Le Azzorre sono state il primo vero grande viaggio di Giulio. Quattro mesi ancora da compiere e Giulio volava verso la sua prima vera meta, con il suo nuovissimo passaporto. Il passaporto per le Azzorre? Vi chiederete, sì perché un vero viaggiatore che si rispetti deve avere un passaporto e non una carta di identità. Noi abbiamo fatto il passaporto sia in virtù del fatto che sapevamo l’avremmo portato tanto in giro da subito, ma anche perché davvero pensiamo che il passaporto è a tutti gli effetti IL documento di viaggio.

Del primo volo con Giulio ho già parlato in un altro post e anche di come ottenere il Battesimo dell’Aria per i neonati. In questo post mi piacerebbe parlare di come vedo io il viaggio con i bambini piccolissimi e di come secondo me, lo vedono loro.

Il primo viaggio con Giulio è stato tutto una scoperta. Certo, noi di voli ne abbiamo presi tanti e fatto tantissimi viaggi nella nostra vita, ma quando vai a far volare o viaggiare una persona che non sei tu e che dipende da te al 100% come un neonato, qualche scrupolo in più te lo fai, anzi te lo devi fare. Come starà in volo? E se una volta giunti a destinazione si ammala? Ma se quando stiamo là non sta bene? Se piange per tutto il viaggio? Sono sicura di riuscirlo a calmare in volo? Ma se poi succede qualcosa?

Tutte domande lecite e tutte domande che mi sono posta anche io prima di prenotare e partire. Le domande hanno sempre delle risposte, diciamo la maggior parte di loro. Per i genitori alle prime armi la risposta migliore, più rassicurante ma soprattutto più vera è sempre una: bisogna stare calmi. I piccoli sentono ogni nostro sentimento, sì anche quelli di agitazione. Vedono noi e sentono noi come le loro guide (e in effetti lo siamo eh), quando siamo agitati o ci sentiamo in pericolo lo sentono, quando siamo sereni e felici, sentono anche quello.

Torniamo alle domande.

Come starà in volo?

Bene, starà bene perché io starò bene, sarò serena e sarà per me come le altre dieci milioni di volte che ho preso un aereo, sarà per me come se fossimo a casa. In aereo c’è il fasciato (non temete), di solito si trova nel bagno in fondo al corridoio verso l’ala dell’aereo. In aereo c’è la possibilità di scaldare il latte, soprattutto se prendete i voli a lungo raggio, ma anche quelli a medio e corto (qui mi devono venire in aiuto le altre mamme però perché io ho sempre allattato in volo). Il volo sarà perfetto se a inizio e fine corsa darò al mio bambino qualcosa da ciucciare o da mordicchiare, così da non fargli sentire i vuoti d’aria causati dalla fase di partenza e di atterraggio. Vale la stessa regola per noi adulti, quando scendiamo sentiamo un po’ fastidio all’orecchio e quindi deglutiamo? Esattamente così capita ai piccoli, solo che se sono molto piccoli non parlano e quindi non possono dirlo. Fategli ciucciare qualcosa, ciuccio o tetta poco importa, l’importante è che si deglutisca e si ciucci a più non posso.

Io e Giulio in volo

Io e Giulio per il nostro primo volo alle Azzorre, siamo andati parecchio bene. Il primo volo, che in realtà erano 6 in una settimana, perché abbiamo fatto due voli per arrivare alle Azzorre, due per tornare e due voli interni, sono stati sereni e rilassanti. Il primissimo devo essere sincera mi sono lasciata un po’ intimorire

Se piange per tutto il viaggio?

Il primo volo non si scorda mai, come il primo viaggio. E` tutta una scoperta e una novità e non è detto che capiti niente di quello che temete, anzi. Certo anche qui vale la solita regola “state tranquilli voi che lo sarà anche lui“.
Se il vostro bambino ha qualche annetto in più e prendete un volo lungo, di più di 6 ore, sappiate che ci sarà sicuramente uno schermo per cui potrete tranquillamente vedere qualche film o ancora meglio qualche cartone. Ovviamente se non prendete un charter ma un aereo di una compagnia seria. Per intenderci KLM, Lufthansa, AirFrance e via dicendo, vanno tutte benissimo. Se il bimbo è grande o ha intorno ai due anni, età per cui può essere già interessato a vedere un cartone, ma magari non ha ancora diritto al posto a sedere (ne ha diritto solo dopo i due anni di età o prima dei due anni di età ma richiedendolo prima alla compagnia aerea e pagando il volo come quello di un adulto normale) ricordatevi di prendere uno sdoppiatore per auricolari.
A cosa serve mi chiederete? In aereo, nei voli lunghi, danno sempre le cuffiette o gli auricolari affinché ciascuno possa sentire il proprio film. Se il vostro bimbo è grande e avete un solo sedile, va da sé che dovrete dividervi le cuffie. Con uno doppiatore, richiedendo una cuffietta in più, potrete vedere assieme lo stesso film/cartone. Su Amazon le trovate a meno di un euro!

