Dopo aver scritto la verità vi prego sulla gravidanza e i viaggi, mi è sembrato giusto fare un bel post anche sull’allattamento. Sì, è vero, l’allattamento è una questione delicata, potrei dire quasi privata, ma ho deciso di parlarne per lo stesso motivo per cui scelsi di parlare dei viaggi in gravidanza, si sa troppo poco di questo tema e tante cose che si sanno son pure sbagliate, e io con la mia esperienza vorrei raccontare alle mamme che lo sono da poco e alle mamme future che si può allattare, bene anzi benissimo, continuando a vivere senza rinchiudersi in casa, e dirò di più si può anche (continuare a) viaggiare.

Questa volta non sarò la sola a scrivere, perché credo che un tema comunque delicato abbia bisogno di una figura specifica a cui fare riferimento, ed è per questo che approfitto della presenza di Chiara Rigoni, consulente dell’allattamento per rispondere alle domande più spinose in maniera più chiara e comprensiva possibile.

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Parto dalla mia esperienza, da quello che mi aspettavo dall’allattamento, da quello che mi ha dato e da quello che proprio non mi sarei mai immaginata.

Quando sono rimasta incinta di Giulio, io ad allattare non ci pensavo nemmeno e non perché non lo volessi, ma perché tra tante paure, desideri e preoccupazioni, il pensiero dell’allattamento non rientrava proprio in nessuno di questi.

Appena partorito, ancora in sala parto, le ostetriche di Rimini mi hanno attaccato al seno Giulio. Ricordo ancora la prima volta. Pensavo che allattare non era poi così male, pensavo che sì, era una cosa normalissima che lo facevano in molti e che l’avrei fatta anche io. Le due notti in ospedale sono passate tra poppate, cambi e sonnellini e Giulio si attaccava sempre di più, anche se faceva un male incredibile. Le infermiere continuavano a ripetermi che “doveva formarsi il callo” e io attendevo questo benedetto callo continuando a farlo mangiare a richiesta, quindi ad ogni sua voglia e necessità.

Solo una volta tornata a casa, tra pianti e sofferenze mi sono decisa a contattare una persona esperta. Non ricordo nemmeno chi mi abbia inserito nel gruppo Legami di Latte, ma sicuramente dovrei ringraziarlo. Solo con questo gruppo ho trovato la strada per chiedere aiuto, per farmi consigliare e intraprendere serenamente il legame più bello della mia vita – sì, proprio così. Chiara è venuta a casa mia nel giro di un paio di giorni, ricordo ancora come la attendevo, con curiosità ed eccitazione e anche con capelli spettinati e ansia da prestazione!

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Chiara mi mise subito a mio agio e mi diede una gran forza e sicurezza, a me che in quei pochi giorni dopo l’ospedale pensavo di fare tutto male, tutto sbagliato. Chiara mi insegnò qualche posizione perché Giulio si attaccasse al meglio e quando mi disse che il giusto attacco non provoca alcun dolore, quasi le risi in faccia. Possibile? Io che stavo così male, era possibile non provare dolore durante l’allattamento? Eppure quando uscivo le mamme felici le vedevo, quelle al bar che allattavano senza remore ne facce infastidite c’erano. Così mi misi in testa che dovevo riuscirci anche io, che Giulio non poteva perdersi una cosa così preziosa solo perché io non riuscivo a farlo attaccare bene.

Ci vollero all’incirca due settimane, anzi forse meno, e dopo alcuni giorni il dolore era notevolmente migliorato, la nostra sintonia quasi perfetta e le poppate un piacevole momento da condividere guardandosi negli occhi.

Ad oggi io e Giulio abbiamo preso dieci aerei e fatto diversi viaggi all’estero, ma le poppate a 8 mesi appena iniziati sono innumerevoli. Ho allattato in pubblico ovunque, al ristorante, in un negozio nel centro di Roma, in aereo, nei bar, in auto, sulle panchine, in chiesa, nei centri commerciali, ovviamente in casa, anche mentre camminavo… non c’è mai stato un momento in cui mi sono detta “no, qui no” e ho sempre fatto tutto con la massima disinvoltura e naturalezza perché sono consapevole che questo dono è tanto grande per lui come lo è per me. Allattare in viaggio è il modo migliore per vivere un’esperienza completa, per non privarsi di visite e musei, shopping e spostamenti sapendo che tutto quello che occorre è sempre con noi e a portata di mano.

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Recentemente ho letto una cosa che mi ha lasciato a bocca aperta. Non solo l’allattamento è nutrimento, legame e materia viva, come il sangue, ma il bambino sa di esistere perché la sua mamma nel momento in cui viene allattato, lo guarda e lui, soprattutto se piccolissimo, si sente. Un pensiero di una bellezza e una forza prorompente, che fosse anche solo per questo motivo bisognerebbe continuare ad allattare.

Chiara si è prestata a qualche domanda che molto spesso mi viene fatta o mi è stata fatta durante il mio percorso di allattamento e che condivido con voi che avete dubbi o volete informarvi meglio.

Chiara, è vero che è fondamentale un perfetto attacco per la buona riuscita di una poppata?

Un attacco corretto, che comprenda una buona parte di seno e non solo il capezzolo, è fondamentale per garantire al bambino un buon trasferimento di latte, per avviare velocemente e mantenere a lungo una produzione di latte ottimale che soddisfi le esigenze nutrizionali del bambino e per far allattare la mamma con piacere e serenità senza alcun dolore, nè ferite (ragadi), nè spiacevoli ingorghi. E’ importante scardinare l’idea diffusa e sbagliatissima che allattare con dolore, avere ragadi, aspettare che “si formi il callo” sul capezzolo sia normale. NO! Non lo è affatto!

