Una volta si parlava molto di più di smartphone e radiazioni. Le notizie sono spesso cicliche e magicamente dopo qualche mese in cui ogni santo giorno non si parla d’altro, qualcuno non se ne occupa più. Eppure non è un mistero che questi oggetti che ci ostiniamo a tenere nel taschino, nella tasca posteriore dei jeans, in mano o costantemente all’orecchio a lungo andare facciano male.
Allora perché non ci proteggiamo?

Devo essere sincera, nemmeno io ho fatto caso più di tanto alle radiazioni da smartphone, fino a quando non sono rimasta incinta. Allora ho iniziato a pensare, nella camera del piccolo non possiamo lasciarci il router, dobbiamo spostarlo al piano di sotto, la televisione non l’abbiamo mai avuta e qui è ok, ma i telefoni? Ah, i telefoni!

Da qualche anno a questa parte cerco nei weekend di limitare al minimo l’uso dello smartphone, sono arrivata addirittura a togliere i dati il sabato mattina per riattivarli la domenica sera. Ogni tanto ho bisogno di un periodo di detox digitale anche io e questa è la strategia che mi è stata più d’aiuto in effetti.

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Quali sono i rischi dell’essere sempre connessi?

Se parliamo solo di multitasking e di connessione con la realtà, dico molti. Mentre cucino di solito guardo il mio programma preferito su Sky, intanto whatsappo e rispondo su twitter o alle mail che mi arrivano. Finisce quasi sempre che il telefono o si infarina, o finisce in qualche parte dove non dovrebbe, una volta mi è caduto nella crema del mascarpone. Un disastro.

Mentre siamo impegnati a fare diecimila cosa spesso ci dimentichiamo di chi ci sta intorno, soprattutto se il periodo è bello denso o è stressante. Mi è capitato in passato di stare con lo smartphone a tavola e non perché non volevo parlare con i miei commensali, ma perché dovevo finire di mandare una mail, rispondere a quell’ultimo messaggio, rileggere un preventivo. Ma non va bene, dobbiamo essere noi i primi a imporci dei limiti a dire “dopo le 19 il telefono non si guarda” o “dopo le 20 tolgo i dati allo smartphone”.

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Da qualche tempo ho imparato a mettere lo smartphone in modalità silenzioso la notte. Lo so, sarebbe molto meglio portarlo a ricaricare in un’altra stanza, ma in questa piccola casina l’altra stanza sta per essere occupata e se lo portassi in cucina, che è al piano di sotto, finirei per non sentire la sveglia. Ma è un’idea che potrei prendere in considerazione.

Da qualche mese ormai dico che vorrei comprare una radiosveglia, questo risolverebbe una serie di problemi e mi darebbe anche più soddisfazione. Mi sveglierei tutti i giorni con la musica e potrei fare a meno dello smartphone, rilegandolo all’uso che dovremmo farne tutti: un oggetto per ricevere chiamate/messaggi/mail in orari di lavoro o quasi.

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Come funziona la cover anti radiazioni Tucano

Un’altra opzione che ho scoperto da poco, o meglio non un’alternativa ma un’opzione complemento, è la cover per smartphone anti radiazioni di Tucano.

Come funziona. La custodia è molto pratica da usare. Si incolla (ovviamente non è una vera e propria colla ma più un adesivo) la parte posteriore dello smartphone alla parte interna del libretto/custodia e delle piccole ventose posizionate internamente dove si trova la telecamera dello smartphone, sono fatte a posta per staccarsi e riattaccarsi in pochissimo tempo e con un piccolo sforzo nel caso di necessità.

La custodia si usa bene, c’è in diversi colori e misure – dato che io ho un telefono grande ho dovuto prende la misura XL e dato che il mio smartphone è bianco, ho preferito una custodia nera così da non stancarmi subito del colore.

La custodia protegge dalle onde elettromagnetiche grazie al suo anti-radiation system che attenua le radiazioni, ma non indebolisce il segnale del telefono. Vuoi saperne di più? Ecco una pagina sul sito di Tucano che può fare al caso tuo, mentre qui sopra il video da un’idea di quello che da oggi userò per riconnettermi con il mondo e preservare la mia salute.