Sentivo parlare del Meeting da anni, praticamente da sempre (perché sono un’84), e quest’anno l’ho visto dal vivo. Devo ammetterlo mi incuriosiva e allo stesso tempo mi impauriva un po’, ma il Meeting è anche questo, soprattutto se arrivi a 30 anni e non ci sei mai capitata in mezzo.

Così quest’anno ho partecipato, per un giorno o poco più, ma non ero sola. Contattata da Avsi per seguire la mostra Generare Bellezza, nuovi inizi alle periferie del mondo, ho passato in fiera più di una giornata. Il clou di questo evento per me è stato il 28 Agosto quando ho preso parte alla visita guidata della mostra di Fondazione Avsi.

fiera-meeting

L’evento è stato curato da John Waters, un giornalista e scrittore irlandese, che ha visitato tre realtà molto diverse dove Avsi è presente da diverso tempo: Kenya, Quito e San Paolo. Questa raccolta di foto, ma anche di esperienze, è iniziata sostanzialmente all’interno di Avsi già nel 2011, ma è stato quando Papa Francesco ha sottolineato l’attenzione alle periferie che il progetto ha preso veramente vita. Il titolo del Meeting del 2014 è infatti “Alle periferie del Mondo. Il destino non ha lasciato solo l’uomo“.

Per quanto la partecipazione ad un evento come il Meeting possa essere più o meno criticabile, io sono stata felice di averne fatto parte. Non ritengo di essere una persona chiusa, ne con pregiudizi e mi piace sempre capire e conoscere le situazioni prima di eventualmente criticarle. Io al Meeting ho trovato una bellissima realtà, quella della Fondazione Avsi. Ho trovato persone felici del loro lavoro e del loro compito in questo progetto e ho trovato soprattutto l’apertura verso l’altro, verso chi è fuori dal Meeting, cosa che invece non posso dire del contrario, molto spesso.

meeting13

Sono stata felice quindi di aver fatto, anche se per poco, anche se a modo mio, da tramite con coloro che abitualmente mi seguono sul blog e sui miei profili social. Un ponte che qualcuno ha avuto il coraggio di attraversare continuando a seguirmi, incuriosendosi senza troppe remore. Il mio compito è stato semplicemente quello di seguire una mostra e parlare di alcuni progetti, a dire la verità molto interessanti, e credo che le persone che mi hanno seguita fino in fondo l’abbiano apprezzato.

Entrando alla mostra la prima cosa che mi ha colpito sono state le foglie sopra la mia testa. Plastica colorata appesa al soffitto che tutti crediamo un baobab o qualcosa di lontano da noi. In pochi istanti vengo catapultata in Kenya e la mia guida (in realtà qui parte un gruppo ogni 20 minuti e ogni due ore anche un gruppo di bambini)  inizia a raccontare le storie delle vite di queste persone.

meeting111

Ascolto la storia di bambini che non credevano di saper studiare, le storie di ragazzi che non credevano di avere un futuro e come l’insegnamento e l’educazione alla bellezza li abbia aiutati a vivere bene. Sì, proprio alla bellezza. Questo è stato il tema che più mi ha colpito. Bè, è anche il tema principale della mostra a dire il vero 😀

Andando in Kenya, per la precisione a Nairobi, John Waters ha avuto la possibilità di vedere realtà diverse che ha riportato nella mostra e nel libro che la accompagna. Una delle cose che mi ha più colpito è che le scuole che sono state progettate e costruite in queste zone, dove l’istruzione non era una delle priorità per la popolazione, è che dovevano essere belle.

meeting8

La scuola doveva essere bella, dovevano esserci specchi all’interno, riproposti poi all’interno della mostra nelle sedute riflettenti, e dovevano dare ai bambini e alle famiglie l’idea che qualcosa di buono e di nuovo si stava facendo per loro. Le testimonianze che arrivano sono quelle di persone stupite, di mamme incredule di fronte a tanta bellezza e bontà.

Del resto “potevamo pensarci prima”, ci viene da dire, nel momento in cui qualcuno ce lo spiega. I bambini studierebbero e apprenderebbero meglio in luoghi belli, in classi con sedie nuove, piuttosto che in baracche vecchie e rattoppate. I bambini in questo modo si sentono messi al centro di un progetto e di un’attenzione particolare. Sentono che qualcuno crede in loro e lo specchio è quell’oggetto che ogni giorno ci permette di specchiarci e capire “a che punto” siamo nel nostro percorso. Non abbiamo scuse di fronte a noi.

meeting9

Il percorso continua attraverso le altre due sezioni, dopo il Kenya è la volta dell’Ecuador e infine del Brasile. Le testimonianze si susseguono, interviene anche Anthony Maina, presidente della Little Prince, al Meeting di Rimini di persona. Le guide si fanno portavoce di storie vissute e storie raccontate, storie di vita che hanno cambiato il loro percorso grazie anche all’aiuto di Avsi.

Alla fine della mostra ci si accorge di non aver visto solo delle belle foto e di aver letto sui muri delle belle parole. Ci si rende conto di aver visto dei sorrisi, di aver ascoltato il racconto di un cambiamento tangibile, reale, e di averne in qualche modo fatto parte. Ci si sente curiosi di scoprire qualcosa di più e di partecipare, anche noi, a questo cambiamento che al Meeting si respira nell’aria 🙂

meeting4 meeting10

Che dite, vi ho incuriosito? La mostra rimane al Meeting di Rimini, presso il padiglione C1 fino a sabato 30 agosto.

Se non riuscite a passare per Rimini ma non volete perdervela, dovete sapere che la mostra sarà itinerante per tutto il prossimo anno e che presto Avsi metterà a disposizione sul proprio sito sia le informazioni per richiederla, sia le date e le città in cui verrà esposta ancora.