La mia passione per il racconto è iniziata tanto tempo fa, quella per il viaggio poi non ne parliamo. In questi giorni, frugando tra le mie vecchie cose a casa dei miei genitori, ho trovato i miei diari di viaggio. Quelli cartacei. Un reperto, cose che non vedevo e non mi capitava sotto mano da anni, tantissimi anni. 

Ho ritrovato la me da giovane, ricordato le mie birre a Monaco, il mio cinese a Londra, le poesie di Barcellona e tanto, tantissimo altro. Sono stata tentata di portare tutti i miei diari a casa con me, ma poi ho pensato che era giusto lasciarli nella casa della mia giovinezza, come tante cose che quando sono partita ho lì lasciato. Quei diari di viaggio però li ricordo benissimo e sempre li porterò nel cuore. Ricordo la copertina, ricordo dove ho comprato ciascuno di loro, ricordo l’emozione ogni volta di iniziarne uno nuovo.

Ricordo il momento in cui li compravo, rigorosamente in viaggio, e il momento in cui li scrivevo, sempre rigorosamente in viaggio, a fine giornata. La sera in hotel a volte mi cadevano gli occhi per la stanchezza, ma adoravo il momento in cui potevo mettere in ordine i miei pensieri, scriverli su carta e appicciare in qua e il là i ricordi di viaggio, i biglietti dei treni, della metropolitana, il biglietto da visita del locale in cui avevo mangiato e tanto altro. A pensarci bene è un po’ quello che faccio oggi con il mio blog.

Certo, quando ho iniziato a bloggare, nel lontano 2008, portavo sempre con me il mio computer, anche in viaggio. La sera scrivevo il mio post di riepilogo della giornata, o scrivevo qualcosa di specifico che tanto mi era piaciuto e lo pubblicavo la mattina dopo. Fantascienza vero?
Oggi siamo così legati ai social (e chissà cosa ancora ci riserverà il futuro) che raramente portiamo il Mac con noi in viaggio per scrivere i post. Tuttalpiù lo usiamo per rispondere alle email o per editare le foto che carichiamo sui social. Di certo non pubblichiamo un post al giorno quando siamo in viaggio.

Più o meno credo che il mio blog sia nato così, una evoluzione dei miei diari di viaggio cartacei.
Sono contenta di vedere che la mia passione è iniziata piano piano come inizia un viaggio: l’attesa, la preparazione, un decollo lento e poi via, avanti tutta verso l’avventura. Questo è un viaggio da cui però non ho ancora previsto un ritorno e nemmeno so se ci sarà mai. E` un viaggio che ho sognato tantissimo, immaginato, desiderato più che mai. Come fai a tornare alla tua vita di prima dopo un viaggio così? Non puoi.

Come sono cambiati i miei viaggi in questi anni?

Ovviamente il primo cambiamento viene dal target, ormai non sono più una giovincella! Non scrivo più di locali ne di ostelli (anche se ce ne sono alcuni davvero mitici anche e soprattutto per famiglie). Non scrivo più ogni sera di ritorno in hotel, non pubblico più un post ogni mattina, ho chi lo fa per me e posso dire che in tutti questi anni un po’ di sano aiuto me lo sono anche meritato.

La cosa più grande è cambiata da quando c’è Giulio, come non citarlo? La valigia, le attività da fare in viaggio (aereo, auto o treno), le cose che facciamo in viaggio, le passeggiate più lunghe la mattina e il pomeriggio e le notti che iniziano prima la sera e niente più cene o locali, almeno per qualche anno. Di conseguenza, oltre al modo di viaggiare è cambiata anche la nostra valigia e a dispetto di quello che dicono in tanti (ma i bambini non ricordano niente da piccoli del viaggio, perché portarli via?) noi viaggiamo per noi stessi e per lui, perché viaggiare ci fa stare bene, viaggiare ci rende felici e viaggiando impariamo un sacco di cose nuove su noi stessi e sul mondo che ci circonda (e di riflesso le impara lui).

Prête-à-partir, di Elisa Pasino

Nel libro di Elisa Pasino, Prête-à-partir, tutti i consigli per la viaggiatrice perfetta, ho avuto la fortuna di poter scrivere un intero capitolo dedicato al viaggio con i bambini. Il libro di Elisa è stato un grande successo, come altri libri dell’autrice e io sono fiera e orgogliosa che lei mi abbia contattata per far parte, a mio modo, di questa sua enorme soddisfazione e di questo grande lavoro.

Cosa dico nel libro del viaggiare con i bambini?

Se mi seguite da tempo, sicuramente niente di nuovo! Dico che viaggiare con i bambini è stancante, faticoso, a volte impossibile, ma gratificante, quanto emozionante, quanto estremamente bello (bello è riduttivo, ma le parole più semplici a volte sono quelle maggiormente piene di significato, rispetto a parole che vogliono essere piene ma invece sono vuote – spero si sia capito il concetto).

Giulio ha dato un senso diverso al nostro viaggio, un senso che non avremmo di certo trovato se lui non avesse iniziato a viaggiare con noi. Un senso che è rimasto lì, per tanti anni e per tanti viaggi inascoltato, ma che ora grazie anche alla sua presenza c’è.

Nel libro Prête-à-partir dico che viaggiare con un neonato è una ricchezza per tutti, non solo per gli adulti (anche se credo lo sia maggiormente per loro), è una ricchezza anche per i piccoli. A mio avviso non è vero che non si ricorderanno nulla una volta cresciuti, o meglio, non si ricorderanno nulla di quello che ricorderemo noi. Giulio non si ricorderò della nostra prima cena a Praga e di quando l’abbiamo portato a meno 15°C, ma sono certa si ricorderà della nostra spensieratezza, dei giochi in aereo con i bambini dietro e davanti ai nostri sedili, si ricorderà di tutte le persone che in viaggio l’hanno preso in braccio, persone di altre nazioni, credo e cultura, ma non per questo diverse.

A Giulio il viaggio insegnerà tanto e a noi insegnerà tanto il viaggio assieme a lui, guardarlo dare fiducia al prossimo, sviluppare un senso critico diverso, più profondo, capire le persone e i loro sguardi, interpretarne i gesti anche se lontani dalla nostra Italia. Giulio sono sicura ha già capito in viaggio, molto di più di quello che io, in cuor mio, penso di aver capito dai miei di viaggi, perché libero da preconcetti, schemi mentali e giudizi.