Qualche mese fa volevo imparare il russo, avevo trovato anche un corso base molto interessante aiutata dal Comune di Rimini, ma poi mi sono trasferita a Roma e del russo là, nessuna traccia. Almeno non come qui in Romagna.

Da febbraio sono tornata a Rimini alcune volte, circa 4 o 5, ogni volta che sono tornata ho notato alcuni cambiamenti che forse gli abitanti della Riviera, vivendoli giornalmente non notano. Almeno come li ho notati io.

Ho abitato a Rimini dai 5 ai 28 anni. Ho sempre sentito parlare italiano, anzi romagnolo. La zdora era la donna di casa, quella che faceva da mangiare la pasta romagnola che stendeva la piadina e che faceva la pasta fresca tutti i giorni, che poi per ragioni di lavoro e per esigenze culturali si è ridotta a farla tutte le domeniche. Solamente.

Il romagnolo non l’ho mai compreso benissimo, capisco molto meglio dialetto marchigiano. L’italiano lo capisco, anche se a volte scrivo talmente di fretta che si potrebbe pensare io non lo sappia benissimo 😀 A 15/16 anni oltre alle scritte in italiano, nei negozi e nei ristoranti, vedevo le scritte in tedesco. Non capivo niente del tedesco io leggevo l’italiano.

Più tardi poi ho iniziato a vedere i menù in inglese, inglese e italiano, poco tedesco. La bella Rimini si stava piano piano internazionalizzando, capendo il suo potenziale, dai film di Jerry Calà al Bandiera Gialla, si voleva arrivare all’Europa, chissà, forse all’America.

Il dialetto non l’ho più letto, solo sentito. Spesso lo vedevo o lo sentivo in relazione a qualcosa di divertente, era qualcosa per prendersi in giro o per prendere in giro, mai niente di serio. Nonostante la fama di Fellini che a Rimini portò la vera cultura, altro che Gerry Calà, dei film felliniani qui in Romagna non ne ho mai visto uno. Incredibile vero?

Da qualche mese, a dire il vero già dall’estate scorsa, a Rimini è arrivato il russo. La vera prova? Il fatto che l’Aeroporto Fellini di Rimini ha tolto TUTTI i voli, lasciando sol quelli per la Russia e l’Ucraina, anche qualcosa in Albania a dire il vero. Dei voli che ho preso da Rimini per Londra e la Sicilia, più nemmeno l’ombra.

A Rimini da quest’anno ho iniziato a vedere le scritte in russo. Italiano sopra e russo sotto. Nient’altro. Niente inglese, niente tedesco e niente romagnolo. Questo mi ha davvero colpito. Tante scritte vengono fatte a penna, di fretta, appiccicate lì velocemente come per non “perdere il cliente“.

In alcuni locali tipicamente romagnoli, ma di classe, ho notato una recente clientela russa, che mangia il pesce con il vino rosso e la piadina con la pasta. Non so bene che tipo di turismo russo stia arrivando (anzi è già prepotentemente arrivato) in Italia. So che è un tipo di turismo che gli albergatori attendono a braccia aperte, anche se devono sconvolgere le tradizioni per ospitarlo, anche se devono dar da mangiare vodka e piadina per ottenerlo.

Che i russi vengano in Italia e a Rimini, nello specifico, per la vicinanza agli outlet sanmarinesi e di Riccione, o dell’entroterra, non è una novità vero?! Che le commesse del centro storico ormai parlino meglio il russo dell’inglese, lo sapete bene, immagino.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni? Dato che l’aeroporto pare bloccato, immagino tanto altro turismo russo. Dato che non ci preoccupiamo di richiamare altro turismo dall’estero e che ci preme il soldo più che le tradizioni, direi che ho ben recepito il messaggio. Però, vi prego, ditemi che vedo poco lontano, che in realtà il piano è mirato, che la situazione è diversa e che il russo non è l’unico cliente che vogliamo (con questo aggiungo che non ho proprio nulla contro il cliente russo), e che riempire gli hotel non è solo quello che ci interessa. Me lo dite voi?