Non sono una viaggiatrice, sono una che racconta cose di viaggio e a volte nemmeno troppo bene. Non sono una cima in tante cose e potrei fare un elenco infinito delle cose che non so fare, delle cose che mi fanno emozionare, imbarazzare e anche diventare malinconica. Una cosa sola però mi rende estremamente felice: partire, scoprire, viaggiare. Essere curiosa.

Il viaggio a Mauritius è stato così diverso da quello che credevo, è stata una scoperta, un’emozione, è stata magia. I primi giorni li ho passati con il telefono in mano a scrivere, condividere e fotografare. Ho fatto venire il fegato grosso penso a molte persone che vedevano e leggevano i miei status. Dal 4° giorno in poi però ho smesso. Non cercavo più il telefono per fotografare un tramonto, me lo gustavo. L’ora in cui il mare si colorava di arancione e mi tormentava di pensieri era diventato un appuntamento fisso per me negli ultimi giorni a Mauritius.

Credo di essermi innamorata a Mauritius. Mi sono innamorata di questi piccoli momenti senza telefono, mi sono innamorata dei miei compagni di viaggio e lasciarli è stato come lasciare una cosa troppo bella e scoperta troppo tardi, mi sono ritrovata 16enne. Prendersi cura l’uno dell’altro nei momenti di stanchezza, divertirsi e far divertire, risollevare le giornate andate storte, bere gin tonic senza gin e ballare con gli indiani ubriachi senza mai fermarsi. Fare il bagno di notte ed essere sorpresi dalla sicurezza dell’hotel, mangiare cose meravigliose e approfittare del free bar fino alle 2 di notte. Passare le notti a parlare, guardando l’alba e fare foto che rimarranno per sempre nella mia mente. Bere rum tutti insieme in qualche terrazza, avere paura di un pipistrello di 8 metri che ci vola sopra la testa mentre siamo in piscina, fare ancora tardi la sera e svegliarsi alle 6 di mattina per andare a correre. Ridere, scherzare, farsi riprendere mentre si fa finta di svegliarsi, ridere, bere birra. Non dimenticarsi di nessuno.

Mauritius rimarrà sempre legata per me a queste persone che hanno riempito i giorni che avevo dimenticato esistessero, quelli dell’amicizia nuova, non scontata, non banale e non imposta. Grazie.