Quando sono rimasta incinta sono stata infilata a tradimento in decine di gruppi più o meno chiusi su facebook. Lì sono iniziate parecchie delle mie ansie prima di diventare ufficialmente mamma e questo è anche il motivo per cui ad un certo punto io questi gruppi li ho abbandonati praticamente tutti (tranne alcuni).

Ricordo benissimo il giorno in cui mi intristii così tanto da piangere davanti allo schermo del Mac, mentre leggevo la storia dell’ennesima mamma che chiedeva aiuto per il lavoro al gruppo. Mamme di 40, 45 anni che avevano dedicato la loro vita ai figli e si ritrovavano con i figli che ogni mattina andavano a scuola a non saper più cosa fare del loro tempo.

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Mamme che avevano lasciato il lavoro (o a cui era stato caldamente consigliato di lasciarlo) per fare le mamme. Un mestiere bellissimo, appagante, gratificante e lodevole sotto tanti punti di vista, fino a quando i bimbi non hanno più bisogno di te. Diciamola tutta, non ci sono bimbi e se per questo nemmeno adulti che non hanno bisogno della mamma. Io stessa ne ho bisogno, figuriamoci i piccoli cuccioli.

Eppure stavo lì a leggere queste storie di mamme che a 45 anni cercavano di fare le baby sitter, le commesse, le donne delle pulizie, la qualunque pur di trovare da fare e sì, di portare qualche soldo a casa. Non sono storie di persone lontane da noi, sono storie di mamme come noi, mi sono detta. Io in quei gruppi ci ero entrata da poco e spesso proprio quei gruppi lì erano locali, non Mamme Italia, ma Mamme di Rimini o Mamme della Romagna, insomma, quelle persone probabilmente le vedevo la mattina a fare la spesa o al nido quando accompagnavo Giulio.

C’è da dire che la società non ci aiuta. No, proprio no. Io stessa per continuare a lavorare da subito, dal terzo mese di vita di Giulio ho dovuto chiedere aiuto alla mia di mamma e non poche volte.
Chi non ha i nonni in pensione come me, lo sa bene cosa significa. Bisogna rimboccarsi le maniche, ma chi ce lo fa fare? Io credo sia assolutamente necessario non fermarsi, non far passare troppo tempo prima di riniziare con il proprio lavoro, prendere una tata, un aiuto se necessario, non lasciarsi sopraffare dall’ansia o dalle troppe cose da fare in casa.

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A volte a me è successo. Diverse volte in realtà e ogni maledetta volta che mi sentivo piena di cose da fare, di testa pesante per i piatti sul tavolo, il pavimento sporco, la cucina da sistemare, la lavatrice da fare, le mail dei clienti, la società e il lavoro, io chiedevo aiuto. Magari il modo non era, anzi non è, sempre il migliore, ma quando uno deve chiedere aiuto non è che chiede permesso, si fa sentire e si fa capire, si deve far capire!

In questo anno di viaggi con Giulio e di primi viaggi da sola, in giornata, ho capito di aver fatto la scelta più giusta per tutti. Per come sono, per il mio carattere, avrei rinfacciato tutto a tutti, perché sono uno spirito parecchio libero, amo fare quello che mi va, quando mi va, non accetto i no, non accetto di essere messa da parte, seppur con Giulio e le mie scodelle.

Certo cucino, con il Bimby, e certo pulisco casa (all’inizio avevo una donna che mi aiutava), sto con Giulio (alternando il baby parking alla baby sitter) e lavoro (sempre, soprattutto di sera) e viaggio (ogni mese mi prendo un weekend fuori con viaggi di una settimana ogni tre mesi).
La mia non è solo passione e lavoro, è proprio vita. Viaggiare è più importante di un paio di scarpe, di un vestito nuovo, di una cena in un ristorante stellato, del cinema ogni settimana, di qualsiasi cosa e so che questa è la strada giusta per me, ma credo sia la strada giusta anche per tante altre mamme.

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In un anno le cose non sono sempre state facili. Quando dicono che avere un figlio è tutta questione di organizzazione non mentono. Bisogna farsi degli schemi mentali, essere sempre pronti, prevenire le emergenze, fare oggi quello che puoi fare oggi perché anche se la consegna è domani, sicuramente domani ti capiterà qualcosa che sconvolgerà i tuoi piani.

Per me è il viaggio, per un’altra mamma può essere riprendere la palestra o i corsi di canottaggio, per un’altra ancora può essere andare a correre tutte le mattine, riprendere i corsi di ballo o il lavoro lasciato. Credo che ognuna di noi dovrebbe essere consapevole che la mamma è il lavoro più bello del mondo, che gratifica e rende felici sì, ma solo se ad essere serene e felici e perché no, anche gratificate nel nostro lavoro, lo siamo prima di tutto con noi stesse.