Leggo e rileggo le 8T di Severgnini prima di scrivere questo post. No, non devo farlo per forza, nessuno mi paga per farlo, nessuno me l’ha chiesto, ma chi scrive sa che a volte per mettere in chiaro quello che abbiamo in testa dobbiamo prima metterlo nero su bianco. Scriverlo e riscriverlo finché non diventa nostro. Rileggo Severgnini, rileggo la lettera di Matteo, rileggo il post di Ma che Davvero. Tutto quello che può incoraggiarmi a volere un mondo migliore è in quei testi e poco più. I testi di un’Italia che vuole ribellarsi, i testi di una mamma che deve lasciare una figlia e soprattutto i testi di positivismo cronico di una generazione che all’Italia ai giovani lascia solo conti da saldare.

Non ho nemmeno 30 anni, ho una partita iva da un anno e mezzo e vivo con i miei genitori. Ogni giorno mi sveglio alle 7.30 vado a dormire tardi, scrivo, lavoro, guardo film, esco poco, non spendo. La crisi mi ha insegnato che se voglio pagare le tasse a fine anno non devo spendere. Lavorare in proprio significa anche ricordare ai clienti di pagare, di continuo, e non è bello. Non ho una casa mia e non so cucinare ma ho una persona con cui voglio condividere la quotidianità e allora penso che dovrei avere una casa nostra.

Scegliamo Roma, è cara ma il lavoro ora porta qua e anche se vorremmo uno stile di vita diverso, più sereno e meno caotico, più sano e meno dispendioso, adesso il lavoro porta qua e non è tempo di fare troppo gli schizzinosi. Tra un paio d’anni, forse di più, magari potremo scegliere dove iniziare una vita più serena, ma adesso è Roma. Con Roma è amore e odio, Roma è cafona, irriverente, caotica ma anche colorata, scanzonata e ridente. A Roma sai che è sempre primavera, ma non c’è l’aria del mare, mi mancherà girare in bicicletta senza la paura di essere investita, ma mi piacciono i sanpietrini e la storia che mi guarda da ogni angolo della città. A Roma ci sono tantissimi voli low cost, Roma ha Ostia e i Colli Romani, Roma è vicina a Napoli, sai quante gite il weekend?

Vediamo una casa, a San Pietro, dentro Borgo Pio, è piccola, basta a malapena per due, ma del resto in due siamo. Ha un cortile interno, ha un portiere ed è malinconicamente decadente. L’ingresso è signorile e dentro oltre al letto matrimoniale e alla lavatrice c’è poco altro, l’indispensabile. Non ha agenzia, il proprietario non pare romano e ci chiede 900€ al mese per due stanze. Cerchiamo altro, ma niente è così buono. Da Borgo Pio a piedi arrivi ovunque, hai San Pietro dietro casa e anche Castel Sant’Angelo, hai Trastevere a due passi, ma 900€ al mese sono tanti. Significa tante rinunce. Non mi spaventano le rinunce, è una vita che viaggio, un po’ di calma non mi mette in crisi, mi mette in crisi però il dover pensare di tornare a casa se non ce la faccio. Mi mette in crisi pensare di essere sola, senza le mie amiche.

Decido, mi butto. Beppe dice che dobbiamo essere brutali e ottimisti, imparando da Eraclito e Springsteen. Non so cucinare ma imparerò. La domenica faremo la pasta in casa con la farina a pochi centesimi e le uova delle galline di mia zia. Sorrideremo e saremo felici perché insieme. Borgo Pio è una parte di Roma bellissima, qua ci sono negozi di artigianato ed è una zona splendida per vivere, qui non serve la macchina.

Non nego di avere l’ansia alle stelle, la paura non manca, ma come mi ha detto qualcuno qualche giorno fa, è una “paura sana”. Quando pensiamo alla nostra vita pensiamo sempre e solo alle cose belle, ma non pensiamo a come ci si arriva. Tutti i sacrifici e le decisioni sofferte sono il frutto di una testa che ragiona, speriamo bene, ma non c’è una scelta più giusta delle altre per arrivare a “quelle” cose belle. Bisogna solo provare e “l’unico modo per ottenere una cosa è smettere di aspettarla”.

Foto di Giuseppe