Questa sera mi è capitata una cosa strana. Ho assistito a uno spettacolo incredibile di flamenco, il primo devo essere sincera. Ero al Museo del Ballo del Flamenco di Sevilla dove ci aveva ospitato Kurt Grötsch, il direttore del museo e mentre ero lì ho iniziato a pensare alla passione.

Mentre la ballerina (magnifica!) interpretava questa danza con ogni suo muscolo, dalle mani, alle gambe ai piedi ai muscoli della faccia con una espressività magnifica, ho pensato che la passione si alimenta a passione.

Questa sera sono sicura di aver fatto qualcosa per la cultura. Non parlo del prezzo del biglietto, perché al Museo eravamo ospiti, ma di qualcosa di più che forse va al di là del contributo economico all’arte. L’arte è fatta dagli artisti e io sono sicura che questa sera, mentre la ballerina di flamenco mi trasmetteva tutta la sua passione, energia e vita (perché credo davvero che quella sia la sua vita), io dal mio canto le trasmettevo la mia passione nell’essere lì a vederla, nel sostenere la sua arte con uno sguardo fisso, gli occhi puntati e l’energia della mia presenza.

Sono sicura che l’arte e la cultura non “campino” di emozioni, ma sono certa che un buon libro non avrebbe successo se non suscitasse qualcosa, che una canzone non sarebbe una “hit” se non trasmettesse delle sensazioni e che un artista, sempre, ha bisogno del riconoscimento del pubblico per essere stimolato.

Probabilmente lei mi ha trasmesso molto di più, io ero lì a guardarla non ho danzato tutte le ore della mia giornata per anni per essere su quel palco, ma di certo lei aveva bisogno che io e tanti altri come me fossimo lì ad applaudirla e a recepire quell’arte, alimentandola con dell’altra arte a nostra volta.

Se vuoi leggere come, dove e quando sono stata a vedere il flamenco a Siviglia, vai nel post d Borghiamo.