Eravamo in Sudafrica quando ho preso questa decisione. Ricordo bene quel momento. Io guidavo su una strada lunghissima e drittissima, fuori il sole. Nei sedili posteriori dormiva Giulio nel suo seggiolino auto e di fianco a lui c’era Giuseppe che era rimasto lì per giocare con Giulio finché non si era addormentato sfinito. Guardava fuori lui, in silenzio. Io guidavo e pensavo. 

Ad un certo punto la mia frase: “Ho deciso una cosa, non faremo il giro del mondo. Almeno non ora“.
Una lacrima mi riga la guancia, Giuseppe mi tocca con la mano la spalla da dietro come per darmi conforto e mi dice che lo faremo quando Giulio sarà grande.

C’è stato un tempo in cui mi svegliavo pianificando il mio giro del mondo e mi addormentavo studiando l’itinerario e le tappe. Era Roma, era una vita fa. Un tempo in cui compravo e giravo con la cartina del mondo in auto (cartina che ora ho nella nuova casa, ancora arrotolata purtroppo). C’è stato un tempo che tutto quello che volevo era perdermi nel mondo. Conoscere culture diverse era il mio unico obiettivo, mescolarmi ad esse, essere circondata da diverse lingue, persone, modi di fare, diversi mondi.

Poi è arrivato Giulio e per un po’ ho pensato che in fondo niente sarebbe cambiato. Ma è cambiato tutto, davvero.
Giorni fa mi sono trovata a leggere uno status sui social che scrivo spesso anche io e ho pensato che non lo scriverò più.
Sì, viaggiare con i bambini è difficile, ma scriverlo non cambierà le cose e questo è il motivo per cui da oggi in poi non ci sarà più una frase sulla difficoltà del viaggio con i bambini. Del resto chi mi legge ormai è perché ha figli e sa benissimo quanto sia difficile e sfiancante il viaggio con loro (seppur meraviglioso), non serve che io glielo ricordi io. Chi invece mi legge e non ha figli, non vuole di certo sentire quanto sia difficile e stancante, vuole solo che gli racconti cosa abbiamo visto e fatto, cosa consiglio e quello che in una città o secondo un itinerario si può fare o meno.

Chi mi conosce e chi ama viaggiare come me, sa quanto mi è costata quella frase: “Non faremo più il giro del mondo”.
Non critico chi lo fa, non invidio chi è partito. Ognuno ha una propria strada, non è ne più avanti ne più indietro agli altri, non sta prendendo decisioni più o meno giuste rispetto all’altro, sta semplicemente prendendo le proprie decisioni (del resto magari a qualcuno non interessa proprio fare il giro del mondo e allora, di cosa stiamo parlando?)
Per quanto negli ultimi due anni ho provato a immaginare il nostro grande viaggio, ho sempre finito per rimandarlo. Oggi che Giulio ha quasi due anni, penso che ci sono cose più importanti per lui che vadano assecondate e per il bene di tutti, ad un certo punto bisogna venire a patti con sé stessi.

Fino al suo primo anno di vita pensavo potesse essere ancora fattibile, oggi non più. Sono convinta che sei mesi di una vita non siano una vita intera o che un anno non sia poi nulla in confronto a 30 anni o più. Vedo però Giulio, lo vedo rapportarsi agli altri, lo vedo con i bambini che incontra in viaggio (che vorrebbe sempre portarsi con sé dopo che li ha conosciuti prendendoli per mano e venendo da me). Lo vedo quando torniamo da un viaggio, così felice di ritrovare le sue cose, il suo cibo, i suoi giochi, i nonni e sì, anche i cartoni animati.

Lo guardo e vedo che quel sogno è il mio sogno, non il suo. Lo guardo e penso che in un anno di viaggio gli imporrei i miei sogni, le mie dinamiche, le mie abitudini. Credo che potremmo imparare molto l’uno dall’altro in viaggio, ma credo anche che non c’è niente che non potremmo imparare anche qui, a casa, vicino ai suoi affetti e le sue seppur piccole, già ben radicate abitudini.

Mi costa ammetterlo, mi costa molto, e non credo sia una scusa (o forse sì?), ma penso che non sia questo, non dovrebbe essere così il nostro giro del mondo. Ho visto Giulio in viaggio, ho visto noi in viaggio e poi ho visto noi a casa. Cosa cambia? Niente e tutto, sono due facce della stessa medaglia, facce che possono essere cambiate ogni volta che si vuole stando fermi in un posto. Il viaggio ti mette alla prova, ti rende nudo, ti lascia solo e nello stesso tempo circondato dai veri rapporti umani. Il viaggio (inteso come vero viaggio da giro del mondo) è una cosa che scelgo io, ma che non voglio imporre a lui.
Sarebbe felice sei mesi, un anno senza gli amici dell’asilo? Senza la sua bici, i suoi giochi, i nonni, i cugini, la cucina. Sarebbe felice solo con i suoi genitori? Forse sì. Gli basteremmo? Credo sia solo un’illusione.

Un viaggio così estremo, perché partire per un periodo lungo è una decisione se vogliamo estrema, il privarci di tante cose e comodità, è una scelta che faccio io, ma che non vorrei mai che nessuno subisse per me.

Si può viaggiare lo stesso rimanendo in pianta stabile in un posto?

Sì, si può ed è quello che mi auguro di fare finché Giulio non sarà grande abbastanza da poterlo fare da solo, se lo vorrà. Non parlo dei viaggi, quelli che tutti facciamo continuamente e non parlo nemmeno dell’aumentare il numero dei viaggi. Non parlo di quantità, ma parlo di qualità. Viaggiare tanto, non vuole dire viaggiare bene per me. Ho intenzione di rendere le nostre esperienze in viaggio uniche, il più possibile simili a quello che io farei durante un giro del mondo. Fare scambio casa, alloggiare in casa con altre persone, che magari hanno bambini, fare delle esperienze che rendono quel viaggio qualcosa di unico e non uguale a tutti gli altri.

Fare dei periodi all’estero più o meno lunghi, permetterci esperienze diverse e molto concrete. Questo credo sia davvero importante oggi e su questo concentrerò le mie energie, perché un viaggio non è solo un’aereo, è una presa di coscienza diversa del mondo che ci circonda e delle persone che lo abitano.

P.s. il discorso potrebbe essere diverso se oltre a Giulio ci fosse una sorellina/un fratellino, una coppia di amici con figli. I bambini non amano stare da soli e vanno continuamente alla ricerca dei piccoli. Per ora però questo è un discorso che non prenderemo in considerazione.