Farchioni cos’è? Forse il solo nome, così su due piedi, non vi dirà tanto, ma la bella bottiglia di olio che trovate al supermercato, vi farà tornare alla memoria tante cose, soprattutto tanti pranzi e tante cene consumate anche grazie al suo gusto inconfondibile. Allora sì che capirete di cosa parlo.

Conosciamo così poco del nostro territorio e dei nostri prodotti, che scommetto nemmeno voi sapevate che Farchioni non fa solo olio, ma anche vino e birra. Sì, esattamente così, olio, vino e birra che vengono prodotti e gestiti dagli stabilimenti situati in Umbria di proprietà della famiglia Farchioni.

Così sono andata a dare un occhio, assieme a Giulio e la mia famiglia, perché Farchioni è un’azienda familiare che tiene tantissimo affinché la gestione rimanga interna, senza però privarsi di bravissimi collaboratori esterni, che poi alla fine, volenti o nolenti entrano a far parte della grande famiglia umbra, tanto che per un po’ parte di quella bella famiglia allargata, mi ci sono sentita anche io.

La mia visita è durata due giorni intensi, intensissimi. Ho visitato l’azienda in tutto il suo splendore, ho fatto degustazioni di olio, birra e infine di vino, scoprendo il lavoro e la fatica, ma soprattutto il progetto che c’è dietro ogni singolo prodotto. Ma non solo, stando a stretto contatto con i membri della famiglia ho potuto percepite l’enorme passione, la voglia di trasmettere e anche il desiderio di far passare nozioni e informazioni per loro fondamentali, a cui personalmente avevo sempre fato troppo poco peso.

Non avevo mai fatto una degustazione di olio e devo dire che è stata parecchio particolare. Otto erano gli assaggi, il primo bicchierino l’ho mandato giù nemmeno fosse un bicchier d’acqua. Chi di voi ha mai fatto una degustazione di olio ha già capito di cosa parlo e anche la mia reazione! I restanti sette bicchierini li ho assaggiati bagnando le labbra, anche se in realtà il gusto è l’ultimo senso che serve per assaggiare e riconoscere un buon olio.
La nostra lezione è durata quasi un’ora e mezza e non sono poche le cose che ho imparato.

Ho imparato innanzitutto che l’olio prima di essere assaggiato va riscaldato, annusato anche più volte e poi assaporato. L’olio si valuta con la vista, l’olfatto e il gusto e siamo sempre più propensi a trovare i difetti di un prodotto laddove invece sarebbe molto più interessante trovarne i pregi. Ovvio, non è facile, per niente. In un paese dove ci sono oltre 200 tipi di olive, l’Italia, dovremmo essere bravissimi a riconoscere non solo visivamente ma anche al semplice olfatto, il nostro olio. Pensate solo che in Spagna hanno non più di 20 tipi di olive diverse, ma quanto siamo fortunati noi ad avere un patrimonio del genere?

Dopo la nostra degustazione di olio siamo passati a visitare l’oleificio, dove abbiamo scoperto che l’olio è l’unico prodotto al mondo per il quale l’esame organolettico è obbligatorio.

Come vi dicevo, Farchioni produce anche la birra, nata circa nel 2007 la birra Mastri Birrai Umbri è un prodotto della passione del secondo Genito di famiglia che innamoratosi della birra dopo un viaggio in Germania, ha visto bene di utilizzare il malto delle terre umbre per farlo diventare un prodotto di qualità. La degustazione di birra è stata molto più semplice, tra quelle assaggiate la Bio mi ha colpito, chiara di frumento, prodotta con lievito da alta fermentazione, malto d’orzo e luppoli aromatici. Una birra oserei dire leggera, per la sua gradazione, ma anche per il sapore.

Per ultimi i vini, una visita in cantina, una serata perfetta a Terre de la Custodia, assieme a Vincenzo Cudia, l’enologo e Daniele Sevoli, sommelier. La visita in cantina è stata preziosa per capire l’evoluzione dei vini Terre de la Custodia, la voglia di proseguire un cammino cominciato sulla via del Sagrantino.

La cena che è seguita ha dato spazio alla mia immensa voglia di mangiare in un luogo bello, sofisticato, con piatti cucinati molto bene e finalmente, dopo parecchi mesi, accompagnata solo da adulti. Ogni tanto ci sta.
A buffet la cucina delle Terre de la Custodia, ci ha proposto una bruschetta di pane al Casolare, uovo in camicia con patate e tartufo nero, fiore di zucca farcito in tempura di Blanchus, spuma di piselli con tinca affumicata di Trasimeno, pappa al pomodoro e burrata, mantecato di baccalà e patata di Pietralunga, il tutto accompagnato da uno spumante metodo classico Gladius 2010.

Come primo abbiamo assaggiato un ottimo risotto allo zafferano con pesto leggero e spuma di pomodoro, abbinato a un Montefalco bianco DOC Plentis 2016. Ancora un secondo primo, con caramelle di pasta all’uovo con ripieno di faraona e tartufo con burro fuso accompagnato da un Montefalco rosso riserva DOC Rubium 2013.

Infine il secondo, un filetto di cinta senese cotto a bassa temperatura con salsa di albicocche e un ultimo bicchiere di Sagrantino di  Montefalco DOCG Exubera 2006. I dolci ovviamente non sono mancati e a seguire al secondo sono arrivati un aspic di frutta con gelatina alla vinea, un assaggio di Sacher, piccola pasticceria, il tutto abbinato ad un Sagrantino di Montefalco Passito Melanto DOCG 2011.

Vi dico come mi sono alzata? Sazia e felice di aver provato piatti incredibilmente curati, abbinati perfettamente a vini eccellenti, tanto da riuscire a far risaltare il gusto dell’uno e dell’altro vicendevolmente. Ovviamente a fine serata mi sono poi portata a casa tute queste bottiglie, passito a parte, perché credo fortemente che il vino vada bevuto in buona compagnia e io non vedo l’ora di far assaggiare le mie scoperte alle persone che amo.

Cosa rimane di questa bella esperienza? Rimane la voglia di conoscere sempre meglio i nostri prodotti, le nostre eccellenze, le persone che mettono passione e impegno, giorno dopo giorno in quello che fanno. Rimane la voglia di informarsi, non rimanere lì con la mano sullo scaffale, indecisi tra due bottiglie, senza conoscere davvero la storia dei prodotti che mangiamo e che compriamo, perché è la storia (e a volte non solo quella), che fa davvero la differenza, la storia di quello che produciamo sul e per il nostro territorio che racconta davvero quello che siamo, molto più di tante locandine.