La prima volta che sono stata a Fonte Avellana forse non la ricordo, ma sono certa di esserci già stata con i miei genitori da piccola. La seconda volta invece ero qui in gita con la scuola. Facevo le medie e la nostra professoressa di arte voleva farci vedere questo posto. Ricordo che poi ad ognuno di noi ha fatto scegliere un ambiente di Fonte Avellana e ce l’ha fatto ricreare con la china, ovviamente io scelsi lo Scriptorium 😀

La terza volta che sono stata a Fonte Avellana ci ho dormito in tenda. Era Pasqua e tornata a casa mi sono presa pure la febbre, non è che faccia caldissimo qua a marzo da dormire in tenda. Ero con gli scout, uno dei periodi più felici della mia adolescenza, e ricordo molto bene le amicizie create in quell’arco di tempo. Preziosissime. Dopo i 16 anni non ci sono più tornata e così, anni dopo, ben 12 anni dopo, sono tornata a Fonte Avellana.

fonte avellana dall'alto

Questa volta, la quarta, sono tornata a Fonte Avellana per farla conoscere a Giuseppe che non c’era mai stato e che sapevo gli sarebbe piaciuta. Proprio all’ingresso di Fonte Avellana si trova l’incisione del ventunesimo canto del Paradiso di Dante che pare proprio si riferisse a questo posto quando scrisse:

« Tra ‘ due liti d’Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ‘ troni assai suonan più bassi,

e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria. »

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La visita all’Eremo è gratuita, non si paga un prezzo fisso ma si può lasciare qualcosa all’inizio della visita ed è bene farlo a mio avviso, se non altro perché c’è qualcuno che si prende la briga di accompagnarvi nelle sale consentite e spiegarvi cosa andrete a vedere. La visita si svolge dal lunedì al sabato alle 10, 11, 15, 16 e 17, mentre la domenica e i festivi ogni 30 minuti dalle 10.30 alle 12 e dalle 15 alle 17.30. I gruppi con più di 10 persone devono prenotare per la visita e possono farlo scrivendo a info@fonteavellana.it o telefonando allo 0721-730261 dalle 10 alle 12.

Se come me siete arrivati un’oretta prima della visita o addirittura per pranzo, non vi rimane che attendere le 15 magari mangiando, nel bar che si trova fuori dall’Eremo. Qui non c’è niente di troppo elaborato, è un bar, quindi panini e gelati, ma ci sono anche dei tavoli da pic nic così che possiate portare con voi qualcosa da casa e mangiare all’aria aperta, se è una bella giornata vale proprio la pena.

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Dentro il bar e anche i un negozietto prima di entrare per la visita si trovano anche dei prodotti fatti dall’Eremo. Tra le tante cose anche la crema di nocciola spalmabile ma non solo. Se siete amanti di questo genere di cose troverete “pane” per i vostri denti e anche qualche stecca di cioccolata o olii per aprire le vie respiratorie (quelli funzionano benissimo!).

La visita all’Eremo dura poco meno di un’ora. La mia guida era molto brava, precisa e preparata, anche se mi aspettavo una visita più approfondita. L’avevo già fatta altre volte, almeno due, ma non la ricordavo così corta. Del resto le sale visitabili sono quelle non private, tutto i resto dell’Eremo invece è privato ad uso e discrezione dei monaci. Beati loro che si godono questa bellezza e la vista che si ha da qui tutti i giorni. La pace che si trova tra questi monti è indescrivibile, credetemi.

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La prima parte visitata dentro all’Eremo è stato lo Scriptorium. Pazzesco. Lo Scriptorium fu costruito nel XII secolo ed era il luogo dove i monaci amanuensi trascrivendo su pergamena antichi testi classici greci e latini, realizzando preziosi codici miniati. La costruzione dello scriptorium fu fatta in modo che questa parte dell’Eremo prendesse la luce dalla mattina alla sera. Vedendo infatti la seconda foto di Fonte Avellana dall’alto, si nota come un “braccio” si stacca dal complesso venendo in avanti. Questa parte è la sola che riesce a prendere tutta la luce del giorno grazie anche alle disposizione delle monofore, le finestre superiore, le uniche allora a portare la luce agli amanuensi.

Tutto questo studio mi ha davvero stupita.

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La seconda zona davvero interessante a mio avviso, è il chiostro. Non un chiostro vero e proprio perché di solito oltre ad avere un giardino in mezzo, il chiostro è anche percorribile per tutti e quattro i lati. In questo caso il chiostro è percorribile solo per tre lati, il quarto è invece inglobato nella Chiesa dell’Eremo i Fonte Avellana.

Fatto costruire nel secolo XI da San Pier Damiani questo chiostro aveva la funzione di fare da passaggio tra l’esterno e l’interno, tra i lavori esterni che facevano i monaci e la preghiera interna all’Eremo. Una zona di decompressione quindi che segnava la fine del lavoro e l’inizio della preghiera.