Quante volte ho sentito questa parola durante il mio viaggio di 10 giorni in Giappone? Tantissime! “Arigatou gozaimasu” quando uscivo da un locale, “Arigatou gozaimasu” quando compravo qualcosa, quando passavo i tornelli della metropolitana, quando il controllore mi ridava il mio biglietto in treno. Arigatou so bene cosa significa, lo sapevo anche prima di partire. Tra le 10 parole straniere che sappiamo praticamente da sempre, arigatou ci rientra alla grande.

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Ma quel suono subito dopo il grazie, non sapevo cosa significasse fino a quando mi sono ritrovata un opuscolo in mano. Gozaimasu, affianco a Arigatou significa “grazie mille“. Così anche io ho deciso in questo volo di ritorno dal Giappone, di iniziare a pensare un po’ a cosa e chi ringraziare.

Il Giappone è sempre stato nel mio immaginario un Paese incredibilmente affascinante. Non solo mi ricorda tutti i cartoni animati che più mi piacevano da piccola, ma mi ricorda tutti gli anni ’90, gli anni della mia infanzia, quando ancora sentivamo parlare più spesso di Giappone che di USA, quando il Giappone era per noi una terra incredibile, immensa e ricca e anche economicamente inaccessibile.

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Oggi che il cambio è diventato più favorevole, da settembre 2014 addirittura ai minimi storici, il Giappone è diventato più vicino, se non fosse che è dall’altra parte del mondo, più o meno come New York però!

In Giappone ho ritrovato la mia infanzia, quella fatta di Mila e Shiro, di ragazze con la divisa scolastica a quadri scozzesi, delle donne con il kimono, dei taxi incredibilmente colorati e i capelli delle ragazze perfettamente lisci e neri.

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In Giappone tutti dicono grazie, sempre, continuamente. A volte questo termine ripetuto con le finali allungate può risultare noioso e anche un po’ fastidioso per noi che non siamo abituati alla gentilezza estrema. Nelle città più grandi è come una cantilena, si passa da un locale ad un bus, un centro commerciale ad un treno sentendosi cantare un grazie, quasi collettivo. Nelle piccole città forse è ancora più emozionante, perché i centri commerciali sono pochi, le commesse sono le anziane proprietarie di un esercizio che oltre al grazie dicono parole e frasi a me incomprensibili ma piene di gentilezza.

Devo essere sincera, il Giappone mi ha colpito. La sua cultura, la sua calma, il suo modo di mandare avanti gli altri senza sgomitare, non ero abituata a tutto questo e, pensate un po’, l’unica volta in cui ho sentito un giapponese arrabbiarsi, ma arrabbiarsi sul serio, era contro un italiano che aveva fatto una cosa contro le regole (e te pareva!).

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Arigatou gozaimasu per questi 10 giorni di cultura, di curiosità, di fame e voglia di sapere, di movimenti lenti e di cedere il passo. Arigatou gozaimasu perché è importante andare oltre, aprire gli occhi al nuovo, a quello che si è sempre immaginato, a una storia lontana, a una mentalità incredibile, ad un modo di fare non da capire, ma da apprezzare.

Arigatou Gozaimasu per questo, ma soprattutto per i prossimi viaggi verso l’Asia!