo o la possibilità di bere in giro per Cuba anche quando non trovavamo bar o bicchiere a portata di mano.