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Coppette assorbilatte, paracapezzoli e creme, cosa serve davvero?

Per allattare occorre veramente solo la mamma con il suo bambino. Consiglio sempre alle mamme in attesa di non spendere inutilmente soldi nell’acquisto di creme, coppette o altro. Non occorre preparare il seno per l’allattamento durante la gravidanza. In caso di ragadi, alcuni prodotti specifici possono aiutare la guarigione ma NON possono sostituire la risoluzione del problema che è “a monte” e cioè l’attacco scorretto. Soprattutto in caso di infezioni, sarà il medico a prescrivere il giusto rimedio. Sempre da evitare il fai da te, perchè il capezzolo è una zona davvero delicata e meno prodotti usiamo e meglio è. Nella maggioranza dei casi, il proprio latte spremuto e lasciato asciugare sul capezzolo è tutto ciò che occorre. Se si perde latte, soprattutto nelle prime settimane di allattamento, consiglio dei fazzoletti di cotone ripiegati o coppe di puro cotone invece di quelle usa e getta,da lavare e cambiare molto spesso.

Viaggi e allattamento, cosa portare via durante un viaggio all’estero?

Viaggiare con un bambino allattato al seno è quanto di più facile possa esistere. Non dovete portare dietro nulla! Il vostro latte è già pronto, caldo e sicuro anche dal punto di vista dell’igiene. Se si viaggia in aereo è utile sapere che si consiglia di allattare durante il decollo per evitare il fastidio alle orecchie.

Controindicazioni per l’allattamento?

Controindicazioni per cause materne: • positività per HIV o HTLV • HSV(sifilide) della mammella (solo finchè dura l’infezione)-Tubercolosi in fase attiva e non trattata • chemioterapici citotossici ed alcuni altri farmaci. • droghe (ammesso però l’uso del metadone, che passando nel latte materno, riduce la sintomatologia da astinenza neonatale) • alcoolismo
Controindicazioni per cause dipendenti dal bambino: • galattosemia classica (c’è bisogno di una formula lattea speciale priva di galattosio) • malattia delle urine a sciroppo d’acero (MSUD) (c’è bisogno di una formula lattea speciale priva di leucina) • fenilchetonuria (c’è bisogno di una formula speciale priva di fenilalanina, ma sono ammesse quantità limitate di latte materno, sotto stretto monitoraggio).

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Ragadi e mastite, per dirne due, vengono sempre? Come si possono evitare?

Ragadi e mastiti sono il frutto di una gestione sbagliata dell’allattamento. Le cause sono sempre legate all’attacco scorretto che provoca lesioni al capezzolo ma anche un non corretto svuotamento del seno che tenderà ad ingorgarsi. Mastite è un grado di infiammazione più elevato rispetto all’ingorgo, spesso accompagnata da infezione batterica.

Perché è fondamentale avere una consulente dell’allattamento di fiducia e perché il più delle volte all’uscita dall’ospedale bisognerebbe cercarne una?

La IBCLC è una figura professionale sanitaria nata negli USA, dove affianca anche il personale ospedaliero. La IBCLC si occupa specificatamente di allattamento e possiede le competenze tecniche e di relazione per prevenire, riconoscere e superare gli ostacoli ad un allattamento sereno. Grazie alla specifica formazione, la IBCLC sostiene, guida e informa le mamme e i papà, rispetto alla gestione dell’allattamento, in modo individualizzato e rispettoso delle priorità e del vissuto della madre, del bambino, e di tutta la famiglia, in ogni momento, dalla gravidanza allo svezzamento. La consulenza sull’allattamento è svolta non solo nei confronti delle madri, ma anche dei papà e, talvolta anche dei nonni perché si ritiene che tutta la famiglia debba comprendere l’importanza dell’allattamento e condivida gli sforzi che vengono effettuati in questo senso, sostenendo la neomamma in questo impegno.

Ci sono mamme che il latte non ce l’hanno o ne hanno poco, è vero?

La letteratura scientifica ci dice che la vera impossibilità ad allattare dovuta a patologie materne ormonali specifiche o ad un iposviluppo del seno e del tessuto mammario o a problematiche del neonato importanti (ad esempio problemi neurologici) si aggira intorno al 5%. Capite che sono eventualità molto rare. La maggior parte delle cause del “poco latte” sono legate alla cattiva gestione dell’allattamento (come poppa e quanto poppa).

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Dopo il primo anno il latte diventa acqua, che diciamo?

Leggete questi dati e comprenderete immediatamente come siano delle assurdità:
Nel 2 anno di vita 2 poppate di Latte Materno forniscono al bambino:
– 31% del fabbisogno giornaliero di calorie
– 38% di proteine
– 45% di Vitamina A
– 95% di Vitamina C
– 36% di Calcio
– 76% di Folati
– 94% di Vitamina B12

Dal punto di vista emotivo e psicologico lascio la parola al Ministero della Salute (TAVOLO TECNICO OPERATIVO INTERDISCIPLINARE PER LA PROMOZIONE DELL’ALLATTAMENTO AL SENO “Allattamento al seno oltre il primo anno di vita e benefici per lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino” – 18 Marzo 2014) :

“Si desidera sottolineare in maniera chiara che l’allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell’autonomia del bambino e sul benessere psicologico e/o psichiatrico della madre. Eventuali documentati disagi psicologici o vere patologie psichiatriche del bambino e/o della madre non hanno con l’allattamento al seno un rapporto di causa-effetto, ma sono eventualmente e semplicemente da intendersi come contemporanei ad un allattamento al seno che si prolunga. Risulta al contrario ben provato che l’allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino, aggiungendosi al peso determinante dei fattori genetici, delle competenze allevanti familiari e dei fattori socio-economici “.