Dopo l’escursione a Kings Canyon, dopo essere stati insieme per quasi una settimana, io e i miei compagni di viaggio giapponesi ci siamo salutati. L’ultima cena l’abbiamo fatta ad Alice Springs in un posto decisamente caratteristico che si chiama Overlanders dove abbiamo mangiato carne di canguro e cammello fino a scoppiare. Poi siamo andati a dormire al Lasseters Hotel e l’indomani ci siamo salutati a colazione.

E`stato davvero strano essere così dispiaciuta nel vederli andare via. E`stato strano poi non averli più intorno, loro che ogni tanto si trovavano a parlare delle loro cose in giapponese e si dimenticavano di me e io li ascoltavo curiosa e interessata.

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I nostri saluti sono stati come ci si aspetta da un giapponese e da un’europea. Loro mi hanno stretto la mano, io li ho abbracciati. Alla fine hanno ricambiato l’abbraccio, ci siamo scambiati i biglietti da visita, che io ho accolto a due mani come da cultura giapponese per mostrare il mio rispetto, e ho promesso loro che gli avrei mandato le nostre foto assieme. Sono stati incredibilmente felici di vedere il mio video fatto nella loro terra durante il mio viaggio in Giappone e io di vederli così, emozionati.

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Iniziavano lì i miei ultimi due giorni da sola, completamente da sola, in Australia. La giornata prevedeva un’escursione nel West Macdonnell Rangers, ma quello che più mi interessava, lo devo ammettere, era vedermi lì da sola senza nessuno. Essere per qualche ora, un giorno o due, libera. Non avere “l’obbligo” di parlare, di sorridere, non essere niente di più di quello che mi andava. E così è stato.

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La giornata è finita mentre ordinavo un’insalata nel ristorante vicino, tutti mangiavano parlavano e si divertivano in compagnia. Era una ristorante in cui c’era sia una parte in cui si veniva serviti e un’altra in cui si poteva ordinare e portare via o ordinare e mangiare nei tavolini all’esterno. Ho mangiato sola, ho osservato le persone intorno a me, ho inventato le loro storie e mi sono goduta la mia serata libera. La sera è passata con il pensiero che l’indomani sarei ripartita per altre 20 ore di aereo, le valige da preparare e le altre attività da finire.

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Il giorno seguente ho esplorato il centro di Alice Springs che devo dire mi ha molto colpito. Anche se non era da programma, perché a metà mattina mi sarei dovuta dirigere verso l’aeroporto, mi sono alzata presto, ho fatto colazione e il checkout, e mi sono incamminata a piedi verso i centro, 30 minuti ad andare e altrettanti a tornare. Volevo assolutamente vedere questa città, capire meglio il posto e farmi un’idea tutta mia di Alice Springs, non solo come meta per le escursioni nei dintorni, ma come città da vivere.

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Gli aborigeni australiani qui sono ovunque, li incontri per strada, al supermercato, stanno quasi sempre con i piedi scalzi, stesi su un prato o a sedere su una panchina mentre fanno “comunità”. Il centro di Alice Springs è incredibilmente vivo con i suoi negozi d’arte aborigena e i suoi piccoli caffè. Volevo sedermi in tutti i caffè possibili, ma mi rendevo conto che i tempo era pochissimo e mi sono affrettata per finire di vedere le vie, le gallerie d’arte, per sbirciare nel supermercato locale e in qualche negozio di souvenir. Qui, come ci si potrebbe aspettare oltre ai souvenir si vendono tantissime attrezzature tecniche per le escursioni, calzetti, maglioni, pantaloni, zaini e scarpe da trekking.

Il mio viaggio in Australia è finito nella città di Alice Springs, dove invece tantissimi anni fa è iniziato quello di una ragazza che ha attraversato il deserto a piedi in compagnia di qualche cammello e di un cane. Sei mesi a piedi per raggiungere l’Oceano Indiano, una storia vera che ha dell’incredibile, una storia che sa di avventura e da cui è stato tratto anche il film Tracks che vi consiglio vivamente di vedere se non l’avete già fatto.

Rivedere il trailer ora, dopo aver visto il film, ma soprattutto dopo essere stata là, mi da un’emozione incredibile. Io lì ci sono stata, io lì c’ero, io ero lì, io. Il mio viaggio è finito qui ad Alice Springs, mi sono fatta una foto all’entrata della città per non dimenticarmi questo momento.

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Ho deciso che quando sarò triste penserò a questa foto, al momento in cui l’ho scattata, a quanto di più bello la mia vita mi sta offrendo, ai viaggi, alla fortuna, alla determinazione e alla spensieratezza. Perché ce ne vuole, tanta, di spensieratezza. Ci vuole la capacità di prendere le cose in modo leggero e non in modo scontato, non in modo facile, solo leggero, perché così arrivano le belle notizie, su un filo d’aria trasportate da una piuma delicata.