Il TTG e il TBDI sono finiti da un paio di giorni e a mente lucida inizio a ripensare a quei giorni di persone, serate, amici rivisti e persone ritrovate. Quest’anno il mio TBDI è stato parecchio diverso da quello dell’anno scorso o dell’anno prima ancora. In tanti mi hanno chiesto come va la mia pancia, in pochi mi hanno chiesto dei miei prossimi viaggi.

Chi è stato incinta prima di me, può benissimo immaginare il mio stato emotivo attuale 😀
Io sono ancora io, non sono la mia pancia e per quanto sia grande e bella e mi dia tanta gioia, io sono ancora quella che viaggia e che ha un blog, una testata, una società e fa ancora tante cose e tante ne avrà da fare oltre all’essere mamma. Ma torniamo a noi.

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Quest’anno molto più degli altri anni ho notato una cosa che mi è dispiaciuta un pochino.

Premetto che ormai, frequentando questo mondo da tanto tempo, ho iniziato a riconoscere le persone buone, passatemi il termine, quelle che a cena con te ci vengono senza secondi fini, quelle che la cosa te la dicono in faccia, senza secondi fini anche qui e nemmeno per vedere come reagisci per poi andarlo a sparare a mezza blogsfera. Per ognuna di queste persone trasparenti e dirette, ce ne sono tante altre sibilline, nascoste, che preferiscono un selfie a una chiacchierata, che preferiscono taggarti che parlarti, che il giorno dopo ti chiedono l’amicizia su Facebook anche se sono state così occupate per tutto il tempo che nemmeno si sono presentate di persona.

Questo TBDI mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca. Sarà che sto crescendo, umanamente e professionalmente e che tante situazioni le sfuggo proprio, me le lascio scivolare addosso, ma certe persone non le ho proprio capite: amiche online e poi nemmeno ti salutano. Inizio a pensare che la situazione dell’essere super connessi vi stia sfuggendo di mano. A nessuno interessa se rispondete a un messaggio o cento email se mentre siete davanti a una persona non riuscite a scambiare un sorriso o un saluto, soprattutto in una fiera fatta per incontrare la gente!

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Io non sono maestra nel riconoscere le persone, faccio sempre brutte figure quando cerco di capire dove ho visto una persona o dove l’ho letta l’ultima volta, ma ci provo, perché alle persone piacciono i sorrisi, piacciono le strette di mano e di ricorderanno mille volte quando vi hanno visto impacciate perché quel post proprio non me lo ricordo, quella mail mi è proprio sfuggita, che sterili statuine vuote.

Una frase forse un po’ banale, ma credo molto vera e soprattutto attuale, mi viene in mente ora, per concludere in bellezza questo articolo. Condividere la propria vita online e farsi degli amici virtuali quando non si ha la capacità di vivere la propria vita realmente, è il male di questi ultimi anni, che lasciatemelo dire, vi sta prendendo un po’ troppo la mano. Sono contenta quando mi dicono che sono molto meglio offline, dal vivo, che online, perché amo confrontarmi con le persone, scambiare esperienze di vita, raccontare cose mie molto più di quello che posso fare attraverso un pc.

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Sono contenta di avere persone vere che mi seguono sul mio blog e sulla mia pagina Facebook, persone come te che mi mandi email per chiedermi se la misura del bagaglio a mano per Transavia va bene o meno, come te che mi chiedi consigli sui libri da portarti in viaggio o su come aprire un blog.

Sono felice che le persone che mi seguono sono persone reali, connesse con la realtà, che mi apprezzano per il mio percorso e per il mio lavoro, perché lo capiscono che è un lavoro. Sono più che felice di essere partita qualche anno prima della maggior parte dei blogger di oggi che sconnessi dalla realtà si aggirano per il mondo filtrando e romanzando tutto quello che vedono come se fosse un grande film.

Doverosa citazione. Pensavo di fare questo post, ma quando ho letto questo articolo è scattata la molla.

La seconda foto è di www.brandituptravel.com