Se mi avete seguito sui social durante il mio viaggio nell’Outback australiano, avrete notato che per due giorni sono stata completamente assente da Facebook, Instagram e dai social in generale. Magari non ve ne siete nemmeno accorti perché mentre da me era giorno da voi era notte, e non è che state tutto il giorno dietro ai miei aggiornamenti.

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Volevo informarvi però che qualcuno se n’è accorto, tipo la mia famiglia, a cui non ho mandato segnali per due giorni interi e si sa, se hai qualcuno a cui vuoi bene dall’altra parte del mondo, magari dopo un po’ ti preoccupi – soprattutto se sei abituato a seguire i suoi aggiornamenti live per sapere che sta bene/è vivo.

Dicevamo, cos’ho fatto in due giorni persa nel mezzo dell’Australia? Ho vissuto – mi verrebbe da dire spontaneamente – ho viaggiato e ho visto uno dei posti più belli del mio viaggio in Australia.

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In Australia non avevo alcuna sim locale (come invece ad esempio avevo fatto in Giappone) e potevo comunicare solo quando incontravo il wifi o quando stavo in hotel. Lasciato Ayers Rock (del cui soggiorno vi avevo raccontato nel primo post sul viaggio in Australia ) il quarto giorno di Outback, siamo partiti alla volta di Kings Canyon.

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Il viaggio in auto su strada sterrata con un grosso furgone in cui ci portavamo dietro taniche di acqua e di benzina e generi alimentari, è durato circa 5 ore. Cinque ore in macchina in cui ho dormito, guardato fuori le strade rosse, i canguri che saltellavano, i cammelli che mangiavano e i dingo che scappavano un po’ impauriti dal rumore della nostra auto.

Più di una volta ci siamo fermati lungo questo tragitto per prendere qualche fotografia. Il paesaggio sembrava sempre così diverso seppure all’apparenza uguale che ci faceva sobbalzare ogni volta che vedevamo uno scorcio diverso, una curva più a gomito delle altre. Bastava una minima cosa per ridisegnare tutta la nostra visuale, ed era bellissimo.

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Dopo 3 ore di auto ci siamo fermati a Courtenay Springs ce ne sono diversi sparsi in questa parte di mondo e sono ben segnalati anche perché se ne perdi uno e non hai benzina a sufficienza, avoja a camminare 😀
Comunque in Australia, almeno nell’Outback australiano. tutti girano sempre con provviste di acqua, benzina e cibo, sempre. Arrivati al nostro primo punto ristoro abbiamo fatto una pausa cibo e caffè: un barbecue da paura che avevo visto sempre e solo nei film *-*

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Mi brillavano gli occhi per l’emozione, ero incredibilmente affascinata da quelle pratiche, per gli australiani così normali. Il punto barbecue era a disposizione di tutti. Si trovava all’interno di un camping sì, ma chiunque passasse di lì, come ad esempio noi, poteva fermarsi e mettersi a cuocere qualcosa. Noi avevamo delle tortillas, della carne, del tufo, verdura, salse e formaggio. Da bere, succo di mango, caffè per tutti. Non mi sono mai sentita così bene e libera.

Mangiare all’aria aperta, cucinare e fare tutto da sola, stare lì, in mezzo al niente con le enormi distese di sabbia rossa al fianco mi faceva impazzire ed ero isolata dal mondo e dai social, una sensazione che iniziavo ad apprezzare.

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Nella parte centrale dell’Australia non solo non c’è il wifi, ma non c’è nemmeno segnale, ne telefonico ne radio. Cinque ore di macchina senza ascoltare uno straccio di musica possono essere pesanti, ma a dire la verità me ne sono accorta solo a viaggio finito, tanto ero presa dal paesaggio che mi passava di lato e dai miei compagni di viaggio (3 giapponesi di Tokyo e la nostra guida australiana, una ragazza gentilissima proveniente dalla Nuova Zelanda e trasferitasi per amore).

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L’arrivo al nostro hotel, il Kings Canyon Resort, è avvenuto intorno alle 17 del pomeriggio. Giusto il tempo di posare le valige in camere, vedere la stanza e fare qualche foto che eravamo già fuori ad ammirare il tramonto sul Kings Canyon e poi una cena sotto le stelle ci allietava la serata. A cena eravamo solo io e i tre giapponesi. La comunicazione tra noi era delle migliori, loro avevano un accento (giustamente) giapponese e io un accento (giustamente) più europeo quando parlavo inglese.

Ci capivamo, ma si vedeva che volevamo parlare di più e capirci e dirci ancora tante altre cose. Mi sono sentita come in Balla coi lupi, quando per far capire che parlava di bisonte, Kevin Costern si è dovuto mettere a “4 zampe” per imitare l’animale, ecco ci mancava solo quello.

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Nel nostro resort non c’era segnale del telefono e il wifi era a pagamento. Decisi che per una notte potevo prolungare quel piccolo piacere e concedermi una notte solo mio.

Era strano essere distante da tutti e nei giorni seguenti ho anche pensato che se fosse successo qualcosa nessuno mi avrebbe potuto raggiungere, ne io avrei potuto raggiungere loro, ma non me ne sono pentita. Quella notte tra le altre cose in Italia era domenica pomeriggio e io andavo in onda nel programma di Licia Colò, Il Mondo Insieme 🙂 la puntata l’ho rivista qualche giorno dopo, solo una volta a Alice Springs.

Il giorno seguente ho fatto colazione nell’unico bar (di fianco alla pompa di benzina proprio come nei film) della zona. Lì vicino non c’era nulla, di nulla, nulla per km. Poche cose, un caffè e via verso l’escursione a Kings Canyon che ci ha tenuti occupati per tutta la giornata.

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Se vedere Uluru mi ha emozionata, Kings Canyon mi ha avvicinato in modo incredibile alla natura. Mi sono ricordata le camminate scout, quelle che iniziavano la mattina e finivano solo a notte inoltrata, la fatica e il sudore e il non avere più pensieri se non per quello che si ha di fronte e per i propri compagni di cammino.

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La guida è stata speciale, ci spiegava tutte le piante, tutte le viste, ci indicava le rocce, ci portava nei punti più panoramici e ci indicava la strada. A metà cammino ci siamo fermati sotto una cascata, purtroppo per noi secca, con un bacino d’acqua sotto per pranzare. In tutto la nostra escursione è durata 4 ore circa e dopo tanta acqua, tanta protezione 50+, siamo tornati alla macchina e abbiamo preso la strada per Alice Springs, felici, soddisfatti e molto stanchi.

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Durante il tragitto per la città che avrebbe costituto l’ultima tappa del mio viaggio nell’Outback mi sono addormentata e svegliata più volte, come in trance. Un po’ ammiravo le strade fuori e un po’ ascoltavo le conversazioni all’interno dell’auto, fino a quando nei pressi di Alice il mio telefono a ripreso a funzionare e io sono tornata alla mia realtà.