Succede che passi 10 ore in aereo e non ti accade nulla, sì ok, ti vedi finalmente Nuovo cinema paradiso che cercavi di vedere da tempo e ti rivedi Divorzio all’italiana con Mastroianni, ma son pur sempre 10 ore di volo…e basta. Poi succede che ti trovi catapultato ai Caraibi, fa caldo e hai una felpa e un giaccone, e sudi, ma venendo da Parigi è normale. Così succede che ti ritrovi in un baracchino davanti all’Oceano verso le 19 di sera a bere birra locale con altre 5 persone con cui hai trascorso le ultime 36 ore, che non conoscevi nemmeno ma che ora sono qui con te a condividere tutto questo.

E anche se siete partiti solo ieri mattina sembrano 80 quelle ore tanto sono state dense e allora pensi tra te e te, questo è davvero figo.

Oggi è andata così, tanto aereo, tanti mezzi e poi d’un tratto mi son ritrovata in una nave che mi portava da un’isola all’altra, notte pesta, io in mezzo all’Oceano Atlantico guardando le enormi figure delle montagne davanti a me e pensando, questa è una di quelle fotografie mentali che non mi potrò mai dimenticare, troppo surreale, troppo incantevole. Ho pensato almeno 3 volte “ma che ci faccio qui?!” e mi son risposta in meno di mezzo secondo con la risposta più banale ma anche più veritiera che ci potesse essere :”vivo”, semplicemente.

Oggi non c’è stato cambio orario di volo, non ci sono state perdite di coincidenze, nulla di tragico, siamo arrivati a destinazione e finalmente so cosa vuol dire quell’espressione sognante di chi ti parla dei Caraibi. Qui le persone sono solari, non hanno stress, non hanno la nostra fretta “milanese”, sono sereni e lo si capisce subito, già dall’aria che si respira. Qui la vita dev’essere facile, voglia di vivere a pieno e basta; il lavoro serve a sopravvivere, ma non nel senso di vivere a stento, nel senso che il lavoro serve per avere dei soldi, ma vivere è un’altra cosa, qui.

Dopo le 10 ore di aereo con partenza da Parigi abbiamo preso un aeroplanino di circa 50 posti della Liat, una compagnia locale che si muove molto bene tra le isole e infine una barca da una decina di posti che ci ha portati fino al nostro hotel. ll Biras Creek è un resort che qualche anno fa è stato segnalato come uno dei 500 hotel più belli del mondo…ecco. Un gioiellino che fa una figura pazzesca qui in mezzo tra mare e verde.

Ognuno ha la sua casetta che da direttamente sull’acqua, e non è uno scherzo, il rumore delle onde qui è fortissimo e la struttura un lusso unico. La doccia si trova fuori dal bagno, porta a vetri privata che da in questo piccolo angolo di giardino, ognuno il suo, ben riparato da occhi indiscreti dove, appunto, farsi la doccia. Non male. Inoltre salottino, letto enorme e vetrata vista oceano, infine, per non farsi mancare nulla anche un patio con sdraio per godersi l’Oceano nel tardo pomeriggio. Devo dirlo davvero, un sogno.