Namaste!

Mi chiamo Elena, ho da poco superato il quarto di secolo e mi sono trasferita dalla provincia di Pavia all’Inghilterra per un Master in Corporate Communication and Public Relations presso la Leeds University Business School. 

In questo anno di studi, come in tutte le mie esperienze all’estero, ho avuto modo di conoscere persone di paesi diversi, a volte anche di paesi che nemmeno sapevo esistessero, ma in particolare ho avuto modo di entrare in contatto con una grossa comunità di studenti indiani, soprattutto grazie al fatto che mi trovo in una relazione proprio con un ragazzo di Mumbai.



Vivendo a stretto contatto con ragazzi e ragazze di Bangalore, Delhi, Chennai, Calcutta, Mumbai, Pune, ma anche di realtà più piccole, addirittura villaggi, ho imparato ad apprezzare la loro cultura, le loro tradizioni, la loro storia, e a piccolo passi sto anche cercando di imparare la loro lingua principale: l’Hindi.

Così, in questi mesi, ho imparato che un film di Bollywood non è tale se non ci sono balli e canzoni, e ho imparato che non esiste solo Bollywood, ma che ogni stato ha il suo cinema, perché ogni stato dell’India ha la sua lingua.
Ho imparato che si può vivere senza guardare partite di calcio, ma solo perché si guarda il cricket.

Ho imparato che non esiste il “mio” cibo o il “tuo” cibo, ma si mangia tutti, non importa quanto ce n’è.
Ho imparato che se dico “grazie” troppo spesso si offendono, perché non fanno una gentilezza per fare un favore, la fanno perché è giusto così.

Ma soprattutto ho imparato che “gli indiani sono gli italiani d’Asia e gli italiani sono gli indiani d’Europa. Sia gli indiani sia gli italiani hanno bisogno di una Madonna: non possono fare a meno di una dea, anche se la religione gliela nega. Sia in India sia in Italia ogni uomo diventa un cantante quando è felice, e ogni donna una ballerina quando va a fare la spesa dietro casa. Per questi due popoli il cibo è musica nel corpo, e la musica cibo nel cuore. E le loro lingue fanno d’ogni uomo un poeta e ammantano di bellezza anche la peggiore banalité. Sono nazioni in cui l’amore fa di un gangster un cavaliere e di una contadina una principessa, anche se solo per il breve istante in cui ti guardano negli occhi” (Tratto da Shantaram, romanzo autobiografico di Gregory David Roberts).

E’ forse per tutte queste ragioni che, la settimana scorsa, quando ho visto al telegiornale le immagini provenienti dall’India del Nord, immagini di distruzione a causa delle forti piogge monsoniche, mi sono rattristita moltissimo, come se quel paese fosse anche un po’ parte di me. 
Ed è forse per questo che mi sono sentita in dovere di fare qualcosa.

Ho allora iniziato una campagna di crowdfunding on-line che potete trovare su Indiegogo, per raccogliere fondi in supporto delle zone più colpite dalle pioggie che hanno travolto case, luoghi di culto, ma soprattutto ucciso oltre mille persone e lasciato migliaia di sfollati in bisogno di aiuto.

Al momento sono i militari che si stanno occupando del salvataggio di quante più persone possibile tra coloro che sono ancora bloccati tra le acque del Gange, ma presto serviranno fondi per aiutare i sopravvissuti a ricostruire le loro case, prendersi cura di orfani e provvedere a tutto quanto è necessario dopo una catastrofe naturale come quella che sta colpendo l’India in questi giorni. 

Lo stato più colpito è quello dell’Uttarakhand che si trova nell’India settentrionale, alle pendici della catena Himalayana. E’ noto come “Valle delle Divinità” per la presenza di numerosi templi Hindu e centri di pellegrinaggio, oltre che per il fatto che nella regione si trova la sorgente di due dei fiumi sacri per gli Hindu: il Gange e lo Yamuna.

Nello stato si trova anche il più antico parco nazionale indiano dove si può trovare la tigre del Bengala, una specie notoriamente in via di estinzione. Si tratta quindi di un’area importante a livello religioso, turistico, ma anche ambientale.

Per questo motivo la mia campagna di raccolta fondi si chiama “Let’s help Uttarakhand” e l’obiettivo è quello di raccogliere quanto più possibile per aiutare le famiglie sfollate e contribuire alla ricostruzione dell’area, patrimonio non solo dei suoi abitanti, ma di pellegrini e turisti da tutto il mondo.

Per contribuire alla raccolta fondi basta seguire questo link e donare quanto si desidera, a partire anche solo da £1. Non c’è vergogna a donare così poco, se mille persone donano anche solo £1 riusciremo a raccogliere £1000, ossia oltre 90.000 rupie (una famiglia di agricoltori guadagna in media 12.000 rupie all’anno, 90.000 rupie potrebbero davvero aiutare moltissimo). Naturalmente, se ne avete la possiblità, donate qualcosa di più, solo voi potete sapere quanto siete in grado di donare.

Se volete seguire la campagna potete anche mettere un “Mi Piace” alla pagina Facebook, dove sto raccogliendo fans per diffondere il messaggio di supporto alle popolazioni dell’Uttarakhand.

Vorrei già dire Grazie a nome delle vititme dell’Uttarakhand, a tutti coloro che decideranno di contribuire, con un “Mi Piace” o con qualcosa di più.

Un grazie speciale anche a Federica che mi ha concesso lo spazio sul suo blog, Grazie Federica!