Una volta erano i viaggi stampa, giornalisti che venivano invitati a fare mega viaggio tutto spesato per poi scrivere un trafiletto sul quotidiano nazionale. Tanti lettori poca passione. Probabilmente

Poi sono arrivati i blogger, pochi lettori tanta passione e la tendenza si è invertita. I blogger non hanno gli stessi numeri di un giornale ma diciamoci la verità, quanto conta impressionare un blog? Tanto. Quanto ci vuole a farlo? Poco, pochissimo.

Il mio primo blogtour è stato 3 anni fa, nel 2009 in Svizzera. Non capivo ancora nulla di quello che mi girava intorno e del mio enorme potere allora e mi rivedo in tantissimi giovani blogger che iniziano oggi a prendere confidenza con il blog e i blogtour.

Ma quello che non mi piace non è la passione dei travel blogger o dei blogger in generale, la loro ingenuità mi piace, mi fa tenerezza (ma detto in tono benevolo non irrisorio) e mi piace la voglia di fare da tramite tra l’esperienza diretta e il web. Ovviamente anche perché c’è il fattore divertimento, insomma, chi non andrebbe in un blog tour dove quasi tutto è spesato e tu devi solo…essere te stesso?!

Quello che non mi piace è come i blog tour si sono evoluti. Prima era l’azienda, la Regione, la località a scegliere il blogger per capacità, visibilità che poteva dare, intraprendenza e perché no, professionalità. Ora tutto si è trasformato e quello che mi viene in mente quando penso a questi nuovi blog tour è la stessa cosa di quello che pensavo dei concorsi in cui “ti prego votami, basta che metti un like”.

La corsa all’ora ora è ufficialissima, tutti possono candidarsi, tutti possono essere quello che “oddio mi hanno scelto”, ma dove sta la differenza? La corsa all’oro la vedo sia da parte dei blogger, ma anche e soprattutto da parte delle aziende che ora come non mai organizzano blog tour a volte senza capirne e comprenderne l’utilità effettiva. A cosa devo portare un viaggio per blogger? Cosa vogliamo far passare? Vogliamo solo fare rumor o anche se un po’ più in sordina vogliamo che i blogger capiscano e apprezzino il territorio affinché poi ne parlino con passione?

Sinceramente credo che, come in tutti i settori, c’è sempre quello che ci arriva un pelo dopo e quello che inevitabilmente prende una strada diversa. La strada diversa c’è già e bisogna solo avere il coraggio di percorrerla. Giusto per ricollegarmi ad un (famoso ormai) post di Gianluca, i blogger secondo me non moriranno, ma anzi si evolveranno e dalla corsa all’oro a questo punto chissà se riusciranno tutti a tornare indietro.