Non ho mai viaggiato completamente da sola fino a quando non sono partita per Malta. Ho fatto dei tragitti di viaggio da sola, sono stata delle giornate da sola, ma non ho mai avuto la fortuna o la sfortuna di trovarmi in un contesto totalmente sola, senza conoscere nessuno intorno a me. In questi giorni dopo Malta, a dire il vero già durante Malta, ho pensato spesso alle cose belle e brutte dello stare da sola. Ho pensato anche che il viaggio da soli è difficile da definire.Viaggiare da soli significa viaggiare senza nessuno che ti conosce? Significa partire da soli? Perché se poi lungo il cammino conosco qualcuno o intraprendo parte del cammino con altre persone, allora quello non è più un viaggio da solo? Personalmente ho pensato che un viaggio, per definirsi in solitaria, deve necessariamente partire in solitaria. Tutto quello che succede dopo, l’incontrare persone che si conoscono o conoscere nuove persone, non sono significative a mio avviso, affinché un viaggio si possa definire “in solitaria”. Di certo non posso evitare di parlare con le persone che mi stanno accanto e non posso nemmeno evitare di conoscere i coinquilini di un appartamento. Anzi, credo che la conoscenza di altre persone sia una prerogativa del viaggiare in solitaria, dato che spesso quando viaggiamo in coppia o con altri amici non facciamo amicizia facilmente. Quando siamo soli invece vogliamo fare amicizia, vogliamo conoscere, dobbiamo conoscere gli altri, appunto perché non vogliamo rimanere troppo soli, è quasi un’esigenza. C’è anche da dire che conoscere l’altro è bello, ti fa apprezzare quello che hai e ti fa condividere quello che sei, mostrando il tuo io più vero.

Malta in solitaria

1. Avere paura è bello. Se avete già letto il mio ultimo post, avrete capito che sono una fifona cronica. Se da piccola ero una super fan dell’horror, oggi faccio davvero fatica a vedere un thriller anche se solo più spinto e decisamente fuggo dai film di paura. A Malta ho girato per l’Isola spesso e volentieri da sola. Ammetto che la sera tornavo sempre in una casa allegra e viva, che a pranzo ero sempre in compagnia e che dopo cena volendo potevo uscire e fare conversazione. Ma durante il giorno se non avevo particolari impegni, me ne andavo per l’Isola di Malta e viaggiavo in solitaria.
Due volte ho avuto davvero paura. Ma del tipo che volevo tornare indietro mentre camminavo lungo la strada. Non capivo come mai potessi avere paura di camminare in pieno giorno in una stradina, assolutamente poco battuta, di Malta, ma pur sempre alla luce del giorno. Era una paura irrazionale e come tale l’ho trattata. Non volevo tornare indietro sul percorso già fatto e non volevo che le mie paure vincessero su di me. Ho provato in quei momenti qualcosa di strano. La sensazione era quella di essere completamente libera e anche molto felice, ma se da una parte c’era l’euforia della libertà, da un’altra invece il panico del “e se mi succede qualcosa, chi chiamo?”. In quelle due volte tutto è andato bene, non mi sono lasciata prendere dal panico e non sono assolutamente tornata indietro. Sembra una cosa banale e forse un po’ stupida, ma lo stare da sola, completamente da sola, e non fermarmi, mi ha dato una carica incredibile.

