Come si affronta la malattia in viaggio? Credo che stare male in viaggio sia una delle cose più brutte che possa capitare mentre si è fuori casa. Se poi non capita a noi, ma capita ai bambini, è quasi peggio perché loro sono piccoli, a volte non parlano e vederli stare male in viaggio, quando dovrebbe essere tutto divertimento e scoperta, è davvero demotivante. 

Il nostro viaggio in Sicilia, quando Giulio aveva 17 mesi, l’abbiamo passato tra tuffi in acqua e in piscina e giochi in spiaggia. Una settimana sotto il sole della Sicilia, con la nonna è quello che ci siamo concessi a giugno. Non una meta lontana quindi, ma la bellezza della terra siciliana che tra cibo e clima, ci ha sempre conquistati.

Una settimana di viaggio mooooolto rilassante, per noi e soprattutto per Giulio, che assieme alle animatrici e agli altri bambini si è divertito a giocare ed esplorare. Purtroppo sul finire della settimana, gli ultimi tre giorni proprio, Giulio è stato male. Un po’ di febbre, tosse e raffreddore. Quei malanni che capitano quando si sta al mare, si alloggia in un ambiente con l’aria condizionata magari, si entra ed esce continuamente senza prestare troppa attenzione alle correnti. Succede, e quella volta in Sicilia, successe a Giulio.

Cosa si fa a questo punto? Di certo non è una situazione ottimale. Le poche volte che mi sono ammalata in viaggio, è stato bruttissimo. In quei momenti, una delle cose che vuoi di più è il tuo letto e il tepore della tua casa, delle tue cose, del tuo cibo. Insomma, potresti essere anche in un hotel 5 stelle con trattamento da regina, ma preferiresti comunque casa tua!

Ancora più brutto è quando capita a tuo figlio, perché sai che puoi stargli vicino, coccolarlo, prenderti cura di lui, ma se la febbre non passa, non passa. Quello che ho fatto in quella occasione è stato dar lui le medicine che mi ero portata da casa, quindi tachipirina della dose adatta ad un neonato (generalmente si controlla il peso, ci sono le indicazioni nel bugiardino) e aspettare che migliorasse. Inoltre, dato che abbiamo di famiglia un’assicurazione sanitaria annuale, per precauzione ho chiamato anche per ricevere un parere medico. Per fortuna il malanno non era niente di grave, era una febbre data appunto dai continui sbalzi di temperatura. Cose che quindi possono capitare a chiunque.

Quello che mi sono chiesta, una volta passato tutto, è stato cosa sarebbe capitato, se invece di beccarci una febbre ci fossimo beccati qualcosa di diverso, di più grave (facciamo tutti gli scongiuri del caso ovviamente, affinché non accada mai). Oppure mi sono chiesta, cosa avremmo fatto se Giulio si fosse ammalato durante un viaggio attivo, un viaggio on the road come siamo soliti fare, invece che in una struttura turistica?

Se Giulio si fosse ammalato a inizio viaggio? Saremmo tornati a casa o avremmo proseguito? Se ci fossimo ammalati tutti? Sì, posso essere esagerata, lo ammetto. Per fortuna in quella data occasione è andato tutto bene, ma le domande che mi sono fatta dopo il viaggio in Sicilia sono state tante. Sono tornata a casa felice di stare bene e felice che Giulio si fosse ripreso per il viaggio (prima in bus per arrivare in aeroporto e poi in aereo e poi di nuovo in auto per arrivare a casa) e ho cercato di stare il più attenta possibile affinché non si trovasse in altre correnti d’aria.

La malattia in viaggio non mi ha mai spaventato prima di allora, ma in Sicilia mi è molto dispiaciuto vedere così Giulio. Non mi ero mai fatta molti problemi, anche perché non avevo mai affrontato prima di allora una situazione del genere. Sono poi giunta alla conclusione che, il viaggio è parte della vita. Così come affronti la malattia a casa dovresti saperla affrontare anche in viaggio, facendo affidamento sulle tue risorse, le persone che ti sono vicine e se necessario le medicine che ti vengono prescritte. Penso che a volte sia solo una questione mentale: pensiamo di stare bene solo a casa quando siamo malati, ma in realtà non è così, è qualcosa che ci diciamo perché se fossimo a casa…. staremmo meglio (ma è davvero così?).

Dalla Sicilia sono tornata con tante domande, ma anche con un’esperienza in più da mettere nei mie bagagli futuri. Da allora non c’è più capitata una cosa del genere e spero vivamente che non ci capiti mai più, anche se viaggiando spesso, credo dovremmo metterla in conto. Questo non è un post in cui consiglio di fare o non fare qualcosa, di partire o di non partire comunque, di tornare a casa se si sta male o di farsi un’assicurazione sanitaria migliore. Ognuno fa i propri conti e i propri ragionamenti. Quello che mi sono portata a casa dalla Sicilia è stato il ragionamento fatto a posteriori: l’avere sangue freddo in tutte le situazioni (che è sempre una cosa utile, per noi ma soprattutto per i bambini – perché se ci vedono agitati poi si agitano anche loro).

Giulio ha avuto la febbre per circa 3 giorni, ma tutto alla fine è andato per il verso giusto. In quesi giorni, mentre lui riposava io ne ho approfittato per lavorare e la nonna per ricamare. Alla fine, anche se le condizioni non erano ottimali, soprattutto per Giulio, tutti abbiamo avuto il nostro viaggio di relax (vediamo il bicchiere mezzo pieno!).

P.s. ho preferito mettere le foto di Giulio mentre si divertiva e stava bene, invece che mettere quelle mentre era malato (che tra l’altro non ho perché quando stava male a tutto pensavo tranne che a fargli foto).