Sono le 4.30 di mattina qua a Kyoto e io non riesco a dormire. Quando faccio uno di questi viaggi mi dimentico sempre di prendere qualcosa per l’insonnia da viaggio, come se non ne soffrissi. Stessa sorte mi era capitata a New York. Io ci provo, mi rimetto giù, mi dondolo un po’, mi avvicino a Giuseppe che lui il jet lag non sa nemmeno cosa sia (si addormenta la sera e si risveglia la mattina in ogni paese!), ma proprio niente.

Cosi, dato che che sono sveglia mi è venuto in mente che forse potrei approfittarne per scrivere qualcosa sul Giappone.

Le prime impressioni su questo paese sono di un posto incredibilmente civile. Usciti dall’aeroporto e preso il primo treno per Kyoto mi sono letteralmente emozionata, con tanto di lacrima all’occhio, con il controllore del treno. Innanzitutto prima di salire sul treno vi fanno vedere come lo puliscono dopo ogni utenza, roba che Trenitalia impallidirebbe! Un impiegato passa a sistemare le tende, poi passano con un raccogli briciole su ogni sedile, sistemano e girano tutti i sedili di ogni vagone nel senso di marcia infine passa un secondo supervisore che controlla il tutto.

Intanto a voi viene chiesto di mettervi in fila, fuori dal treno, in fila indiana ad aspettare che il treno sia pulito e  agibile. Se entri in un vagone poi stai li, non è che gironzoli per il treno. Fin qui, non ci sarebbe nemmeno nulla di esagerato, ma poi fa la comparsa il controllore

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Il controllore arriva nel mio vagone e la prima cosa che fa è quella di inchinarsi e presentarsi. Poi passa al controllo dei biglietti, con una calma e una gentilezza che sono solo da prendere come esempio. Ringrazia di continuo, sorride, chiede con educazione e infine saluta, tutti! Come ultima cosa, torna all’estremità del vagone, risoluta tutti si inchina e passa oltre. Una cosa così io non l’avevo mai vista. Indovinate? Tutta la mia carrozza aveva il biglietto e aveva quello giusto.

Mentre per New York mi è sempre sembrato di stare dentro un film, qui a Kyoto per me è come stare dentro un cartone. Vedo Sampei ovunque, due ragazze in tuta e vedo Mila e Shiro, vedo le macchine dei cartoni animati, quelle che qui usano comunemente, vedo i signori sui motorini che sembrano usciti fuori dalla punta di una matita e le ragazze che sembrano tutte disegnate. I loro visi poi sono bellissimi, dolci e bianchi, con i capelli neri e la camminata incerta.

La pulizia è tutto qui, la camera del Ryokan è pulitissima, le strade sono pulite e pensate un po’, in tutto il centro di Kyoto è vietato fumare per strada, ci sono solo due zone fumatori e la multa è di 1000yen per chi trasgredisce. Una cosa che ho trovato incredibilmente civile.

 

Le persone qui quando incrociano il tuo sguardo sorridono, c’è lentezza nei movimenti, ma non pressappochismo o superficialità. Lo trovo un paese civile con tante attenzioni verso il prossimo che fanno davvero la differenza.

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La proverbiale gentilezza dei giapponesi l’ho riscontrata in più di un’occasione. Proprio ieri eravamo in metropolitana e stavamo cercando di capire come usare il biglietto. Non era una fermata della metropolitana molto trafficata perché non c’era nessuno, altrimenti avremmo visto come facevano gli altri. Stanchi di aspettare e leggere cartelli in giapponese, ho citofonato all’ufficio informazioni della stazione che… ovviamente parlava solo giapponese. Dopo pochi secondi ho capito che il dialogo era infattibile, ma un signore che passava di lì, che mi ha visto in difficoltà, si è avvicinato in un istante, mi ha preso il biglietto dalle mani e ha iniziato a parlare in giapponese al posto mio. Saranno passati uno o due minuti e dopo aver evidentemente capito il mio errore e cosa mi bloccava, mi ha spiegato cosa dovevo fare con un inglese stentato si, ma con un’enorme gentilezza. Stessa scena poco dopo nel bus, qui addirittura tre persone si sono fermate.

Il fatto è che non sono nemmeno io, perché magari sono “fortunata”, infattidopo poco la mia scena del bus, nel bus esatto che avevo preso mi è capitato di assistere a una scena simile. Una ragazza dopo aver chiesto aiuto ad un giovane e alla moglie incinta, è stata “disturbata” per ben tre volte dai due che le riportavano ogni tanto una parte di informazione in più.

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La sensazione è questa, loro non conoscono bene l’inglese e sanno che la loro lingua è oggettivamente difficile da capire, e ti aiutano moltissimo. Ma non solo questo. Immagino che ci sia molto senso civico e anche molto senso del dovere, che unito alla loro gentilezza e gratitudine per tutto praticamente, da questo comportamento.

Le prime impressioni del Giappone sono ottime, mi sento in un paese sicuro, per nulla caro (ma a questo aspetto dedicherò un altro post magari) e incredibilmente ricco di cultura e storia e tradizioni.