Quello che ho capito dell’amore a 30 anni è che non è come l’amore dei 20 anni. Quello che ho capito a 30 anni è che l’amore che non si cerca, arriva. L’amore a 20 anni è un amore cercato, sperato, sognato. A 30 anni si perdono le illusioni per un amore romantico, si vive di concretezze, di vita reale e di “ogni giorno”.

A 30 anni ci si conosce. Si conoscono i propri limiti i perché delle debolezze e vorremmo che le relazioni precedenti fossero solo insegnamenti…che però non sono. Non impariamo mai, non smussiamo gli angoli se non piano piano, lentamente, come un lavoro che ogni giorno deve riniziare da capo. Un lavoro con se stessi. E cosa c’entra tutto questo con l’amore per l’altro? C’entra, perché l’amore a 30 parte da noi stessi. Amiamo l’altro solo se amiamo noi stessi, anche se vuol dire addolcire il proprio carattere.

Smussiamo gli angoli, ingoiamo rospi, prima di tutto perché amiamo noi stessi e non sopportiamo la sconfitta delle relazioni precedenti. L’altro ci guarda, ci punta il dito e spesso lo fa perché non capisce i propri errori, allora si concentra sui nostri. Ma noi a volte smettiamo di smussare gli angoli e questi sembrano avere vita propria; ricrescono. Ogni giorno se non lavoriamo su di noi loro crescono e diventano più spigolosi, più appuntini. Feriscono e lasciano cicatrici.

Amare a 30 anni significa innanzitutto amare noi stessi, accettarci, per accettare e amare l’altro. La persona che abbiamo scelto, non con l’idea di una relazione romantica come a 20 anni, l’abbiamo scelta per una relazione concreta del nostro oggi pieno di dubbi e scommesse, perché pensiamo che non ce la faremo da soli e allora scegliamo lui. E lui solo. Una storia d’amore a 30 anni non ha niente da invidiare a quella dell’adolescenza. Si fanno sogni sì, sogni più veri, sogni dannatamente concreti che ci lasciano senza fiato quando comprendiamo l’incredibile sostanza di cui sono fatti.

Foto scattata sulle spiagge di Knokke, Belgio, da Giuseppe