La Danimarca è capitata al quinto mese di Giulio. Avevamo avuto in regalo un buono Ryanair e senza nemmeno pensarci due volte, abbiamo deciso di utilizzarlo per il Nord Europa che ci mancava tutto e nello specifico la Danimarca e Copenaghen. Mai scelta fu più azzeccata di quella!

Siamo stati in Danimarca solo per tre notti, ma tante sono bastate per innamorarci di questo Paese estremamente civile e dove il sole, almeno a giugno, tramonta tardissimo. Giulio, che fin dai primi mesi di vita si è rivelato un grande mattiniero (e che con il tempo non si è smentito), quando si svegliava alle 5/6 di mattina trovava già la luce del giorno ad attenderlo. L’appartamento che avevamo preso su Airbnb era dotato di tende anche abbastanza pesanti, ma a noi piaceva dormire con le finestre libere, così da assaporare fino in fondo la bellezza di quello spettacolo naturale.

L’appartamento in Danimarca è stata un po’ un’imposizione, avremmo preferito, almeno durante la fase di prenotazione dell’alloggio da casa, prendere un Hotel. Il caso ha voluto che prenotassimo il volo in aereo durante l’unico weekend in cui a Copenaghen si svolge la fiera del turismo del Paese. Non vi dico. Hotel strapieni e le poche camere rimaste avevano i prezzi alle stelle. Così abbiamo dovuto per forza adattarci all’appartamento, cosa che con il senno di poi non si è rivelata affatto male, anzi.

Mentre per il nostro primo viaggio alle Azzorre abbiamo dormito sempre in Hotel, almeno nelle due isole in cui siamo stati, in Danimarca abbiamo assaporato la vera vita locale e ci è piaciuta non poco. Da allora, se non sbaglio, abbiamo sempre preferito quasi sempre gli appartamenti durante i viaggi con Giulio, a maggior ragione da quando ha iniziato a mangiare.

Appartamento oppure Hotel

Nei nostri innumerevoli viaggi dopo la nascita di Giulio, abbiamo capito una cosa molto importante, quel “come a casa” che spesso si legge nei siti a noi interessa, eccome se ci interessa! L’Hotel l’abbiamo preso pochissime volte con Giulio, per viaggi più o meno lunghi si intende, non per quelli nei dintorni da una notte e via. Il motivo? Per un giorno si sta bene anche al ristorante, anche a pranzo e a cena, ma soprattutto da quando Giulio ha iniziato a mangiare, non era più possibile stare sempre al ristorante per due motivi essenziali: uno perché non avevamo il completo controllo di quello che mangiava (non che voglio sapere cosa ci mettono ovunque, vorrei solo capire soprattutto all’estero e in qualche lingua me comprensibile, se ordinando dal menù un po’ a caso non porteranno lui delle cervella o dei fegatini – una cosa simile ci è successa in Danimarca, risultato, troppo saporito e lui non ha mangiato nulla *con quel che costa la Danimarca*).  Il secondo motivo è legato al prezzo: ovviamente una porzione per Giulio sarà sempre troppa e sì, una soluzione è ordinare due o tre cose e dividercele, ma quando vai in quei locali dove fai fatica a ordinare perché ci sono tante cose o perché appunto il tedesco non lo sai (o l’olandese, e ovviamente il menù in inglese non c’è), finisce sempre che ordini troppo o troppo poco.

Ecco allora perché, se andiamo via dai 3 giorni in poi, noi prendiamo l’appartamento. Innanzitutto perché ci sentiamo bene, ognuno ha i suoi spazi e la sera possiamo mangiare all’ora che vogliamo senza dover indovinare dal menù. Certo, si rischia di perdere qualcosa del viaggio, il momento del pasto in un ristorante o in un locale assieme ad altre persone, si rischia di perdere anche qualche gusto tipico forse, ma credo che un giusto compromesso si possa trovare andando a pranzo fuori, quando cioè si è già in giro, e a cena a casa così si è già pronti per il letto (perché non so da voi, ma da noi il sonno arriva prestissimo!).

