Lo ammetto è stata abbastanza una mattata andare a Bangkok per un weekend lungo. Tanti vanno da giovedì a domenica a Barcellona, a visitare una capitale europea al massimo e poi ci sono io che porto tutti in Asia prendendo un volo di 10 ore, solo per rivedere Bangkok e cercare di afferrarla un po’ meglio. #diidoinviaggio

Invece no, nemmeno questa volta ci sono riuscita, Bangkok mi è sfuggita di nuovo. Mi è sfuggita dalle mani mentre girovagavo per Chinatown, mentre mangiavo un Mango stick Rice regalatoci da un amico, mentre mi rifugiavo dalla pioggia battente sotto la banchina del bus. Bangkok me la ricordavo esattamene come l’ho ritrovata. Tante cose erano finite in quella parte della mia mente del “non sono certa di averle vissute davvero così, perché ero incinta”.
Sì, la prima volta che sono stata in Thailandia ero incinta, ma ancora non lo sapevo. Sentivo odori che forse non c’erano, o almeno non erano così forti, non bevevo caffè (in realtà non l’ho mai bevuto nemmeno questa volta) e trovavo buonissimo tutto, soprattutto il cibo piccante.

Questa seconda volta era mia intenzione capire se le prime impressioni erano o meno confermate. Devo ammettere che sono stati 5 giorni pieni, sia per il volo che dura circa 10 ore, sia perché con noi c’era anche Giulio (questa volta non più nella pancia). I primi due giorni a Bangkok li ho passati a capire e a trovare le differenze e banalmente è stato proprio nel momento in cui ho scelto di non capire più, che ho trovato uno splendore di città, anzi di metropoli.

Bangkok non l’ho ancora capita, lungi da me quindi il dare giudizi, sentenze, consigli per gli acquisti e chi più ne ha più ne metta. Ero così attirata da quel posto che ho voluto per forza di cose tornarci e ancora adesso, nonostante tutto, sono qui che la penso (spesso). Bangkok è un bel casino, ma davvero. Un casino di auto e tuk tuk ,che nemmeno sul GRA nell’ora di punta ne trovereste tanto. Una città che non si ferma mai, ad eccezion fatta per l’inno in onore del Re, morto da pochissimo, delle 8 di mattina e delle 18 di sera. La città si ferma tutta per omaggiare il proprio sovrano e per noi che eravamo in metropolitana, appena ai cancelli, è stato stranissimo vedere fermarsi una città intera. Un tipo di riverenza che non si vede così spesso, anzi.

Bangkok con un bambino: come muoversi

Siamo partiti attrezzati, con un passeggino da viaggio, pieghevole e da un solo pezzo (che abbiamo portato direttamente fin dentro l’aereo) e un bel marsupio. Abbiamo deciso di portare una sola valigia per tutti e tre, un trolley di quelli mini e uno zainetto, stop. Di solito quando viaggiamo siamo molto essenziali, da quando c’è Giulio poi preferiamo portare una maglia in più per lui se proprio non possiamo farne a meno, che metter dentro qualcosa per noi. Partiamo sempre dal presupposto che per viaggiare, davvero, non servono vestiti eleganti, ma abiti comodi e pratici. Un viaggio non è una sfilata di moda.

Certo è che la destinazione lo permetteva perché sapevamo che avrebbe fatto molto caldo a Bangkok, se fossimo andati alle Azzorre invece, dove c’è molto vento, probabilmente avremmo portato due trolley e non uno solo.

Detto questo. Abbiamo imbarcato il trolley e portato in aereo zainetto con il necessario per 10 ore di volo, passeggino piegato e nella sua borsa e il Baby Tula. In aereo non c’è servito nulla, nemmeno il marsupio, mentre a Bangkok dopo i primi due giorni di passeggino, abbiamo capito che Giulio aveva una sola necessità: correre! Il terzo giorno quindi abbiamo lasciato direttamente in Hotel il nostro YoYo e abbiamo preso sola il Baby Tula Navigator. Non ci serviva proprio altro.

