Ci sono città in cui vado molto spesso, per lavoro o per piacere, città che ho finito per amare, innamorandomi di un tramonto arancio sui Navigli, di una serata finita a patatine e coca cola, di un autunno visto dal tram e di una notte sfrecciata via da un taxi. Tra queste città, Milano è fra tutte quelle che meno mi sarei aspettata di amare. 

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Ogni volta che devo tornare a Milano mi immagino una Milano grigia ad attendermi e inaspettatamente trovo cielo azzurro e sole ad accogliermi. Milano sta diventando giorno dopo giorno, appuntamento dopo appuntamento una città in cui penso spesso che mi piacerebbe vivere. Non sono diventata matta del tutto, lo giuro, e non ho deciso di cambiare città, almeno non ancora, ma se dovessi farlo, credo che Milano potrebbe essere una bella scelta. Prima lo credevo solo lavorativamente parlando, ora anche dal punto di vista della vita.

Sapete che ho già passato un anno a Roma, e non ci tornerei, ma Milano non è Roma e credo che un’esperienza di vita nuova potrebbe passare, prima o poi, da questa città. Ma perché scrivo questo post?
Perché l’ultima volta che sono stata a Milano, per lavoro prima e per piacere poi – nel senso che ho allungato un weekend lavorativo nel capoluogo lombardo, ho alloggiato in uno degli hotel più stupendi che io abbia mai visto. No, non esagero.

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Ho conosciuto The Yard un paio di anni fa. Ero stata invitata in questo hotel per un aperitivo di lavoro/piacere e mi ero ritrovata a metà tra un classico hotel in stile inglese e un locale trendy degno della New York più cool, tutto sembrava tranne che stare a Milano, ma appena fuori dalla festa erano i Navigli e Porta Ticinese che vedevo, nel pieno centro della città, nel pieno della movida e in uno dei posti più belli e più fotogenici di Milano.

Quando sono tornata in Lombardia per lavoro, ho deciso che era al The Yard che dovevo dormire, perché pochi anni prima quell’hotel mi aveva talmente colpito che l’avevo sbirciato su tutti i social network, seguito, ne avevo ammirato le camere, le suite e le colazioni, dovevo dormirci! Così ho fatto, dormendo nientepopodimenoche in un delle sue suite, la Penthouse.

The Yard è un hotel di cui è difficile non rimanere colpiti, anzi proprio impressionati. Una cura dei dettagli incredibile, un ambiente raffinato ma mai pomposo, un luogo in cui sentirsi a proprio agio, in cui ordinare una tazze di tè o un bicchiere di bollicine nella sala cinema, sì esiste anche quella, dove leggere giornali internazionali, perché la clientela è per la maggior parte straniera, dove condividere la tavola della colazione con altri ospiti prendendo le specialità del giorno dalla morning bag che viene servita al tavolo a tutti gli ospiti.

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I colori sono prevalentemente quelli scuri, i corridoio e l’ascensore sono neri, si fa quasi fatica a vedere, ma questo è il bello, si mescolano pezzi d’arte a quadri più classici, stoffe tartan al velluto, divani in pelle e bicchieri di vino rosso, cuscini e lenzuola profumate a accappatoi morbidi e caldi. The Yard è un sentimento più che un hotel, un caldo abbraccio hipster e di classe dato in una domenica d’ottobre, mentre le foglie gialle cadono e il sole colora tutto di rosso.

Tra i servizi offerti dal The Yard, quello che ho potuto provare è stato il sevizi garage. Diciamo che data la zona, se conoscete un po’ Milano capite benissimo il perché, il servizio è molto valido. Lì nei paraggi infatti il parcheggio non si trova mai e per 15€ lasciare l’auto in un posto sicuro e sotto “casa” è di certo la cosa meno stressante che si possa fare e anche la più sicura. Unico rammarico di questi due giorni al The Yard è che non mi sono potuta godere la mia suite come pensavo, perché in un posto così ci vuoi rimanere per giorni, forse settimane. Ti vuoi gustare ogni divano, ti viene quasi da toglierti le scarpe e stenderti lì, tra un mappamondo e uno dei cocktail, per cui è noto il The Yard, della casa. Vorresti stare lì e guardare un film avvolta dal profumo dei pancake del mattino, lasciarti illuminare dalla luce che filtra dal patio, dove tappeti e comodi divani ti invitano a restare.

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Ecco sì, forse l’unico inghippo che si potrebbe trovare ad alloggiare al The Yard è proprio che, lasciandosi prendere troppo la mano, si potrebbe finire per non volerla più vedere Milano, se non dalla finestra di una delle bellissime camere, finendo per voler dormire in ciascuna di queste, dato che ognuna ha un suo carattere, un suo colore e un proprio stile. Ah, al The Yard devo proprio tornare e se non ci siete mai stati, vi consiglio di iniziare da uno dei suoi aperitivi, i cocktail del bar del The Yard sono tra i cocktail più famosi di Milano, e non stenterete a crederci una volta assaggiato il primo!