Federica a Malta

2. Non avere obblighi o costrizioni. Più di una sera lo ammetto, sono andata a dormire alle 23. Sicuramente nelle sere in cui avevo la febbre è stato necessario, ma in altre sere ero io che deliberatamente decidevo i miei orari e i miei limiti. Ero andata a Malta per fare un corso di inglese e non volevo svegliarmi la mattina assonnata e stanca. Inoltre i pomeriggi li passavo a esplorare la Valletta e le altre località di Malta e la sera arrivavo sempre stanca morta. Non avere obblighi e non sentirsi costretti in alcun modo a uscire, è stato bello. A volte quando sono con gli amici, se il sabato sera non esco mi sento “diversa”. Mi rendo conto che sono pensieri che potrebbero risultare stupidi, ma quando si è soli per alcuni giorni è importantissimo ascoltare il proprio corpo e le proprie necessità.
La prima sera in cui mi sono decisa a rimanere a casa da sola non è stato facile. Non sapevo da che parte iniziare, mi trovavo in un ambiente non mio e non sapevo cosa volevo. Poi mi sono fata coraggio e ho messo i pensieri in ordine. Ho cenato, letto il mio libro, guardato un film e infine sono andata a dormire. Tutte azioni abbastanza banali, ma che nella loro banalità mi hanno fatta sentire quasi a casa.

Cena delle 18

3. Affidarsi agli altri è necessario. Durante il mio soggiorno a Malta, mi è capitato di ammalarmi. Eh sì, a volte capita anche quando non si vorrebbe, anche quando si è in viaggio da soli. La mia fortuna è stata avere dei coinquilini e non di vivere completamente da sola. Sono andata io stessa a comprare le medicine e tutto quello che mi occorreva, ma una sera stavo così male che il mio coinquilino, Robert, è andato a fare la spesa per me e mi ha pure cucinato la cena.

In alcuni momenti di questa avventura maltese, avere l’appoggio o anche solo la parola di qualcuno è stato come una manna dal cielo. La mia compagna di stanza che la mattina mi salutava con un Good morning e la sera mi diceva Good night Honey, mi ha fatto sentire meno sola, più voluta e mi ha fatto capire che “eravamo sulla stessa barca”, tanto valeva fare squadra. Tutto quello che ho fatto da sola, è vero, l’avrei potuto fare anche in gruppo. Sarei potuta andare a esplorare Malta assieme alla mia classe di lingua inglese o assieme ai miei coinquilini, ma ho preferito stare da sola per fare questa esperienza così come l’avevo pensata, perché ne avevo bisogno. In alcuni momenti però il conforto degli altri è stato necessario, del resto tutti noi cercavamo il dialogo con l’altro quando eravamo in casa, anche per sentirci meno soli.

Valletta

4. Poter fare quello che realmente si vuole. Una cosa che mi ha detto Giuseppe quando sono partita è stata: “porta sempre con te un libro e quando ti senti sola, leggi“. Un consiglio azzeccatissimo. Devo dire che il libro l’ho letto solo nella prima parte del mio viaggio, quando mi sentivo davvero sola. Poi ho imparato un po’ a fare i conti con me stessa e il libro è rimasto più sul comodino che nello zaino. Il bello di stare da soli è che ci si può organizzare il tempo a proprio piacimento. Si può decidere di andare a prendere un frappé alla banana e rimanere nel bar a pianificare i pomeriggi seguenti per un’ora, come ho fatto uno dei pomeriggi a Malta, senza che nessuno dica qualcosa. Si può pranzare alle 12 e poi partire per l’esplorazione giornaliera o si può anche saltare il pranzo e fare una bella merenda pomeridiana.

Tramonto dalla mia camera a malta

5. Sentirsi soli non è male. Ho sempre avuto paura della solitudine, ho sempre pensato che a stare da sola mi sarei annoiata. I primi giorni a Malta invece non sono stati affatto noiosi. Viaggiare da soli è un turbinio di emozioni e di esperienze. Non si rimane quasi mai da soli, a meno che non lo si voglia. Si ha un concentrato di vitalità e di voglia di scoprire e di voglia di vedere che non capita facilmente. Tutto è visto per la prima volta e necessariamente a tutto si da un’attenzione diversa. Questo comporta un gran numero di energie spese, ma anche tanta voglia e vitalità in più. Sentirsi soli in questo caso è quasi una scelta. Si sceglie di fare delle escursioni da soli, così come ho fatto io, e inevitabilmente ci si accorge che un po’ di solitudine alla fine, non è affatto male.