Una delle cose più temute da chi viaggia con i bambini o anche da chi sta per viaggiare per la prima volta volando in un posto lontano con i bambini, è quella del jet lag, il fuso orario. Il primo assaggio che abbiamo avuto di fuso orario viaggiando con un bambino, dico la verità, l’abbiamo avuto a Cuba, quando Giulio aveva solo 10 mesi circa. Quello a Cuba comunque, anche per il fatto che Giulio era davvero piccolino, è stato un fuso orario contenuto. Il jet lag vero, quello che ci ha dato del filo da torcere, l’abbiamo provato con Giulio in viaggio in Asia, in Thailandia a 19 mesi, poco meno di 2 anni.

Cosa vuol dire innanzitutto jet lag? Vuol dire essere in completa balia del nostro fuso orario di partenza e non riuscire ad abituarci a quello del paese in cui stiamo viaggiando. Personalmente ho avuto diverse esperienze impegnative di jet lag. La prima in assoluto credo a New York, ma anche in Giappone (devastante l’arrivo di mattina), poi quello in Australia (ma lì ero già incinta e forse era anche quello) e poi in Thailandia durante il mio primo viaggio da sola. Ho sofferto e soffro ancora oggi il jet lag, è una cosa che ho messo in conto: io ne soffro punto e basta, che ci vuoi fare? Che sarà mai stare svegli qualche ora durante i primi giorni di viaggio? Niente, non succede niente, fino a quando non hai un bambino a cui dover pensare il giorno dopo!



Assaggi di jet lag in Thailandia

La Thailandia è stato il viaggio rivelatore: ok, allora anche i bambini soffrono di jet lag!
Siamo stati solo 5 giorni a Bangkok per lavoro e abbiamo preferito non far prendere a Giulio l’orario locale per un motivo ben preciso: si sarebbe stressato doppiamente al ritorno. Lui d’altronde non ci pensava nemmeno a prendere l’orario thailandese, ogni sera fino all’una o alle due di notte correva per tutto l’hotel. Celebri le videochiamate con la nonna all’una di notte (ora locale thailandese). Secondo me i portieri di notte del nostro hotel ancora si ricordano di noi: a correre su e giù per l’hotel c’eravamo solo noi tre! Bangkok ha un fuso orario di +7 rispetto all’ora italiana. Questo vuol dire che per Giulio ogni cosa aveva meno sette ore. La colazione? Per lui avveniva tardissimo la mattina, dormiva tanto e la sera fino alle 2 non andava a dormire. Sono stati giorni impegnativi, ma niente che non si potesse risolvere con un po’ di pazienza e una buona fascia (diciamolo!).

Il fatto è che non avevamo ancora visto nulla. La California, viaggio che avremmo fatto 4 mesi dopo, si sarebbe rivelata un vero disastro dal punto di vista del sonno e del tempo. Prima ancora della California ci sarebbe stato il Sudafrica, due mesi dopo, ma il Sudafrica ha solo un’ora di fuso orario rispetto all’Italia e in effetti si è rivelato un viaggio super tranquillo da quel punto di vista!



Il fuso orario impegnativo della California

Siamo arrivati in California e per la precisione a Los Angeles a sera inoltrata, erano quasi le 23.  Los Angeles si trova rispetto a Bangkok proprio dall’altra parte, il fuso di LA è di -7 ore rispetto all’ora italiana. Avendo Giulio dormito per gran parte del volo aereo, volo di una decina di ore circa con un aereo diretto con partenza da Roma, all’arrivo era abbastanza riposato. Questo ci ha in parte rasserenato: meglio avere un bambino riposato ci siamo detti, che uno che non ha dormito, questo lo sanno tutti i genitori!
Dopo aver sbrigato le pratiche per il noleggio auto, esserci messi in macchina, aver impostato il navigatore e aver raggiunto la nostra casa per i primi giorni in California ed esserci sistemati per la notte… ecco Giulio! Attivo e vispo come non lo vedevamo da un po’ (se per 9 ha dormito, cosa ti aspetti dopo, che dorma di nuovo?).

Noi invece eravamo distrutti. Volevamo solo dormire. Giulio saltava sul letto, ci saltava addosso. Poi aveva fame, voleva vedere un cartone, aveva sonno. Per lui era giorno pieno e voleva uscire (e noi a fargli vedere che era buio) e così via. I primi giorni in California sono stati molto, molto impegnativi. La mattina era un vulcano, poi pranzava (più o meno con l’orario del pranzo eravamo riusciti quasi subito a regolarci con quello americano) e poi schiacciava un lunghissimo pisolino (che per lui era notte, perché in Italia appunto era notte fonda).  Noi così ci godevamo Los Angeles prima, San Diego e Palm Springs poi.