Se piange per tutto il viaggio poi dovrete essere bravi voi a inventarvi giochi o a portarne magari di nuovi, che non ha mai visto prima e che possono destare in lui grande attenzione e sorpresa. Tenete un gioco nuovo quindi per il nuovo volo. Io ad esempio ho preso a Giulio delle carte da viaggio!

Inoltre, se anche questo non funziona, camminate. Tranne quando le luci delle cinture sono accese, nessuno vi vieta di fare su e giù per il corridoio. Salutare gli altri passeggeri svegli, o chi si mostra interessato ai bambini (tranquilli ce n’è sempre più di uno, soprattutto chi ha altri figli anch’essi desiderosi di fare amicizia) è un buon modo per distrarre il piccolo e farlo rilassare. Io in volo porto sempre, sempre, sempre con me il mio emeibaby perché Giulio così si rilassa un sacco e dorme subito.

Io e Giulio in volo

Giulio non ha mai pianto in volo, quindi non sono molto preparata a gestire questa domanda. Solitamente è un bimbo tranquillo anche in aereo. Saliamo, generalmente in emeibaby, prendiamo posto e fino a quando non ci dicono di mettere le cinture giochiamo assieme. Poi gli metto la cintura e inizia la salita. In questo momento preciso inizia la sua fase di sonnolenza, arrivati in volo il 90% delle volte si è addormentato e a meno che non sia un volo lunghissimo, arriverà addormentata destinazione. Non so, forse l’aereo gli concilia il sonno… del resto anche io prima di avere lui dormivo sempre in aereo!

Se una volta giunti a destinazione si ammala?

Perché dovrebbe succedere? No, dico io, perché dobbiamo essere pessimisti? Sì ok, qualcuno potrebbe dire io non sono pessimista, sono solo realista. D’accordo, potrebbe succedere tutto, potrebbe essere che gli venga la febbre, ma potrebbe essere anche che venga la febbre alla mamma o al babbo. La cosa migliore da fare è essere preparati a tutto.
Cosa faresti a casa se a qualcuno venisse la febbre? Ecco, portare sempre e prevedere sempre una mini cassetta di pronto soccorso (non deve essere grande come mezza valigia eh, basta l’indispensabile a meno che non ci sia qualche altro problema oggettivo che dipende da bambino a bambino). Noi solitamente portiamo la tachipirina, una per i grandi e una per Giulio, termometro, moment (perché io soffro di mal di testa) e… basta. Se alloggiate in un Hotel la maggior parte di questi avrà il numero di un medico o dell’ospedale della città. Partite sempre con il numero del pediatra e magari se vi fa stare più tranquilli, avvisatelo e chiedete lui se può essere reperibile mentre siete in viaggio anche al numero di telefono cellulare (non tutti dicono di sì).

Io e Giulio a destinazione

Non mi è mai capitato che Giulio si ammalasse in viaggio. Mai tranne una volta, in Sicilia! Secondo me aveva bevuto troppo acqua della piscina e si sa, quella è piena di robe che non fanno affatto bene. Non lo facevo bere io, ovviamente, ma lui è così spericolato che in piscina metteva la testa sotto l’acqua e apriva la bocca. Un piccolo pesciolino. Eh così gli ultimi 3 giorni di viaggio ha alternato febbre a diarrea. Non vi dico la mia felicità. Però il mio metodo in viaggio si è rivelato validissimo: assicurazione medico sanitaria a portata di mano e via.

Se poi succede qualcosa?

La domanda delle domande. Tutto può succedere, sempre. A 10.000 km da casa come sotto casa, in auto con mamma e papà come in taxi a L’Havana. Io sono una persona fatalista, quindi penso sempre che ogni situazione può essere risolta perché io sono la stessa a casa come dall’altra parte del mondo. Penso sempre che le persone sono molto più buone di quello che pensiamo e ne ho avuto riprova tante volte in viaggio.
Non mi scoraggio facilmente e l’unica cosa che so è importante fare in questi casi è avere una buona assicurazione medico sanitaria che copra tutte le parti del mondo (della nostra assicurazione famigliare e annuale ne ho già parlato).
Ogni volta che partiamo io mi leggo gli estremi e le condizioni, mi salvo il numero verde internazionale e il numero della polizza (che non è indispensabile, ti rintracciano anche solo con il cognome, ma che è sempre bene avere), il resto dipende solo da me, dalla mia prontezza, dal mio sesto senso e dalla mia predisposizione.

Io e Giulio a destinazione

Facendo le corna, incrociando le dita, toccando tutto quello che c’è di ferro, al momento non ci è ancora successo niente di grave e spero non ci accadrà mai. Chissà se sapremo prendere tutto con filosofia, chissà se saremo così bravi da dosare pazienza a buonumore, lo scopriremo solo continuando a viaggiare!