Ad averlo immaginato prima, forse avremmo lasciato lo YoYo a casa, che per i primi due giorni ci è servito solo per tenere lo zainetto sul passeggino e avremmo girato solo con il Baby Tula Navigator. Alla fine lo YoYo ci ha salvato l’ultimissimo giorno, poco prima della partenza, perché Giulio si è addormentato per circa 3 ore in aeroporto proprio sul passeggino, anche se a pensarci bene forse avrebbe fatto lo stesso anche nel Baby Tula, ma va bene così.

Bangkok con il Baby Tula, perché lo consiglio

Il Baby Tula ci ha salvato davvero in diverse occasioni. Bangkok non è una città facilissima da girare con i piccoli, anche se la maggior parte degli ingressi della metropolitana e dei treni ha l’ascensore. Inoltre, gli Hotel, soprattutto quelli che hanno 7 piani o più, hanno tutti l’ascensore al piano e questo facilita e non di poco l’arrivo e la partenza dalla camera. C’è da dire però che alcune strade non sono esattamente baby friendly e in molte situazioni il marsupio è stato necessario, soprattutto per quanto riguarda i mercati o gli spostamenti, penso ai tuk tuk o ai taxi. Spostamenti veloci, resi ancora più facili dal fatto che per muoversi bene avevamo scelto un supporto molto pratico.

I primi due giorni di viaggio poi, causa fuso orario di 5 ore, Giulio era giustamente un po’ stranito. Voleva stare un po’ di più in braccio, a contatto, e al contempo voleva vedere tutte le cose nuove, capire da dove arrivavano i rumori e i profumi, le voci e le mani che lo toccavano (i bambini occidentali in Thailandia piacciono un sacco).

Il Baby Tula è stato indispensabile quindi per farlo sentire al sicuro, ma comunque parte del viaggio. Me lo sono portata a Chinatown, in metropolitana, si è addormentato mentre visitavamo il Wat Pho e l’ho cullato più volte mentre eravamo in cammino o anche fermi nella hall dell’Hotel in attesa di alcuni amici.

Differenza tra Tula Baby e Toddler

Sono un’amante del viaggio a contatto e fin da piccolissimo (il nostro primo viaggio con il marsupio è stato alle Azzorre) ho voluto che Giulio si godesse i nostri viaggi da una posizione privilegiata, vicino a noi (letteralmente). Ora che Giulio è diventato un po’ più grande, credevo di dover smettere con i supporti, ma mi sono resa conto che non sempre gli va di camminare come noi grandi (soprattutto in viaggio), inoltre in situazioni diverse preferisce stare in braccio. Ecco il perché della scelta di un supporto anche per ora che è un po’ più grandicello, ma comunque in braccio continua a volerci stare spesso (giustamente).

I supporti toddler hanno misure diverse, più ampie, proprio perché destinati a bambini che hanno circa un anno e mezzo, anche se poi dipende da supporto a supporto. Idealmente comunque, si consigli di provare il toddler con bambini che hanno almeno 18 mesi o più e di sfruttare, fino a quel momento un marsupio baby. Tula inoltre da la possibilità di avere tre diverse dimensioni: Free-to-grow, il modello standard e il Toddler per i più grandi.

Perché vale la pena avere anche un supporto per i più grandi? Perché a un anno e mezzo sono grandi sì, ma sono comunque bambini e anche loro hanno il diritto di stare a contatto, vedere e muoversi (Giulio faceva anche merenda sulla mia schiena). Inoltre anche noi genitori abbiamo il diritto di vivere il nostro viaggio nel modo più comodo possibile e sono convinta che il Baby Tula sia un’ottima alternativa a qualsiasi passeggino, direi l’unica alternativa a viaggi così lontani e che mettono a dura prova anche i bambini più abituati al girovagare.