Stavo ultimando un lavoro quando su Twitter ho letto #fumatabianca, impossibile mi sono detta. Io devo fare la zuppa di farro, devo fare, devo fare….va bé, vado in Piazza a vedere. Abito a Borgo Vittorio, chi è un po’ pratico di Roma sa che per me Piazza San Pietro è dietro l’angolo, credo 500 metri in linea d’aria. Sono arrivata in Piazza e durante il tragitto vedevo sempre più persone confluire dalle vie laterali, sole, con gli ombrelli, in gruppo, si tenevano per mano, andavano a vedere il Papa. Sono entrata nel colonnato di San Pietro, tante persone parlavano, altre urlavano Habemus Papam, io ero un po’ frastornata.

Sono riuscita a fare checkin con Foursquare prima che la linea venisse monopolizzata dalle centinaia di tv e radio e persone che dovevano comunicare con il mondo un evento più che importante, più che unico. Provavo ad aggiornare twitter, facebook, ma niente, ci sono riuscita solo un paio di volte dopo troppi tentativi. Provavo a chiamare, ero sola in mezzo a una folla enorme. Ma forse non ero così sola. Intorno a me tante persone “sole” che invece mi parlavano, attaccavano bottone, scherzavano. Tanti si erano catapultati in Piazza e ora non potevano comunicare con nessuno, come me. Comunicavamo tra di noi, per necessità, forse per emozione.

Di fianco a me è passata Paola Saluzzi, diceva al telefono “sono dentro, sono dentro” perché il suo telefono prendeva, poi. Di fianco a me ad un certo punto si è messo un uomo con un ombrello, l’ho guardato più di una volta, poi l’ho riconosciuto, era Antonio Socci. Io glielo volevo dire che l’avevo visto a Le Invasioni Barbariche che mi ero dispiaciuta per la sua storia, glielo volevo dire, ma poi ho pensato che lui era lì come me e forse non gli andava affatto di essere fermato e riconosciuto e poi per dirgli davvero cosa. Erano tutti lì, c’erano le tv, i personaggi, c’erano tante persone comuni che se mi vedevano con l’iPhone in mano mi si avvicinavano e chiedevano “signorina a lei va?”, “no, a me non va”.

La Piazza a poco a poco si è riempita, gremita, incredibile le persone che si accalcavano, si affollavano. Sono andata un po’ più avanti ma poi il lampione della piazza mi copriva completamente la vista, allora sono tornata indietro. Di fianco a me due ragazzi, sudamericani, lei molto bassa, faceva davvero fatica a vedere, ma poi alzava la fotocamera dell’iPad e vedeva tutto davanti a se. A sinistra due donne con l’ombrello aperto. Ogni tanto si sentiva qualcuno che chiedeva “li tiriamo giù quegli ombrelli, non si vede niente”. Alle 20.15 è iniziata la tensione vera, l’emozione, non so proprio perché, qualche sociologo mi potrebbe dire che è l’effetto della massa, della folla, è la religione che ci spinge, sono le grandi manifestazioni dove la nostra percezione della cosa diventa simile a quella degli altri. Forse se l’avessi visto in un bar questo effetto non l’avrei provato, ma di fianco a me tante persone pregavano, urlavano Papa vieni fuori, si stringevano, camminavano tenuti insieme da una bandiera e io tutto questo non l’avrei provato, ma ieri sera sì, ero lì. Era incredibile.

Quando è stato annunciato il Papa non c’è stato un grande boato, quando è uscito il Papa sì. Qualcuno di fianco a me diceva che è “marketing” si è fatto attendere perché ormai anche la Chiesa è marketing. Quando è uscito il Papa è stato incredibile, flash e foto e telefoni alzati e lui che è rimasto in silenzio per minuti, non si sapeva perché. Una faccia simpatica, un accento divertente, un modo di parlare scanzonato. Ma poi no, poi ci ha fatto pregare, tutti insieme ad alta voce. Io no, io non prego più ad alta voce. Non so nemmeno se è successo ieri sera che io abbia pregato a bassa voce, ma quando il Papa ci ha chiesto di fare una preghiera per lui allora sì, l’ho fatto. Tutti l’abbiamo fatto, tutti quelli delusi e amareggiati, tutti quelli che sono cresciuti in un paese laico ma cattolico l’hanno fatto. Che si sono fatti la comunione e la cresima per volontà di altri ma che poi non hanno più praticato, forse ci hanno provato, ma oggi ormai non più. Banalmente potrei dire che la precarietà del mondo e del Paese in cui viviamo ci porta anche ad essere precari nel nostro rapporto con la religione, ma credo che il rapporto che ognuno di noi ha con la sua parte religiosa sia talmente personale che non è mio compito parlarne, tanto meno qui.

Ogni parola del Papa era seguita da un applauso, tante persone in attesa, a cercare una strada. Nel mio piccolo posso dire di aver visto qualcosa di unico, provato qualcosa che forse non mi ricapiterà mai più, sentito un felling con chi mi stava intorno e visto piangere e ridere e abbracciarsi e poi sì, l’ho fatto, mi sono lasciata commuovere e ho pianto anche io.