Il viaggio in Norvegia che abbiamo fatto con Giulio nei suoi 16 mesi è stato bellissimo, ma anche molto faticoso. Questo viaggio è stato il primo in cui ci siamo veramente resi conto di una cosa: ognuno di noi ha i suoi tempi, nessuno escluso, nemmeno Giulio che proprio a 16 mesi ha iniziato a manifestare i suoi tempi di viaggio, che ovviamente spesso non coincidevano con i nostri, anzi. 

Devo dire che l’aver scelto questa destinazione per una scoperta così importante, ci ha aiutato non poco. Non so cosa avremmo fatto in un altro Paese, di certo qualcosa ci saremmo inventati, ma la Norvegia con i suoi giochi e i suoi spazi ci ha aiutato tantissimo. Prima di questo momento i nostri viaggi erano stati esattamente come volevamo, con i nostri tempi, le nostre dinamiche, le nostre preferenze in fatto di cibo e soprattutto di luoghi. Prima della Norvegia decidevamo una meta, la prenotavamo e Giulio ci seguiva ovunque. Non aveva particolari esigenze o preferenze, lui faceva tutto quello che facevamo noi.

In Norvegia non è stato sempre così, Giulio ha iniziato proprio qui a manifestarsi, a preferire un parco,  a voler stare o a voler andare via prima del tempo. I viaggi come noi li intendevamo erano ormai finiti, era evidente. Noi non eravamo del tutto pronti. Prima di partire per la Norvegia avevamo organizzato gli spostamenti con orari precisi (anche perché alcuni di questi dipendevano anche da aerei interni al Paese). Prima di partire per il nostro viaggio avevamo deciso le escursioni e anche iniziato a capire in quale ristorante avremmo potuto mangiare una volta in viaggio: poi tutto si è dovuto per forza di cosa modificare in corso d’opera.

Spazi aperti e tempistiche ancora diverse

La Norvegia ci ha aiutato tantissimo grazie ai suoi spazi. Ripeto, non so come avremmo fatto in un altro paese dove gli spazi sono ridotti o le proposte per i bambini sono poche. A 16 mesi i bimbi hanno energia da vendere. A loro non servono molte strutture, se ci sono meglio eh, ma a loro in questo periodo serve proprio spazio, luoghi aperti e in questo la Norvegia è maestra. Dei parchi che abbiamo incontrato tra Bergen ma soprattutto a Oslo, ho parlato in un post dedicato.
Ricordo molto bene la mattina che dovevamo lasciare l’hotel di Bergen. Siccome non eravamo assolutamente preparati ai tempi dilatati che un viaggi con un bambino piccolo ti richiede, abbiamo fatto tutto all’ultimo, lasciare la stanza, fare il check out e prendere il pullman per l’aeroporto. Risultato: ho perso nel tragitto un libro che stavo leggendo e che ovviamente non avevo ancora finito, un paio di occhiali da solo e una maglia appena comprata!

Una volta arrivata a casa ho provato a ricontattare l’hotel e la compagnia di linea, ma purtroppo niente delle mie cose è più stata ritrovata.

Dove mangiare? Noi abbiamo scelto gli hotel (almeno la sera)

Discorso cibo con Giulio a 16 mesi. Con Giulio abbiamo fatto l’autosvezzamento, ne ho parlato spesso e abbiamo iniziato proprio nel nostro viaggio a Cuba. In Norvegia abbiamo seguito il percorso iniziato mesi prima, introducendolo al cibo locale come la zuppa di astice mangiata nel porto di Bergen! Una delle cose che abbiamo iniziato a notare in questa fase di Giulio è che la sua attenzione (al cibo ma anche alle altre cose eh), è tale solo fino a quando non si esaurisce il suo interesse o la sua esigenza, ergo: mangiava e poi voleva subito scendere dal seggiolone per andare a giocare! Questo ci ha fatto preferire, almeno la sera, le cene negli hotel in cui alloggiavamo. Questo ci dava l’opportunità di lasciar libero Giulio in hotel fino all’ultimo, fino all’arrivo del piatto e poi di lasciarlo giù dal seggiolone appena finito di mangiare. Inoltre, cosa importantissima, dato che Giulio è sempre stato un dormiglione, mangiare in hotel la sera ci permetteva di portarlo subito a dormire senza uscire dal locale e fargli prendere freddo o svegliarlo.

Come abbiamo cambiato il nostro modo di viaggiare?

Ricordo molto bene la tratta di treno da Bergen per vedere i fiordi norvegesi, una giornata abbastanza impegnativa dal punto di vista di Giulio e che ha messo alla prova anche noi. Svegli la mattina presto, poi treno, autobus, nave e ancora treno per tornare a casa. Sicuramente bellissimo, sicuramente affasciante, ma per un bimbo di 16 mesi che vuole camminare, correre, esplorare, non il massimo. Ci siamo goduti la Ferrovia di Flåm e tutta la giornata, ma il ritorno in treno per Giulio che invece aveva ancora tantissima energia da spendere, al contrario di noi che eravamo cotti, non è stata una passeggiata.

Dopo quel giorno ci siamo davvero resi conto che per Giulio era meglio un parco, magari per qualche ora, dove correre e giocare con noi, che tanti spostamenti tutti insieme. Così, una volta tornati a Oslo, ci siamo dedicati alla scoperta dei parchi della capitale norvegese, cercando di farlo correre e divertire il più possibile. Non c’è cosa più bella dei genitori del vedere il proprio bambino sorridere, non credete? Ricordo che l’ultimo giorno in Norvegia l’abbiamo passato interamente al parco, è stato bellissimo per tutti!

Dopo questo viaggio cosa è cambiato davvero?

Dopo il viaggio in Norvegia è cambiata la nostra percezione del viaggio con Giulio. In realtà abbiamo dovuto fare ancora un paio di viaggi on the road, prima di accorgerci davvero le reali esigenze del più piccolo della famiglia (e posso dirlo ora che è quasi passato un anno da quel viaggio). Ci è servito il viaggio in Sudafrica per renderci conto che in California (il nostro viaggio successivo), avremmo dovuto organizzare le attività principali a misura di Giulio. Del resto, ora che ci penso bene, la Norvegia è stata anche l’ultimo Paese in cui abbiamo visto i musei così come piace a noi. Nei viaggi successivi i musei li abbiamo un po’ evitati, se non nelle ore in cui Giulio era più stanco o addirittura dormiva.