Il bello di cucinare

L’abbiamo testato in Danimarca la prima volta: cucinare a casa la sera in tre è bellissimo! Sembra di essere come a casa, (eccolo che ritorna), un’atmosfera familiare che tanto ci piace. Mentre uno apparecchia l’altro cucina, il terzo… guarda i cartoni in danese.
Cucinare all’estero non è così male come si pensa, non per forza bisogna mangiare pasta e panini, ci si può anche sbizzarrire con qualche ricetta o gusto locale. Noi ad esempio, proprio in Danimarca, sapendo che avremmo dormito in un appartamento su Airbnb, abbiamo portato qualche pacco di pasta da casa e poi l’abbiamo cucinato con salse e sughi del posto, iniziando così a conoscere anche le abitudini dei danesi e i loro gusti.

La pasta portata è stata un po’ un’esigenza dato che, come ben sapete, in Danimarca il cibo e i locali sono abbastanza cari (32€ due birre senza alcuno stuzzichino come le vedete?), così abbiamo preferito premunirci e organizzarci giocando d’anticipo.
Il bello di Airbnb, quando si prenota un’intera casa (noi prenotiamo solo intere case, no stanze singole) è che si ha la possibilità di usufruire della cucina, degli accessori di chi la lascia per darla a voi, degli spazi e degli usi di un’intera cultura, generalmente diversa dalla nostra.

Le sere in Danimarca erano davvero speciali. Un piatto cucinato da noi, la luce che non andava mai via, Giulio che si accoccolava sulle nostre gambe sul divano e… ovviamente il riordino degli spazi quando lui si appisolava e noi potevamo goderci una serata a due (che non durava mai tanto perché la stanchezza si faceva sempre sentire!).

La libertà di avere ciascuno i propri spazi

Potrebbe sembrare una stupidata, invece l’appartamento è esattamente quello che ogni famiglia cerca per vivere un viaggio alla grande. A volte, soprattutto quando sono in viaggio, mi viene da pensare a come le nostre dinamiche si sarebbero svolte se avessimo scelto un hotel anziché un appartamento. Certo, la mattina c’è la colazione già pronta e a buffet e sì, qualcuno passa e sistema la camera, cambia gli asciugamani e tira su le lenzuola.
Ma quanto ci vuole a far da sé tutti questi lavoretti? Pochissimo
Quanto si guadagna in spazi e autonomia? Tantissimo.

Parlando di spazi, nel vero senso della parola, una camera di un hotel quant’è: 20-30mq? A volte meno. Una casa su Airbnb può essere di 70, 90 o anche 120mq se lo desiderate (oppure meno eh). Detto fatto, lo spazio per lavorare la sera magari, vedere la televisione dopo cena senza disturbare Giulio che dorme in camera, cucinare muovendosi liberamente o anche fare la doccia in due contemporaneamente: c’è! Certo, non sono tutte cose indispensabili, almeno non per tutti. Per noi lo sono.

La vita di quartiere

Ricordo benissimo la domenica a Copenaghen. La sera avremmo avuto l’aereo e così dopo un breve giro la mattina, eravamo tornati a casa a pranzo. Il programma era più o meno questo: sistemiamo le cose, facciamo le valige e poi attendiamo l’orario di partenza qui, così poi andiamo diretti in aeroporto. Ecco, ricordo che dopo pranzo, mentre i due giocavano sul divano e sul letto, io ero andata nel negozietto sotto casa a prendere i gelati.

Una cosa semplice, una cosa che avevamo fatto anche due sere prima, dopo cena, perché anche in Danimarca fa caldo e a giugno la voglia di gelato ti viene a prescindere! Un gesto quotidiano che chissà quante volte aveva fatto la ragazza che ci ospitava a casa sua, ma che a noi era sembrato così strano e al contempo bellissimo. Strano perché in viaggio vivi tutto all’ennesima potenza e una cosa che fai due volte ti sembra di farla da mesi; strano anche perché stavamo per salutare il nostro amico del market che già ci sembrava di conoscerlo da chissà quanto tempo!

Stessa cosa per la colazione. La primissima mattina, non avevamo ancora avuto il tempo di acquistare nulla per la casa, ne latte, ne biscotti, niente di niente. Così, dopo esserci lavati e vestiti, siamo scesi in strada e abbiamo fatto colazione a primo bar, pieno zeppo di danesi, di mamme e babbi, di bambini di tutte le età (una cosa che non mi spiegherò mai dato che era venerdì mattina e non erano le 7.30, ma le 9.30 passate…). Ci siamo sentiti in un quartiere vivo, ci siamo sentiti parte di quella comunità e questo ci è piaciuto tantissimo, molto più di certi buffet!