La sera però era dura. Noi eravamo stanchi, lui invece era riposato e per lui la sera equivaleva alla mattina italiana e tutte le sue energie lo rimettevano di nuovo in movimento. I primi giorni in California ci siamo ritrovati alle 3 di mattina da Domino’s Pizza (per dirne una), oppure alle 4 di mattina eravamo già attivi nel nostro appartamento a guardare cartoni e a preparare la pasta che di lì a poco Giulio si sarebbe mangiato.

Pro di questo jet lag (vediamo sempre i pro che i contro sono evidenti): potevamo prepararci il pranzo da asporto. Il che, in una città costosa come Los Angeles, non era poi così male. Il giorno prima facevamo la spesa e la mattina alle 4 cucinavamo. Uova, panini, pasta. Dall’Italia ci eravamo portati un po’ di pasta e anche dei contenitori in previsione di questi pic nic. Alzarsi super presto ci dava la possibilità di essere fuori di casa già alle prime luci del mattino e di vedere tantissime cose. Di contro c’era che alle 20 la sera eravamo tutti nel letto (la prima sera, quella dopo il nostro arrivo, alle 18 già dormivamo!).

La California ci ha messo davvero a dura prova e non solo in viaggio. Alla fine dei nostri 15 giorni circa americani, Giulio si era quasi abituato completamente al fuso della California. Ricordo gli ultimi giorni a Palm Springs con Giulio che cenava all’orario giusto, un cartone e alle 21.30 tutti a letto (non siamo mai andati oltre le 22 nemmeno noi grandi, diciamolo). Il ritorno in Italia è stato abbastanza difficile. Era gennaio, qui era freddo e buio e Giulio, che appunto negli ultimi giorni si era abituato al fuso americano, ha avuto difficoltà a tornare alla normalità. I primi giorni all’asilo era stanchissimo e la mattina alle 4 italiane era in piedi – chi in quel periodo seguiva le mie storie su Instagram si ricorderà di quando alle 4 io e lui facevamo la nostra prima colazione.

In California abbiamo imparato una lezione, che poi la pediatra mi ha confermato, meglio la melatonina, sì anche per bambini.

Jet lag non ci freghi (più): melatonina in Repubblica Dominicana

La partenza per la Repubblica Dominicana ci è arrivata addosso dal giorno alla notte. Abbiamo saputo della partenza il giorno prima di prendere l’aereo. Dire che l’organizzazione è stata veloce, è dire qualcosa forse di non troppo vero: è stata velocissima. Sono corsa in farmacia a comprare spray anti zanzare, protezione solare altissima, fermenti lattici e anche la melatonina, sia per noi adulti che per Giulio. Già, esiste una melatonina anche per i bambini e, sotto consiglio del pediatra, io ne ho approfittato.

Lungi da me sponsorizzare qualsiasi tipo di prodotto farmaceutico, anche se questo è un integratore, ma la melatonina ci ha davvero aiutato in quest’ultimo viaggio. Abbiamo preso la melatonina, sia io che Giulio con soluzioni e dosi diverse ovviamente, a partire dal giorno stesso del viaggio e per i primi tre giorni di viaggio. Poi l’abbiamo ripresa il giorno prima della partenza per altri due giorni dopo l’arrivo. Come per tutte le cose non bisogna abusarne, bisogna leggere bene il foglietto illustrativo e chiedere parere al proprio medico e pediatra. Ripeto, dato che non voglio fare alcuna sponsorizzazione la finisco qui, ma questo è quello che abbiamo trovato che più ci ha aiutato contro il jet lag, non tanto per me (anche se ne ho sempre sofferto molto), quanto per Giulio che, non capendo bene cosa succede quando partiamo in aereo o perché c’è il buio quando il suo orologio biologico dice che bisognerebbe giocare, è sempre più disturbato e nervoso di noi grandi.

Ah, c’è poi chi di jet lag non risente per niente, è il caso del babbo di Giulio che mai, mai, mai ha sofferto di fuso orario in nessuno dei viaggi fatti assieme ad oggi (e ne abbiamo fatti diversi). Che volete farci, ognuno ha le sue fortune!
Voi invece soffrite di fuso orario? Come avete risolto il vostro problema o quello dei più piccoli in viaggio?