Sento spesso dire che viaggiare è un’esigenza, per me è stato spesso una fuga. Viaggio costantemente (e quando dico costantemente parlo di 3 weekend al mese, chiedetelo alle amiche) dal novembre 2009. Tutto è iniziato là. No, non c’è stato qualcosa di meravigliosamente bello che mi ha fatto amare il viaggio, era un’esigenza, scappavo dalla mia realtà. Non volevo pensare, quindi giravo, gironzolavo, mi buttavo. Non perdevo occasione per fare un weekend fuori o se non avevo un weekend anche solo un giorno bastava, l’inizio della settimana in ufficio diventava più facile, la mia testa pesava di meno.

Con gli anni, siamo nel 2012 e di anni ne son passati, il viaggio così buttato là, non programmato, ha iniziato a piacermi. Ci stavo facendo l’abitudine. Un weekend al mese ero a casa, quando stavo in giro stavo bene anche se alla fine non riuscivo mai davvero a metabolizzare il viaggio. Appena tornavo la mia testa era già altrove, al prossimo weekend. Fino a che i weekend non sono diventate settimane e anche grazie al lavoro i sabati e domeniche sono diventati giorni normali.

Oggi non mi piace più viaggiare così. Mi sono accorta negli ultimi mesi che prima giravo e volevo viaggiare perché non amavo fermarmi, il che voleva dire pensare ferma nella mia quotidianità. La vita è fatta di periodi più o meno lunghi, il mio è durato quasi 3 anni. Tre anni prima che mi accorgessi, di nuovo, di quanto la mia quotidianità, la mia realtà noiosa potrebbe tornare a piacermi.

Parlo di un lavoro fatto di weekend liberi, parlo di una casa e di viaggi programmati, sognati, agognati. Viaggi con chi amo, quando il lavoro me lo consente. In tanti mi hanno detto ma viaggiare così non ti stanca? Ho iniziato a rispondere sì. Qualcosa sta cambiando.

p.s. nella foto sopra sono a casa mia